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Da: Famiglia Cristiana n. 10 dell'8 marzo 2009
IL VANGELO DELLA COMUNITÀ L’ABITO DEL NOSTRO FUTURO
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». «Fu trasfigurato davanti a loro». Emozione inaudita, quella di Pietro, Giacomo e Giovanni, i compagni di cordata del Maestro di Galilea. «È bello per noi essere qui». Bisogna, però, mantenere il segreto fino al giorno della vittoria, fino a quando il Figlio dell’uomo risorgerà dalla morte. Essi si domandavano «cosa volesse dire risuscitare dai morti», domanda per molti ancora irrisolta. La Quaresima è tempo di riflessione per scrutare il disegno di un Dio che si fa carne crocifissa per la nostra salvezza; tempo di speranza per vincere la morte con il Vincitore e gridare: «È risorto!». La nostra speranza è la rivincita sulla morte, perché la vita non è tolta, ma è trasformata. Questa la novità dell’annuncio. Credere in Dio e ritenere che ci sia un’altra vita oltre la morte è convinzione diffusa, indipendentemente dalle religioni, ma credere nella risurrezione della carne sconvolge, cambia le coordinate di qualsiasi pensiero sul destino dell’uomo, provoca ironia e sarcasmo: «Su questo ti ascolteremo un’altra volta!» (At 17,32). Molti si interrogano sul futuro della vita dopo la morte, l’aldilà intimorisce e affascina, ma quando si ragiona su quello che verrà dopo la vita, spesso si immagina una continuità evanescente. I più concludono che dopo la morte qualcosa ci sarà, ci deve essere, ma è materia di chi lo vedrà. La risurrezione è il cuore del Vangelo, è la prova della sua verità e non riflettere su di essa, non esserne provocati, è come sentirsi dire dal Maestro: «Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me!» (Is 29,32). Dire "io credo" è legare la propria fede alla risurrezione della carne, è dare il proprio giudizio sulla vita e sulla morte. Ogni religione è animata da una speranza ultraterrena che ne sostiene la proposta. La singolarità del pensiero cristiano è credere a una continuità tra la vita e la morte, in cui il dopo non è in opposizione alla vita. Saremo trasformati, ma non dimenticati; nuovi, ma non cancellati: Gesù risorto è glorioso, trasfigurato, ma riconoscibile. Non c’è trasmigrazione dell’anima, non c’è reincarnazione, non c’è realtà fumosa: tra la vita, la morte e il dopo c’è una linea che si prolunga dal giorno in cui siamo stati concepiti nel grembo di nostra madre fino all’incontro con il Padre. La perplessità di Giacomo, Giovanni e Pietro sul monte Tabor è la stessa di tanti uomini che si interrogano sul futuro della vita, è la nostra perplessità: benché convinti dalla Parola, ancora facciamo fatica a comprendere cosa sia la risurrezione della carne. Per questo il Maestro prende i tre discepoli con sé, li porta sull’alto monte e si mostra con l’abito del futuro: si trasfigura e fa vedere prima quello che realizzerà dopo. Cosa significa, allora, risurrezione dei morti? «Questo è il mio figlio, l’amato: ascoltatelo!» (Mc 9,7). La risurrezione annuncia la vittoria sul dopo, l’ascolto del Figlio è indispensabile per agguantarla, ma è necessario scendere a Gerusalemme e condividerne il destino. Il cristianesimo è, infatti, trascendenza e storia, è futuro e impegno presente, è lottare nel quotidiano per avere una speranza migliore per tutti. Anche quando andremo in paradiso, anche dall’altra parte, non finirà il nostro impegno. In maniera diversa lotteremo perché tutti raggiungano la casa del Padre. Pietro vuole costruire una capanna al trasfigurato, Gesù non vuole più tende costruite da mani d’uomo. Il Padre lo ha inviato perché gli uomini si convincano sul loro futuro e insieme trovino la via di casa. |