Da Famiglia Cristiana n° 15 del 12 aprile 2009
TERREMOTO
MORTI, FERITI E DECINE DI MIGLIAIA DI SFOLLATI PER IL TERRIBILE SISMA


LA "PASSIONE" DELL’ABRUZZO

L’Aquila è completamente devastata. Il giorno dopo, i soccorritori scavano a mani nude tra le macerie. Chiamano: da sotto c’è chi risponde. Ma non sempre.

 

Il sole accarezza macerie, inonda i teli bianchi che coprono i morti, asciuga il sangue che cola da questa panchina di piazza Palazzo, cuore dell’Aquila, ferita dalla frusta del terremoto. C’è un poliziotto seduto su un gradino che raccoglie e cataloga gioielli, documenti, fotografie con la cornice d’argento e il vetro spezzato, ricordi di una vita che se n’è andata in un soffio nel cuore delle notte. Accanto a palazzo Margherita sede del municipio antico, nel vicolo che lo costeggia a sinistra, una casa è completamente crollata e scavano a mano. C’è ancora qualcuno là sotto. Chiamano, ma nessuno risponde.

Giovanni Poilucci, agente scelto di Sulmona, è arrivato qui con la volante e l’assistente capo della Polizia Dante Sfetano. Ha gli occhi rossi di polvere e in mano una piccola cassaforte che la scossa ha gettato sulla strada. Una donna dice che dentro c’è una pistola. L’aprono. È una vecchia Colt.

I soccorritori trasportano il corpo di una vittima a Onna, piccolo Comune nei sobborghi dell'Aquila.
I soccorritori trasportano il corpo di una vittima a Onna,
piccolo Comune nei sobborghi dell’Aquila.

Saliamo a piedi tra macerie e vetri rotti, case che offrono alla vista le suppellettili. Un boato scuote la gente che vaga con le coperte in spalla. La terra trema ancora, cadono tegole, altra polvere, altre pietre. L’Aquila è un bozzolo ferito abbarbicato alla collina. Le mura che la cingono salendo dalla Salaria sono cadute una per una sui prati attorno, come spinte dal calcio di un ciclope.

In auto si arriva fino a via XX settembre. C’è un poliziotto che piange davanti a questa casa accartocciata. Chiamano: «Maria, Maria». Ma Maria non risponde. La casa aveva tre piani, otto famiglie. Due persone le hanno estratte vive. Le altre non rispondono. Poi qualcuno urla di fare silenzio, anche l’escavatore spegne il motore. Si sentono i polpastrelli grattare e una voce che sale dalla polvere. Maria risponde.

È un calvario salire verso la città vecchia. Don Luciano Bacale, sacerdote della Guinea Equatoriale, parroco di Coppito, da questa notte gira per la città e consola la gente. La prima scossa l’avevano sentita domenica sera appena finita la Via Crucis. La gente era andata a letto con qualche apprensione.

La piccola chiesa delle Anime Sante, che è stata scoperchiata dalla furia della terra, aperta nell'abside, con la cupola crollata.
La piccola chiesa delle Anime Sante, che è stata scoperchiata dalla furia
della terra, aperta nell’abside, con la cupola crollata.

Con i caschi in testa

Dice Raffaele, che aveva letto la Terza Stazione: «Un presentimento c’era». Forse per via di Giampaolo Giuliani, fisico e informatico che studia il radom, che abita a pochi passi dalla parrocchia, il quale aveva lanciato un allarme circa un forte terremoto. Ma la sua non è ancora scienza e così lo hanno denunciato per "procurato allarme". Adesso troppi in città si interrogano.

Saliamo verso il centro. Camminiamo al centro delle strade, lo sguardo in alto, fisso su tetti pericolanti. Ogni tanto viene giù un sasso, la gente ha in testa i caschi da motociclista. In via Sallustio tre ragazzi israeliani ci fermano per chiederci se siamo saliti fino al Duomo, se abbiamo incontrato giovani che parlavano inglese. L’Aquila è una città universitaria internazionale. Loro erano una trentina qui. Non trovano più due loro compagni. Il convento dei gesuiti di via Camponeschi era un pensionato universitario per giovani di tutto il mondo. Sono riusciti a uscire tutti.

La frusta la vedi sulle pareti, taglia intonaci, segna con una "x" i muri esterni. Un signore anziano ci abbraccia e piange, piange: «Come mi chiamo, come mi chiamo?». La paura non l’ha abbandonato e si calma un po’ solo quando lo aiutiamo a sedere per terra. Accende una sigaretta e racconta del Convitto.

Le case degli studenti sono state colpite, molti sono morti. L’Aquila ne conta tante di case dello studente. Il Convitto nazionale ospitava una quarantina di ragazzi. Sta dentro un palazzo bianco in via Principe Umberto. Sono crollati i soffitti e li hanno sepolti tutti. Fortunato Pelticcione, l’educatore di questi giovani, non distoglie gli occhi dai Vigili del Fuoco che scavano a mani nude.

