Da: Famiglia Cristiana n. 10 dell'8 marzo 2009
DALLE RONDE
ALL'IMMIGRAZIONE: I CRISTIANI E IL RISCHIO INCIVILTÀ
IL RUOLO DEI CATTOLICI
CONTRO L'IMBARBARIMENTO
Ovunque i cattolici
entrano nel dibattito sulla immigrazione il loro discorso critico è concorde:
fermiamo l'inciviltà dilagante.
Beppe Del Colle

A Roma si è svolta sabato 28 febbraio l’assemblea costitutiva dell’Intesa civica popolare, un movimento relativamente giovane (nacque cinque anni fa, principalmente su iniziativa dello storico Alberto Monticone, allora senatore del Partito popolare) e sconosciuto alle cronache politiche; in quella occasione il padre gesuita Bartolomeo Sorge ha pronunciato un discorso, intitolato "Al bivio fra inciviltà e nuova civiltà", che meriterebbe di essere letto integralmente.
È una diagnosi che parte da una profezia purtroppo avveratasi, quella di Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus annus del 1991: dopo la caduta del comunismo nel 1989, e il crollo del capitalismo neoliberista tanto evidente in questi mesi, alla "civiltà dell’amore" fondata sul Vangelo si è sostituita l’«inciviltà dell’individualismo, dell’utilitarismo, degli interessi contrapposti, dei nazionalismi esasperati, degli egoismi eretti a sistema».

Dario Franceschini (foto La Presse).
Padre Sorge non ha dubbi: «l’imbarbarimento della situazione» è individuabile nel modo di trattare il maggiore e più pericoloso dei problemi italiani di oggi, il confronto con l’immigrazione, condizionato «dalla paura diffusa e dal bisogno di sicurezza dei cittadini»; un modo «che non aiuta a risolvere il problema, ma lo esaspera». Di qui, il resto di una vera e propria requisitoria: l’antipolitica diventata sistema, un presidenzialismo di fatto, una diminuzione del ruolo del Parlamento, un "pensiero unico" che nega alcuni princìpi fondamentali della Costituzione.
Ovunque i cattolici, semplici cittadini o politici, uomini e donne di Chiesa a qualunque livello, entrano nel dibattito-principe (come si accoglie una popolazione "nuova", difficile da integrare, ma economicamente e demograficamente sempre più essenziale per il futuro dell’Italia) il loro discorso critico è concorde: fermiamo l’"inciviltà" dilagante.
È impossibile prevedere che cosa nascerà da questa riflessione comune. Ma parlarne nel silenzio degli altri mezzi di comunicazione è giusto. E se sono sacerdoti a farlo, come don Sturzo un secolo fa, niente di male.