Da Famiglia Cristiana n° 16 del 19 aprile 2009
RISOLTA LA SITUAZIONE DELLA NAVE PINAR, MA L'EMERGENZA CONTINUA


IMMIGRATI, UN PROBLEMA
ORMAI SEMPRE PIÙ EUROPEO


Lo sbarco degli immigrati dalla nave Pinar a Porto Empedocle. Oggi è più che mai necessario che la spinosa questione della immigrazione clandestina venga affrontata dall'Unione europea con i Governi dei Paesi di provenienza.

 

Una settimana che si prevede calda sul fronte dell’immigrazione clandestina è cominciata bene, dal punto di vista dell’accoglienza: domenica 19 aprile sono stati accolti a Porto Empedocle i circa 140 esuli africani salvati grazie all’equipaggio del mercantile turco Pinar dal naufragio dei due barconi sui quali avevano intrapreso la traversata del Mediterraneo.

La situazione era parsa per due o tre giorni senza vie d’uscita, in quanto era in atto un contenzioso fra il nostro Governo e quello di Malta circa la competenza territoriale e quindi il dovere umanitario, contemplato dai codici internazionali sulla navigazione, di ricevere quei disperati ostaggi del mare, molti dei quali erano ormai in punto di morte.


(Foto Ansa).

Il nostro Governo ha ritenuto che la tragedia dovesse essere evitata e ha concesso ospitalità, pur continuando giustamente a discutere con La Valletta e soprattutto in sede europea (lunedì 27 aprile si riunisce a Lussemburgo il Consiglio affari generali dell’Ue, dove l’Italia presenterà il caso, esponendo le sue ragioni di contrasto con Malta) sulla questione ormai davvero comunitaria dell’immigrazione.

Una questione sulla quale aveva appena richiamato l’attenzione il Consiglio d’Europa con un rapporto del commissario per i diritti umani Hammarberg, in cui si commentano con «profonda preoccupazione» alcune misure prese dal nostro Governo, tipo la schedatura dei rom mediante le impronte digitali imposte anche ai bambini, l’aggravante della clandestinità come reato e il consenso alla denuncia da parte dei medici dei pazienti senza regolare permesso di soggiorno. Queste e altre decisioni, secondo Hammarberg, contribuirebbero a «un’ulteriore crescita della xenofobia» nel nostro Paese.

Entro domenica 26 aprile dovrebbero uscire dal Centro di individuazione ed espulsione di Lampedusa 1.037 clandestini, in base a un emendamento del decreto legge sulla sicurezza che riduce da sei a due i mesi di permanenza in quel luogo. Il ministro Maroni in un viaggio lampo a Tunisi ha cercato di ottenere da quel Governo un ampliamento del numero di immigrati senza permesso, finora fermo a sette tunisini al giorno; ma il problema continuerà a esistere, dato il gran numero di Paesi di provenienza di quelle persone, e dunque è più che mai necessario che venga affrontato seriamente con quei Governi, da parte dell’Unione europea. Anche perché, fra l’altro, a Lampedusa sono arrivati, soli o con i genitori, fra il maggio 2008 e il febbraio di quest’anno, 2.294 minorenni, dei quali circa la metà è scomparsa, secondo una denuncia di Save the children.

Il presidente della Camera ha proposto una modifica della legge che porta anche il suo nome (la Bossi-Fini), affermando che «è assurdo chiedere a un immigrato, per rinnovare il permesso di soggiorno, di tornare nel Paese d’origine per riceverne il visto all’emigrazione e poi rientrare in Italia». Un viaggio "inutile", che secondo un calcolo del Sole 24 Ore costerebbe ai 600 mila irregolari presenti in Italia un miliardo e 183 milioni di euro.

L’immigrazione è un problema di discriminazione razziale in tutto il mondo, come ha ripetuto domenica scorsa il Papa parlando del vertice dell’Onu in corso a Ginevra. Un incontro al quale la Santa Sede partecipa, a differenza di alcuni Paesi come gli Usa e l’Italia, perché, secondo il capo della sua delegazione, l’arcivescovo Tomasi, «se non partecipiamo che esempio diamo ai Paesi africani?». Appunto, il continente dei "clandestini".