Da: Famiglia Cristiana n° 42 del 19.10.2008
IL VANGELO DELLA COMUNITÀ
Trentesima del Tempo ordinario (anno A) - 26 ottobre 2008

DUE AMORI INSCINDIBILI

 

   
Matteo (22,34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «"Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente". Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: "Amerai il tuo prossimo come te stesso". Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
   

«Maestro, qual è il più grande comandamento della Torah?»: questa è la domanda posta a Gesù da un fariseo. Si tratta di un interrogativo serio, motivato dall’esigenza di cogliere l’essenziale della volontà di Dio. Tale domanda è, però, viziata alla radice da un’intenzione malvagia, già annotata nel Vangelo, sempre a proposito degli uomini religiosi: «interrogò Gesù per metterlo alla prova», per tentarlo e sorprenderlo in fallo nelle sue parole.

Gesù, pur accorgendosi della doppiezza dell’interlocutore, non lo ripaga con la stessa moneta, ma gli rivolge una parola franca e leale: ecco la grande libertà di Gesù, l’amore con cui egli cerca di abbattere le barriere erette dagli uomini, offrendo a tutti coloro che incontra la buona notizia, senza fare differenza di persone. La sua autorevolezza nasce dalla scelta di non annunciare sé stesso, ma la volontà di Dio, la Parola di vita: e tutto questo con una capacità di sintesi che ci stupisce.

Qui, in particolare, Gesù risponde citando «il più grande e il primo dei comandamenti»: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente» (Dt 6,5). Si tratta dello Shema‘ Isra’el («Ascolta, Israele», Dt 6,4-9), la professione di fede ripetuta tre volte al giorno dal credente ebreo: al Dio che ci ama di un amore eterno, a lui che ci ama per primo, si risponde con un amore libero e pieno di gratitudine.

Fin qui, potremmo dire, Gesù si mantiene nel solco della tradizione di Israele. A questo punto, egli compie, però, un’importante innovazione, accostando al versetto del Deuteronomio uno tratto dal Levitico (19,18): «Il secondo comandamento è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso». Risalendo alla volontà del Legislatore, Gesù discerne che amore di Dio e del prossimo – ossia del "vicino", o meglio, di colui al quale ciascuno accetta di farsi vicino, come Gesù stesso ci ha insegnato nella parabola del "buon Samaritano" (Lc 10,29-37) – sono in stretta relazione tra loro. Se è vero che ogni essere umano è creato da Dio a sua immagine, non è possibile pretendere di amare Dio e, nello stesso tempo, disprezzare la sua immagine sulla terra. Tra l’altro, evidenziando questa contraddizione in termini, Gesù sta invitando il suo interlocutore, senza giudicarlo o condannarlo, a fare chiarezza in sé, a mutare il suo modo di pensare e di agire.

Chi ha compreso con intelligenza il nesso inscindibile tra amore di Dio e del fratello è Giovanni, il quale, portando alle estreme conseguenze le parole del suo Signore e Maestro, scrive: «Se uno dice: "Io amo Dio" e odia suo fratello, è un menzognero; chi non ama suo fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1Gv 4,20).

Al termine del dialogo con il fariseo, Gesù afferma: «Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». Egli ribadisce così che la prassi dell’amore è il modo più semplice e completo per tradurre nella nostra esistenza personale quell’amore che ha spinto Dio a entrare in relazione con noi uomini, fino al dono di suo Figlio.

Inoltre, insistendo sul fatto che l’amore è un comandamento, Gesù chiarisce che ciò di cui sta parlando non è un sentimento spontaneo. No, è l’agape, l’amore che non esige il contraccambio, ma è donato a chiunque, sempre, senza limite, fino al nemico; è l’amore da chiedere con insistenza a Dio nella preghiera; è la quotidiana «fatica dell’amore» (1Ts 1,3). È quell’amore esemplificato da Gesù con parole concretissime: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa, infatti, è la Legge e i Profeti» (Mt 7,12).