Da Famiglia Cristiana n° 51
del
COME
MIGLIORARE IL MONDO ED EVITARE LO SCONTRO DI CIVILTÀ
LA FORZA DELLA PREGHIERA
PER LA PACE E LA GIUSTIZIA
«Quale enorme
responsabilità hanno i leader religiosi! Essi devono permeare la società con un
profondo timore e rispetto per la vita umana e la libertà; garantire che la
dignità umana sia riconosciuta e apprezzata; facilitare la pace e la giustizia;
insegnare ai bambini ciò che è giusto, buono e ragionevole».
(Benedetto XVI)
Non si stupiscano i lettori se in copertina vedono insieme bambini in preghiera a rappresentare le tre grandi religioni monoteistiche. Oggi, davanti a troppi muri, che qualcuno ancora insiste a innalzare tra uomini e religioni, noi ci affidiamo ai bambini (gli adulti di domani) e alla loro preghiera.
Così si potrà abbattere l’indifferenza che affonda le radici nel fanatismo religioso o nell’ignoranza del messaggio di Dio. La conoscenza purifica le memorie e favorisce l’incontro.
La Chiesa di Roma lo fa da secoli. Ogni anno, la celebrazione del Natale ci aiuta a purificare la memoria della famiglia umana. L’annuncio della nascita di Gesù si trasforma in dialogo su Dio, l’uomo, la pace e la giustizia. Subito dopo l’"evento", i Magi che venivano da lontano, simboli di culture e fedi diverse, lo stanno a dimostrare, lì attorno alla grotta di Betlemme.
La Chiesa riconosce le altre religioni (soprattutto quelle del "Libro": ebraismo e islam) come interlocutori, senza per questo mettere in discussione la sua identità profonda. I cattolici abitano insieme con gente di ogni fede, operando come artigiani della Parola e operatori di pace. È il destino del nostro tempo, che sposta i popoli e li fa incontrare. La forza delle religioni e della preghiera sta nel far diventare rilevante il fatto religioso nella vita degli Stati e della comunità internazionale.
Non in forza di «un imprecisato diritto alla tolleranza», come ha osservato il cardinale Bertone, alla commemorazione in Vaticano dei 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani. Ma in forza «della dignità che è comune a ogni essere umano», perché «quando viene meno il riconoscimento del diritto alla vita e alla libertà religiosa, anche il rispetto per gli altri diritti vacilla». E papa Ratzinger sui diritti umani ha ammonito: «Se non sono fondati in Dio creatore, sono fragili perché privi di solido fondamento».
Nell’epoca della globalizzazione, tra minacce fondamentaliste e suggestioni della cattiva politica, nessuno può mettersi al di sopra o contro gli altri. Lo spiegò bene Paolo VI all’Onu nel 1965: «Che nessuno sia superiore all’altro. Non si può essere fratelli, se non si è umili. È l’orgoglio che provoca le tensioni e le lotte: rompe cioè la fratellanza». Purtroppo, c’è ancora chi ragiona in termini di scontro di civiltà, a troppe latitudini del mondo.
È quello che Dio non voleva, quando mandò la stella a indicare ai Magi la strada verso Betlemme. Gesù è venuto per sconvolgere pregiudizi e sanare diseguaglianze. È bene ricordarlo ogni tanto, almeno a Natale. Non si tratta di ridefinire identità, o fondere le religioni in un pericoloso sincretismo; né attrezzarsi per nuove guerre sante, o sentirsi travolti da senso di impotenza perché il mondo d’oggi vuol fare a meno della fede. La paura non nutre mai buoni sentimenti.
La Bibbia ci invita a non aver paura, ad «aprire porte e cuore al Signore», come ci ricordava Giovanni Paolo II all’inizio del suo straordinario pontificato.
La paura si motiva con scenari nuovi. Ma chi ha fede non teme, perché confida in Dio e nella forza della preghiera. Per migliorare il mondo ed evitare lo scontro di civiltà, occorrono pazienza e tempo. Benedetto XVI, di recente, ci ha indicato la strada: «Una volta accolta la diversità come dato positivo, occorre fare in modo che le persone accettino non soltanto l’esistenza della cultura dell’altro, ma desiderino anche riceverne un arricchimento».
È questo, cari lettori, il nostro augurio di Buon Natale.