Da: Famiglia Cristiana n. 10 dell'8 marzo 2009

DALLE RONDE ALL'IMMIGRAZIONE: I CRISTIANI E IL RISCHIO INCIVILTÀ

IL RUOLO DEI CATTOLICI
CONTRO L'IMBARBARIMENTO


Ovunque i cattolici entrano nel dibattito sulla immigrazione il loro discorso critico è concorde: fermiamo l'inciviltà dilagante.

Beppe Del Colle

 

Sarà perché è scoccato appena qualche settimana fa (il 18 gennaio) il 90° anniversario dell’appello di don Sturzo "A tutti gli uomini liberi e forti", e qua e là per l’Italia se ne sono fatte memoria e celebrazioni; sarà perché nel Partito democratico è stata affidata la rischiosissima investitura a successore di Veltroni a Dario Franceschini, che di quel lontanissimo avvenimento è fra gli ultimi eredi; sarà perché nel Pd è riemersa l’ipotesi che i cattolici abbiano ancora qualche possibilità di farsi ascoltare; sarà perché, fuori del Pd, un partito oggi a metà strada fra i due poli – l’Udc – sembra chiamare nuovamente a raccolta i cattolici dell’una e dell’altra parte, rifiutando il bipolarismo frammentato che domina la scena; sarà perché anche nel Centrodestra paiono emergere appelli alla "libertà di coscienza" non solo su questioni etiche, ma anche politiche e sociali: sarà per tutto questo, ma nelle ultime settimane circola una sensazione strana, non priva di nostalgie, di rimpianti e malinconie, che agita nel profondo quanti non hanno mai smesso di ritenere che la scomparsa della Dc sia stata, in realtà, un danno per la democrazia.

Pier Ferdinando Casini (foto La Presse).
Pier Ferdinando Casini (foto La Presse).

A Roma si è svolta sabato 28 febbraio l’assemblea costitutiva dell’Intesa civica popolare, un movimento relativamente giovane (nacque cinque anni fa, principalmente su iniziativa dello storico Alberto Monticone, allora senatore del Partito popolare) e sconosciuto alle cronache politiche; in quella occasione il padre gesuita Bartolomeo Sorge ha pronunciato un discorso, intitolato "Al bivio fra inciviltà e nuova civiltà", che meriterebbe di essere letto integralmente.

È una diagnosi che parte da una profezia purtroppo avveratasi, quella di Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus annus del 1991: dopo la caduta del comunismo nel 1989, e il crollo del capitalismo neoliberista tanto evidente in questi mesi, alla "civiltà dell’amore" fondata sul Vangelo si è sostituita l’«inciviltà dell’individualismo, dell’utilitarismo, degli interessi contrapposti, dei nazionalismi esasperati, degli egoismi eretti a sistema».

Dario Franceschini (foto La Presse).
Dario Franceschini (foto La Presse).

Padre Sorge non ha dubbi: «l’imbarbarimento della situazione» è individuabile nel modo di trattare il maggiore e più pericoloso dei problemi italiani di oggi, il confronto con l’immigrazione, condizionato «dalla paura diffusa e dal bisogno di sicurezza dei cittadini»; un modo «che non aiuta a risolvere il problema, ma lo esaspera». Di qui, il resto di una vera e propria requisitoria: l’antipolitica diventata sistema, un presidenzialismo di fatto, una diminuzione del ruolo del Parlamento, un "pensiero unico" che nega alcuni princìpi fondamentali della Costituzione.

Ovunque i cattolici, semplici cittadini o politici, uomini e donne di Chiesa a qualunque livello, entrano nel dibattito-principe (come si accoglie una popolazione "nuova", difficile da integrare, ma economicamente e demograficamente sempre più essenziale per il futuro dell’Italia) il loro discorso critico è concorde: fermiamo l’"inciviltà" dilagante.

È impossibile prevedere che cosa nascerà da questa riflessione comune. Ma parlarne nel silenzio degli altri mezzi di comunicazione è giusto. E se sono sacerdoti a farlo, come don Sturzo un secolo fa, niente di male.