Da «Famiglia Cristiana» n° 44 del 2.11.2008
IL VANGELO DELLA COMUNITÀ
Dedicazione della basilica lateranense - 9 novembre 2008

NELLA CASA DEL PADRE

    
Giovanni (2,13-22)

Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
   

Facciamo oggi memoria della dedicazione della basilica di San Giovanni in Laterano, la chiesa più antica dell’Occidente, sede del vescovo di Roma. E il brano evangelico scelto per questa celebrazione narra un gesto compiuto da Gesù a Gerusalemme, in occasione della festa giudaica di Pasqua. Entrato nel tempio, egli vede che "l’atrio delle genti", lo spazio riservato ai non-ebrei, è stato trasformato in luogo di vendita degli animali per i sacrifici: un luogo che Dio aveva voluto come «casa di preghiera per tutte le genti» è diventato un mercato. Ecco allora che lo zelo, l’amore bruciante di Gesù per Dio suo Padre e per la sua dimora si desta con forza: «fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi».

Si tratta di un gesto profetico, scandaloso, che sconvolge le consuetudini fissate dalla tradizione e attualizza la profezia di Geremia contro il tempio. Gesù agisce così per ricordare che il tempio è la dimora di Dio; per annunciare con urgenza che è giunta l’ora profetizzata da Zaccaria, in cui le genti sarebbero salite a Gerusalemme per la fine dei tempi, l’ora in cui «nella casa del Signore non vi sarà più un mercante» (Zc 14,21); e per manifestare che lui può chiedere il rispetto della volontà di Dio sul luogo, definito con autorevolezza, «casa del Padre mio».

Questo gesto suscita immediatamente una domanda da parte dei giudei presenti: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Gesù, in risposta, alza il velo sulla propria identità: «Distruggete questo tempio [letteralmente "questo santuario", il luogo più interno del tempio, lo spazio della presenza di Dio, per i credenti ebrei] e in tre giorni lo farò risorgere».Ecco la rivelazione decisiva: ormai la dimora di Dio non si trova più nel tempio di Gerusalemme, ma il corpo di Gesù è la vera dimora di Dio: «egli parlava del tempio del suo corpo».

Dio è presente ovunque, ma c’è un luogo in cui egli abita in modo unico e speciale: se nell’antica economia tale luogo era il tempio di Gerusalemme, ora è Gesù Cristo, il sito del Dio invisibile, l’uomo che ci ha narrato definitivamente Dio.

Il gesto e le parole di Gesù manifestano a chi ha un cuore intelligente e capace di ascolto l’esistenza di un tempio nuovo, non più fatto di pietre, ma costituito dal corpo di Gesù stesso: corpo di Gesù di Nazareth, il Figlio amato di Dio, la sua Parola fatta carne; corpo del Cristo morto e risorto che è il luogo di incontro, alleanza e comunione tra Dio e gli uomini.

Nel giorno in cui facciamo memoria della dedicazione di un luogo di culto, mediazione sacramentale necessaria per noi uomini, questa pagina evangelica ci consente di mettere a fuoco la verità profonda della liturgia cristiana, sintetizzata da Gesù poco oltre, nel suo dialogo con la samaritana: «Donna, è giunta l’ora, ed è questa, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre, in Spirito e Verità» (Gv 4,23), cioè nello Spirito Santo e in Gesù Cristo, che è la Verità. Ovvero, per dirla con l’apostolo Paolo, il luogo del culto cristiano in profondità non è più un tempio di pietre, ma la nostra persona, corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo.

È nel nostro corpo che siamo chiamati a offrire a Dio il vero sacrificio, quello della nostra vita quotidiana; a vivere quell’amore divorante per Dio e per gli uomini che è stato la ragione ultima della vita, morte e risurrezione di Gesù.