Immagine delle devastazioni causate dal sisma.
Immagine delle devastazioni causate dal sisma.

Racconta: «Un boato e poi la polvere. Ma le scale non sono crollate. Chi stava sui lati delle stanze è sgusciato fuori. Io sono caduto in basso. Mi ha tirato fuori una ragazza sudafricana». Ma qualcuno non ce l’ha fatta. Hanno appena estratto un corpo maciullato, spostano macerie coperte di sangue.

Raccontano che prima dei soccorsi sono arrivati i genitori degli studenti, corse pazzesche in auto da Teramo, da Pescara, da Chieti. Si gira a destra per corso Vittorio Emanuele. Andiamo verso la cattedrale di San Massimo. La piazza è in leggera discesa verso la chiesa. Sulla sinistra la piccola chiesa delle Anime Sante è stata scoperchiata dalla furia della terra, aperta nell’abside, crollata la cupola.

Il parroco don Daniel Pinton, che abita sopra la libreria delle Figlie di San Paolo, ha gettato il materasso dalla finestra e poi si è calato con le lenzuola annodate. Davanti alla cattedrale le suore Zelatrici del Sacro Cuore hanno raccolto gli anziani della casa di riposo. La madre superiora, suor Paola Rampini, è l’unica che indossa l’abito nero. Le sue consorelle hanno una coperta gettata sul pigiama. Suor Paola aspetta che la Protezione civile dica dove portare gli anziani: «La Provvidenza ci ha messo la sua mano. Siamo riusciti a portare fuori tutti gli anziani. Ci hanno aiutato i giovani studenti che si erano appena salvati».

La piazza è piena di giovani. Raccontano il terrore in tutte le lingue. Cerchiamo gli israeliani, ma non li troviamo. Parliamo con africani e russi, americani e spagnoli. Qualcuno non riesce a controllare il tremito delle mani. Stanno qui con i sacchi a pelo e le valigie pronte. La sirena delle ambulanze rompe il silenzio. La terra trema ancora lungo corso Federico II. Ci sono poliziotti interamente coperti di polvere. Gracchiano le radio, annunciano l’arrivo di Berlusconi, di Maroni, dei ministri.

Tabella: i maggiori terremoti dell'ultimo secolo.

Guido Bertolaso ha già piazzato il suo quartier generale. Nello stadio montano le tende blu. L’ospedale è allo stremo, solo una sala operatoria funziona. Le colonne dell’esercito che arrivano in fondo alla valle. La strada che dal centro storico scende verso la basilica di Santa Maria di Collemaggio, il gioiello dell’Aquila, è piena di crepe profonde.

I borghi dell’epicentro

Porta Napoli è sventrata. La chiesa sembra intatta, ancora con le impalcature sulla facciata. Don Nunzio Spinelli, il canonico rettore, si avvicina con gli occhi gonfi di lacrime. Apre la porta laterale. Qui non è entrato ancora nessuno. La devastazione è totale, l’abside è crollata sull’altare maggiore, si vede il cielo. Cerchiamo di trattenerlo, c’è troppo pericolo, le scosse si susseguono. Ma lui vuole vedere. Anche la tomba di Celestino V, il Papa del gran rifiuto, è sommersa delle pietre. Aveva resistito ad altri terribili terremoti questa chiesa.

È il simbolo dell’Aquila cristiana, luogo della festa della Perdonanza, il 28 agosto. Quest’anno qui si dovrebbe tenere anche la settimana Eucaristica nazionale. Il prato davanti è trasformato in un accampamento di famiglie, bambini, anziani. Guardano la valle e le montagne. Laggiù ci sono Tempera, Paganica, i borghi dell’epicentro, rasi al suolo, i morti per strada, altre lacrime per questa terra che continua a tremare.

 

Alberto Bobbio
  
  
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Ha immediatamente deciso un primo stanziamento di 100 mila euro. La Caritas italiana s’è attivata subito. «Ma sin dalle prime ore dopo il terremoto sono arrivate offerte dalle varie diocesi italiane e anche dall’estero», confida don Vittorio Nozza, direttore della Caritas italiana.

«Operiamo in stretto contatto con i vescovi, con il delegato regionale e i direttori diocesani della Caritas, in primo luogo con don Dionisio Humberto Rodriguez Cuartas, il sacerdote colombiano che dirige la Caritas diocesana dell’Aquila ed è anche parroco a Paganica, epicentro del sisma, impegnato in prima persona nelle operazioni di soccorso».

I lettori di Famiglia Cristiana che vogliano sostenere gli interventi della Caritas possono inviare il loro contributo tramite il conto corrente postale numero 347013 intestato a Caritas italiana, specificando nella causale "Terremoto Abruzzo".

Oppure con un bonifico, attraverso l’Unicredit Banca di Roma Spa, IBAN IT38 K03002 05206 000401120727.

Offerte sono anche possibili tramite:

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