Da «Famiglia Cristiana» m° 47 del 22 novembre 2009
CLIMA SEMPRE PIÙ VELENOSO TRA POLITICA E MAGISTRATURA
 

LO SCONTRO TRA POTERI
CHE DANNEGGIA L’ITALIA
 

Il conflitto tra politica e magistratura dura da decenni, ma oggi appare giunto a un punto di non ritorno. Un pericolo segnalato anche dal presidente della Camera. 

 

«Se si trattasse solo di una "vendetta" fra corpi separati dello Stato saremmo alla guerra di tutti contro tutti, l’ultimo segnale della degenerazione di un sistema nel quale la maggioranza degli italiani ha sempre avuto fiducia, nonostante tutto». «Il conflitto con la politica è andato al cuore del problema: tra giurisdizione e politica, a chi tocca la sovranità? Questo potere politico ha in mente il primato assoluto della politica rispetto alla giurisdizione».

Fra queste due citazioni passano 26 anni. La prima viene dall’Editoriale diFamiglia Cristiana del 27 marzo 1983; la seconda dal libro Magistrati di Luciano Violante, uscito qualche mese fa da Einaudi.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini.
Il presidente della Camera Gianfranco Fini (foto Ansa).

La prima era un commento all’invio di comunicazioni giudiziarie dalla Procura della Repubblica di Roma a una sessantina di enti pubblici, fra i quali la Presidenza del consiglio, il Csm, l’Iri, il Comune di Roma, per "peculato aggravato e continuato" (spese "riservate" sospettate di essere almeno eccessive).

La seconda riguarda la situazione nell’odierna Italia dei poteri istituzionali in conflitto fra loro, con processi in corso che coinvolgono il premier su imputazioni di reati risalenti a prima della sua discesa in campo nella politica.

Lo scritto di Luciano Violante, che ha ricoperto importantissime funzioni sia nella magistratura sia in Parlamento (attualmente insegna Diritto penale in un’università), è la storia di un conflitto che dura da decenni, almeno dagli anni Sessanta-Settanta (è del 1973, infatti, l’iniziativa dei "pretori d’assalto" genovesi, fra i quali il nostro Adriano Sansa, contro i protagonisti pubblici e privati dello "scandalo dei petroli").

Oggi quel conflitto appare giunto a un punto di non ritorno con la serie di proposte e disegni di legge da parte del Governo e della maggioranza di Centrodestra in esplicita difesa del presidente del Consiglio Berlusconi da quella che viene considerata una "persecuzione" giudiziaria, di cui l’opposizione si servirebbe per scalzare il leader del Popolo della libertà dal potere democraticamente conseguito. È ormai una caratteristica unica fra tutte le democrazie del mondo.

In Italia il giudice non è più soltanto una persona che amministra la Giustizia secondo le leggi volute dal Parlamento per delega ricevuta dal popolo sovrano, ma qualcuno che interviene con le sue iniziative e le sue sentenze per modificare una situazione sociale e quindi anche politica, determinata da una classe dirigente minata da un fenomeno che si ripete in continuazione, la corruzione.

La magistratura, secondo Stefano Rodotà (citato da Violante), si è trasformata da "istituzione della stabilità" in "istituzione della trasformazione".

Oggi si discute il disegno di legge per il "processo breve", che prevede tempi diversi per reati divisi dalla consistenza della pena di condanna (sopra o sotto il massimo di 10 anni) e dalla qualità degli accusati (incensurati o pregiudicati, con l’incredibile aggiunta del nuovo reato di immigrazione clandestina come aggravante). Vedremo cosa ne penseranno le Camere, la Presidenza della Repubblica, la Corte costituzionale. Per ora è lite nella maggioranza, fra Berlusconi e Fini. Sullo sfondo, elezioni anticipate.