IMMIGRAZIONE
Risponde Ruggero Brizzi
Caro "il paese",
ho pensato molte volte di rispondere agli interessanti dibattiti che si sono
aperti sul vostro sito.
Ho condiviso spesso le problematiche sollevate dai cittadini del mio paese e
talvolta ho anche sostenuto e cercato di intraprendere azioni positive su
diverse proposte, come quella di Diego Cataldo sugli spazi pubblici.
Oggi però aprendo la home del vostro portale ho avuto modo di leggere la lettera
del Vostro amico Antonio Caminiti, che si definisce un "uomo schietto di
strada".
Sono rimasto particolarmente colpito, per non dire esterrefatto, dalle
considerazioni espresse dal sig. Caminiti. Considerazioni troppo facili,
generali e schiette traducibili in pregiudizi con effetti collaterali sui
migranti. Mi spiego meglio. Non sono d'accordo sul 99% delle considerazioni
espresse dal sig. Caminiti che, innanzitutto generalizza in modo troppo basso e
elementare su popolazioni e luoghi comuni che li accompagnano comunicando
equivalenze del tipo: albanesi, serbi, croati = malavitosi; rumeni =
saccheggiatori ; islamici = diversi, terroristi; un po' come dire calabresi =
ndranghetisti !
La lettera del sig. Caminiti vive di contraddizioni e di una insensibilità a
tratti crudele e a tratti scellerata. Dice "da uomo di strada -(?)- non li
giudico, li vedo. Li vedo come ci guardano, come dai loro occhi sprizza invidia
e disprezzo. Invidia per le nostre libertà disprezzo per il nostro modo di
essere liberi."
Vorrei invitare il sig. Caminiti, uomo di strada, a riflettere su come i nostri
emigrati guardavano per strada i volti degli americani 100 anni fa, i volti dei
tedeschi e degli svizzeri 50 anni fa, i volti dei lombardi, dei liguri e dei
piemontesi ancora oggi. Sig. Caminiti anche noi siamo un popolo di migranti e se
ancora oggi al nord esistono cartelli come "si affittano stanze tranne ai
calabresi" la colpa di chi è? Della stragrande maggioranza dei calabresi onesti?
Non credo. Non si possono fare considerazioni sul resto dell'umanità così
generali se prima non si pensa a cosa possono dire gli altri di noi. Di noi che
non ne abbiamo certo colpe perché onesti e educati, di noi che però siamo ormai
tacciati da etichette e pregiudizi morali proprio come i suoi nei confronti
della categoria degli immigrati odierni. Solo riflettendo su questo si possono
aprire spiragli di integrazione. Se i calabresi onesti si sono integrati in
tutto il mondo il merito è sia della nostra genuinità e del rispetto delle
regole, sia di un'accoglienza senza pregiudizi che i paesi ospitanti ci hanno
offerto.
Tuttavia, non voglio stare qui a contestare altre affermazioni, per non
dilungarmi nel mio discorso. Affermazioni che ritengo tuttavia gravi, ma meno
gravi di altre sul quale mi soffermo come "non accetto imposizioni da nessuno,
in particolar modo da chi non ha nulla da offrirmi né materialmente né
culturalmente". Sig. Caminiti, io sono felice per lei che non ha nulla da
imparare da altre persone che non siano come lei. Ascoltando sempre la stessa
voce non si fa altro che aumentare la linea di demarcazione del conflitto tra
chi la pensa come lei e gli immigrati, se nessuno li ascolta come si possono
integrare? È ovvio che si avranno solo effetti collaterali da ciò, senza mai
risolvere nulla e in cui ognuno cercherà protezione nella sua confraternita di
pregiudizi. Gli immigrati sono anche persone deboli caro sig. Caminiti, prima
sono PERSONE e poi deboli, mi appello al suo cuore, se lo ricordi. Concludo
accennando due strofe di un poeta della musica calabrese, anche lui emigrato al
nord:
".Ma io conosco le mie virtù
i miei difetti la mia volontà
ed io riconosco che ci sei tu
e faccio tutto, penso scrivo rubo mangio
per conoscerti di più
Rare tracce di gente
che lavora che produce
quando chiede nulla scuce
a un sistema che non va
Rare tracce di fortune
che si perdono alla sera
da teppaglia ammanicata
capace solo di
opinare ponderare deliberare prevedere
escogitare ideare meditare concepire
elucubrare congetturare arbitrare giudicare
disserrare spalancare strombazzare armeggiare
appagare"
Rino Gaetano - Rare tracce
Rispettosamente.
Ruggero Brizzi
Clicca per leggere le considerazioni di Antonio Caminiti