IL VANGELO DELLA COMUNITÀ
Seconda di Avvento (anno B) - 7 dicembre 2008


 

AFFRETTARSI ALL’INCONTRO

 

   
Marco (1,1-8)

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. [...] E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
   

«Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via al Signore» (Mc 1,3). Un verbo, attendere, ha aperto la prima domenica di Avvento, in questa seconda, il verbo è affrettarsi. Io aspetto la venuta del Signore, la sua consolazione è alle porte, la tribolazione sta per finire, ma non resto con le mani in mano. «Spiano nella steppa la strada per il nostro Dio» (Is 40,3), «mentre aspetto e affretto la venuta del giorno dell’incontro» (2Pt 3,12). Affrettarsi e aspettare, due azioni contrarie, ma uguali parole per provocare l’incontro, perché «il terreno accidentato si trasformi in pianura» (Is 40,4).

La voce dell’uomo del deserto convoca i peccatori, perché siano purificati. Nel corteo di quei penitenti ci sono anch’io, con la mia fragilità. Pietro ribadisce che il Maestro, quando arriverà, sarà magnanimo con chi lo cerca, perché il suo amore vuole che nessuno si perda (cf. 2Pt 3,9). Alla sua speranza lego la mia. Aspettare e affrettarsi è agire cristiano. Io so che deve arrivare il Signore ed esercito, nel tempo del dolore, il ministero della pazienza. Come credente, la mia pazienza non è rifiuto di impegno, anzi, è lotta coraggiosa con diverso stile, per trasformare la terra. La gioia definitiva verrà nel momento in cui tutti gli uomini si affretteranno a correre verso il Signore, ma più tenacemente costruirò la città terrena come frontiera di concordia, più questo mondo, attraverso il mio impegno, si trasformerà, anticipando il ritorno del Maestro.

Il cristiano aspetta per fede la Parusia, ma aspetta con amore. Il regno di Dio arriverà e io ne anticipo l’arrivo se riesco a dire il mio sì e a schierarmi dalla parte degli ultimi, a guardare là dove la parola del Maestro indica la direzione. L’economia mondiale non va come dovrebbe andare e ogni ragionamento, ogni attesa, passa oggi attraverso la crisi dei mercati: la salvezza è compromessa, dicono i signori dell’economia. Ma la speranza cristiana non può essere turbata dai soli interessi economici. Piuttosto, la crisi descrive e giudica il nostro sistema di vita, le nostre aspettative, il nostro futuro. La crisi dei mercati sta tragicamente compromettendo l’idolatria dei tempi moderni, che tutto assimila al valore assoluto del denaro.

Non credo che chi è stato povero da sempre, i milioni di uomini e donne che vivono alla periferia del benessere mondiale, ignorati e soffocati nel loro grido di giustizia, che avremmo dovuto raccogliere quando le nostre vacche erano grasse, siano oggi più preoccupati, se non per il fatto che rischiano di perdere i nostri scarti, con i quali sono sopravvissuto fino ad ora.

Un famoso canto natalizio ripete: «È Natale, non si soffre più». La venuta del Signore impone la lotta contro la sofferenza. Il disagio, nel tempo compromesso da un’economia malata, non può diventare alibi per il mio disimpegno. Perciò, scrive Pietro, nell’attesa della sua venuta, «cercate di essere senza macchia e irreprensibili davanti a Dio, in pace» (2Pt 3,14). Una pace tale da provocare «cieli nuovi e terre nuove, nei quali avrà stabile dimora la giustizia» (2Pt 3,13). Difficile pensare che da solo possa cambiare il mondo, ma il mio impegno è indispensabile. La libertà di un altro, anche uno solo, il pane per un povero, uno soltanto, l’incontro con chi è diverso possono essere il fine della mia lotta, del mio impegno. Se ognuno farà la sua parte, se investirà il proprio capitale d’amore sulla banca dell’umanità, la pazienza dell’attesa si coniugherà con l’affrettarsi del giorno della vittoria: per me sarà finalmente Natale.