Da «Famiglia Cristiana» N° 48 del 30.11.2008


IL PASTICCIO DISGUSTOSO DELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI


CASO VILLARI, SE QUESTO
È IL BIPARTITISMO ITALIANO...


La vicenda di cui è protagonista Riccardo Villari, se da un lato contribuisce a danneggiare l'immagine del Pd, dall'altro non getta alcuna luce sull'intero panorama politico italiano.
Di Beppe Del Colle

Il senatore del Pd Riccardo Villari (foto Ansa).Se bipartitismo deve essere anche in Italia, arrivarci sarà lungo e difficile. Nel Centrodestra è in gestazione il Popolo della libertà, nel quale confluiranno la prossima prima-vera Forza Italia (sciolta venerdì 21 novembre per acclamazione) e Alleanza nazionale (che deve ancora svolgere il proprio congresso di autoscioglimento).

Per il primo dei due partiti non esiste nessun problema, né di identità né di leadership. Il coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini, ha dato la risposta univoca e definitiva: «Abbiamo un leader carismatico, compito della classe dirigente è aiutarlo a trasmettere le sue idee agli elettori».

Più difficile sarà per An andare oltre la propria identità. Il suo attuale "reggente", Ignazio La Russa, ha dichiarato che «nessuno può pensare che noi si vada ospiti a casa loro. Dobbiamo costruire un partito del 40 per cento senza perdere neanche un briciolo della nostra identità, di An come di Forza Italia».
Poi c’è la Lega, che in questi primi mesi del terzo Governo Berlusconi appare la forza dominante su temi decisivi come la sicurezza e l’immigrazione, e che si appresta a combattere in Parlamento la sua battaglia originaria per il federalismo. A Bossi il Pdl non fa nessun effetto, anzi ricorda che «in politica uno più uno non fa due, meno male che ci siamo noi che prendiamo i voti persi».

Se il primo braccio del bipartitismo offre questo spettacolo, il secondo non è da meno. Anzi. Non passa giorno che il Partito demo-cratico, con il suo segretario Veltroni, non debba incassare qualche "pietra" in arrivo dal suo stesso gruppo dirigente, su qualsiasi argomento: sulla riforma della Giustizia (Violante va per conto suo) come sull’adesione al gruppo socialista dei suoi eletti al prossimo Parlamento europeo (gli ex "popolari" e Margherita, a cominciare da Rutelli, già dicono «non moriremo socialisti»), come sulle nomine alla Corte costituzionale e alla Rai (con il "pizzino" dell’antico Ds Nicola Latorre all’avversario Bocchino per suggerirgli come rispondere al rappresentante dell’Italia dei valori – alleata del Pd – in una trasmissione in Tv).

E mentre Veltroni aspira pur sempre a un "tavolo comune" con il Governo e le parti sociali per discutere dei gravi problemi aperti dalla crisi mondiale, Berlusconi sembra divertirsi a praticare la strategia opposta, invitando al dialogo tutti i sindacati meno la Cgil, e preparando interventi a favore delle fasce più deboli della popolazione, destinati ad attirargliene le simpatie e il voto, tradizionalmente più indirizzato verso la sinistra.

Ma il capolavoro di questa strategia è stata l’elezione, grazie ai voti del Centrodestra, del senatore del Pd Riccardo Villari (antico democristiano) a presidente della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai, mentre il Pd aveva fino a quel momento sostenuto il candidato dell’Italia dei valori, Leoluca Orlando.

Sebbene Veltroni proponesse l’espulsione di Villari dal partito, visto che rifiutava l’invito a dimettersi, e sebbene la stessa maggioranza rivolgesse al neoeletto la medesima richiesta dopo aver concordato con il Pd la sua eventuale sostituzione con Sergio Zavoli, la situazione non è mutata di una virgola (fino al momento in cui scriviamo): Villari ha cominciato a lavorare alla Vigilanza, con l’approvazione non solo di antichi dc, ma persino di noti "estremisti" della politica come Pannella e Sgarbi.

Una vicenda disgustosa, che se da un lato contribuisce a danneggiare l’immagine del Pd, dall’altro non getta alcuna luce sull’intero panorama politico italiano. Se questo è il bipartitismo che ci aspetta…
(Nella foto il senatore del Pd Riccardo Villari) (foto Ansa).