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Da Famiglia Cristiana n° 34
del 23 agosto 2009 SIGNORE DA CHI ANDREMO? Giovanni (6,60-69) In quel tempo,
molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero:
«Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo
dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a
questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il
Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che
dà la vita, la carne non giova a nulla». [...] Da quel
momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non
andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete
andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore,
da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo
creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». «Signore, da chi andremo?» (Gv 6,68). La moltiplicazione dei pani e dei pesci sembrerebbe uno dei tanti miracoli, significativo e importante come gli altri, eppure la pagina di Giovanni è come uno spartiacque che segna il confine tra un modo di essere credenti e la proposta nuova che Gesù porta nel cuore della storia. È una conversione del credere, un cambiamento di direzione per chi, fermo alla richiesta del pane che perisce, non entra nel significato profondo di una Parola eterna. Di fronte a un grande miracolo certamente ci può essere la commozione, la meraviglia, l’interesse per un dio potente, ma non è detto che ci sia la risposta definitiva, la speranza ultima. Cercare il cibo che perisce è credere in un dio che ci viene in soccorso rispondendo alle nostre attese materiali, quasi in un potere aggiunto alla storia terrena, in una bacchetta magica per risolvere quello che non sa fare il medico o lo Stato. È legittimo pregare Dio per il pane, ma un grande miracolo non ci libera da una verità imprescindibile, dover fare i conti con la morte: «I vostri padri», ricorda il Maestro, «hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti» (Gv 6,49). Un dio imprigionato nel mio bisogno è altro da un Dio che sta dalla mia parte, che mi rende forte del suo amore: «Se dovessi camminare in una valle oscura non temerei alcun male» (Sal 22). Se Dio è dalla mia parte, non mi manca nulla, pregherò per avere il pane, la salute, ma pregherò soprattutto per ottenere la forza di affrontare la vita per quello che è, con dignità, con il coraggio del suo coraggio, con la passione della sua passione. Quanti, invece, cercano un dio che moltiplica pani e pesci e sono pronti a farlo re ogni volta che ottengono quanto hanno chiesto? Non sono interessati a «un cibo che dura per la vita eterna» (Gv 6,27), di fronte a tale offerta lo abbandonano. La Verità che libera non sempre provoca compagnia e Dio è abbandonato ogni volta che si resta delusi e insoddisfatti in mancanza del pane che perisce. Gesù, infatti, dopo essersi offerto come «il pane della vita» (Gv 6,48) chiese ai discepoli: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67). Il Maestro di Galilea non obbliga, perché è della libertà proporre. La fede è insieme certezza e ricerca, è sapere che Dio sta dalla nostra parte, è cercarlo per trovare la sua verità. Il vero miracolo è non staccarsi un solo minuto dalla sua presenza. La parola definitiva è quella di cui abbiamo bisogno. Chi la trova è sicuro di trovare anche tutto il resto. Signore da chi andremo? Proviamo a dirglielo, anche quando ci arrabbiamo con lui, quando lo provochiamo con le nostre domande e ci ritroviamo con i nostri bisogni irrisolti. Il Padreterno è il più tenero dei padri, ci comprende e sa ascoltare la nostra protesta, ma noi dopo esserci sfogati proviamo a dirgli: «Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). La fede non spiega ogni cosa, ma orienta a una vita che non è prigioniera della morte. Il Maestro di Galilea segna con il suo passo la strada che ognuno di noi deve percorrere per dire la verità a sé stesso. Gesù non si tira indietro di fronte alle sofferenze del mondo e moltiplica ogni pane perché ha compassione del suo gregge, ma il pane definitivo è quello di cui davvero abbiamo bisogno. Credere per paura della vita, per avere il pane che perisce è illusione. Credere per lottare in ragione della vittoria sulla morte, fare in modo che tutti possano sentirsi parte di un progetto di amore è moltiplicare il pane della compassione. |