|
IL
VANGELO DELLA COMUNITÀ ECCO L’AGNELLO DI DIO
In quel tempo
Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo
sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di
Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così,
seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi
lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli
risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro -, dove
dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e
videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui;
erano circa le quattro del pomeriggio.
«Venite e vedrete». La richiesta dei discepoli, «Maestro, dove abiti?», nasconde il desiderio di un incontro e il bisogno rassicurante di risposte. «Dove sei? Perché mi nascondi il tuo volto? Perché tutto questo?». Sono domande che attraversano la storia umana e narrano la sua inquietudine. Se non avesse la libertà di porre queste domande a Dio, l’uomo sarebbe meno uomo; senza ascoltarle Dio, il Padre di nostro Signore Gesù Cristo, sarebbe uguale agli altri dei costruiti da mani d’uomo, divinità senza cuore e senza orecchie. Il Figlio dell’uomo, invece, si carica delle inquietudini della storia e, pronto a liberare la Parola nel tempo, la risposta del Padre suo, si presenta a Giovanni come compagno dei derelitti e degli abbandonati. Senza dire ancora nulla, grida con la sua testimonianza quale sarà la risposta. L’uomo del deserto decifra quel silenzio: «Ecco l’agnello di Dio» (Gv 1,36). Era tradizione a quel tempo porre al centro della piazza un capro, che ognuno avrebbe caricato dei suoi peccati bisbigliandoli all’orecchio. Il povero capretto, lasciato poi libero nel deserto, sarebbe diventato preda delle fiere, un capro espiatorio che con il suo sacrificio consentiva ai peccatori di sentirsi sollevati. Quella vittima innocente appagava solo un’illusione, il bisogno di riscatto dell’uomo. Solo Dio può liberarci. Solo Gesù è il vero capro, «ecco chi aspettavamo», afferma Giovanni. Superare il male, scoprire la via che libera dal peccato, è una grande opportunità. La liberazione è un dono gratuito, conoscerla è responsabilità dell’uomo. «Venite e vedrete», dice il Maestro; «Chi ha creato te senza di te, non salverà te senza di te», ci ricorda sant’Agostino. Provare a camminare con il passo del Maestro, seguirlo per la strada da lui tracciata, questa la nostra responsabilità. Durante il percorso avremo tanto da inventarci, perché man mano che ci avvicineremo a lui capiremo quanto siamo inadeguati, sentiremo venir fuori il limite di noi stessi. I nostri peccati rimarranno un dolore da cui guarire, perché più si va incontro alla luce uscendo dal buio, più si ha la sensazione di restare ciechi. Solo i passi sicuri del Maestro difendono il discepolo e l’andare con lui aiuta a vedere, a scoprire oltre il peccato, a vincerlo con il suo amore, a ringraziare per la vita, per le nostre possibilità e la nostra condizione umana diviene luminosa per la sua presenza. «Seguimi», è la proposta. Cercare per vedere, non restare fermi, andare oltre. Solo seguendo la sua voce, lo troveremo e troveremo noi stessi, liberi dai peccati. Giovanni il Battista parla di peccato al singolare, perché seguendo il Maestro la prima cosa che si impara è dare valore alla vita, non sciuparla mai e mai renderla prigioniera della morte. Il peccato è una vita che muore e la sequela del Maestro è la vittoria sulla morte. Il Vangelo annuncia la vittoria definitiva, perché l’agnello di Dio, venuto nel mondo per salvarlo, vuole che nessuno si perda. Troppo preoccupati a insegnare agli uomini cosa non debbono fare, si dimentica che farà strada non chi non commette colpa, ma solo chi la vince, imparando a camminare dietro di lui. Nel corso dei secoli è prevalsa la convinzione che essere cristiani è non fare il male, dimenticando che seguire il Maestro è libertà d’amore, è soprattutto fare il bene, perché è il bene che cancella la moltitudine dei nostri peccati. «Venite e vedrete» è provare a essere coraggiosi dell’amore che Dio ci offre, un amore che salva, che perdona. Sarebbe davvero un peccato vivere senza questa liberazione. |