|
Da Famiglia Cristiana n° 41 dell'11.10.2009
IL VANGELO DELLA COMUNITÀ MALATTIA DEL POSSESSO Marco (10,17-30) In quel tempo,
mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro
e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò:
«Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la
vita eterna?». [...] Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui,
lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va , vendi
quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in
cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece
scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti
molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi
discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono
ricchezze, entrare nel regno di Dio!». «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio» (Mc 10,23). Le parole a volte non dicono perché non riescono più a provocare significati, ad aprire quello scrigno straordinario che ciascuna di esse contiene, a dare senso alla voglia di comunicare. Troppa solitudine, troppe parole vuote. «Donaci Signore la sapienza, quella del cuore». La radice di sapienza è sapore e il gusto non è solo questione di papille ma di armonia. È difficile avvertire il sapore delle cose quando ormai sono diventate scontate, già conosciute. Si resta insoddisfatti perché terribilmente soddisfatti, sazi, nauseati dal troppo, come il giovane ricco che domanda al Maestro: «Cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?» (Mc 10,17), come per dire: «Cosa debbo fare per non essere nauseato ed essere felice?». La domanda ci riguarda, c’è bisogno della sapienza del cuore per riacquistare il gusto, di un digiuno per riuscire a riprendere possesso del sapore perduto. Il digiuno è una condizione necessaria per stare bene con sé stessi, a volte è praticato soltanto come azione rituale, mentre sarebbe utile all’uomo per riflettere sulla propria libertà. Il Maestro non ha dubbi: «Va’ vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo» (Mc 10,21). Gesù, infatti, afferma: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno di Dio» (Mc 10,25). La cruna dell’ago è un angolo di quegli angusti vicoletti della vecchia Gerusalemme dove è impossibile che un cammello possa passare. La porta stretta di cui parla Gesù indica la fatica che comporta lo stare al suo passo, l’essere suo discepolo. Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non frodare è essere uomo, eppure a chi cerca l’armonia, la sapienza del cuore, questo potrebbe non bastare. Non si è discepoli del Maestro solo perché si rispettano le leggi, perché non si fa nulla di male: se vuoi essere felice devi vincere quello che ti intristisce, quello che ti porta il male dentro, la malattia del possesso. La ricchezza non è soltanto questione di beni posseduti, è uno stile di vita inadeguato, è uno sguardo puntato su un Dio diverso dal Padre di nostro Signore Gesù Cristo. Il vero nemico dell’umanità è la malattia del possesso che genera guerre, divisioni, invidie; quello che fa stare male dentro è il desiderio di volere solo per sé stessi. Essere liberi dalla malattia del possesso è un percorso difficile. Solo la generosità che rende liberi apre alla sequela del Maestro, al suo sguardo d’amore che è il bene più prezioso. Rivolto al giovane ricco, «Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò» (Mc 10,21). «La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4,12) e per la sua Parola sono svelate le strade nascoste all’uomo dal suo peccato. È un peccato morire ricchi di cose e poveri di amore, è un peccato pensare di conquistare il mondo intero e poi perdersi senza lasciare memoria di affetti e di compagnia. Donaci, allora, Signore la sapienza del cuore, facci attraversare questa cruna difficile della libertà, facci capire da cosa dobbiamo liberarci. Essere discepoli del Maestro è farsi seguaci di una Parola che convoca alla verità. Difficile dirla a sé stessi e tuttavia, se si riesce a farlo, è capace di provocare felicità definitiva. Il tormento dell’uomo nasce dalla sua eccessiva ricchezza, da una sovrastruttura pesante e inutile che lo schiaccia. La sua gioia proviene dalla sua libertà: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). |