Bovalino. CONVEGNO "LA POESIA DI SALVATORE FILOCAMO"
L'incontro è stato organizzato dal Circolo Culturale "Conca Glauca".

Domenica 12 febbraio alle ore 18, il Circolo Culturale "Conca Glauca", con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale, l'Istituto d'Istruzione Superiore "Francesco La Cava" e l'Istituto Secondario di I grado, organizza un convegno dal titolo "La poesia di Salvatore Filocamo". Dopo l'introduzione della Presidente del Circolo Immacolata Iozzo, relazionerà il professore Giuseppe Falcone docente emerito di Dialettologia italiana all'Università di Messina. La voce recitante sarà quella di Franco Nicita, docente del Liceo classico di Locri.

BIOGRAFIA di Francesco Salvatore Filocamo

"Francesco Salvatore Filocamo è nato a Siderno Superiore il 9 gennaio 1902, da famiglia contadina. Penultimo di sette figli, poté frequentare soltanto le scuole elementari, conseguendo la licenza e la promozione alla sesta classe, nell'anno scolastico 1912-13.
Lavorò la terra, insieme con suo padre e i suoi fratello (la sua famiglia aveva in «colonia»un fondo di un ricco proprietario terriero di Siderno), fino a 18 anni. Nel 1920 si arruolò nel corso della Regia Guardia per la P.S.», istituito l'anno prima in sostituzione del soppresso «Corpo delle guardie di città». Fu destinato a Caserta, dove prestò servizio fino al 1922, allo scadere del suo impegno triennale di arruolamento volontario, il corpo della «Regia guardia» fu sciolto ed egli avrebbe potuto optare tra il congedo e il trasferimento nel ruolo specializzato» inquadrato nell'arma dei carabinieri.
Insofferente della disciplina militare (appena arruolato aveva subito un processo per «diserzione» perché, sentendo la lontananza e la nostalgia della famiglia e non essendogli stato accordato un breve permesso che aveva chiesto in occasione di una malattia di sua madre, si era ... autoconcessa la licenza negatagli ed era partito senza alcuna autorizzazione!), preferì congedarsi e tornare al lavoro dei campi, duro e mal retribuito ma privo di costrizioni e dio regolamenti. Fece ancora il contadino fino al 1930, anno in cui fu assunto come «contabile» da una impresa vinicola e olearia di Siderno Marina (durante gli anni del militare aveva assecondato la sua naturale propensione agli studi frequentando corsi serali per l'ammissione al corso di allievo brigadiere). Si era intanto spostato nel 1926, ed erano nati i primi dei dieci figli (di cui otto viventi) che avrebbero allietato la sua lunga esistenza, fatta di lavoro e di dedizione alla famiglia. Ed era stato appunto il desiderio di creare per i propri figli condizioni diverse di vita e di offrir loro la possibilità di condurre quegli studi che a lui era stato impedito di continuare. che lo aveva indotto a lasciare la campagna, alla quale si sentiva fortemente legato per la «marina». Si trasferì con la famiglia a Locri (allora ancora Gerace Marina) nel 1933, lavorando sempre in qualità di impiegatio alle dipendenze di varie ditte private, conducendo una tranquilla vecchiaia, circondato dall'affetto di figli e nipoti.
E' morto a Locri il 22 settembre 1984".
(Note biografiche. in: S. Filocamo, Ricchi e poveri. Poesie in dialetto calabrese. Edizioni Franco Pancallo, Locri 2006.)

 

'U  dialettu

Quandu Diu crijau l'omu no ndavia
professuri e maestri, e mancu scoli;
e perciò Adamu u leji non sapia,
no illi, no 'a mugghieri e no i figghioli.
Senza libri e quaderni, 'nchiostru e pinni
a tutti 'i cosi ed a tutti 'i nimali
si misi 'u nomu, comu vinni vinni:
accussì nesciu 'a parra dialettali.
E tutti i discendenti, i tandu 'n poi,
d'ogni pizzu d'a terra, d'ogni statu,
parraru ognunu c'u dialettu soi,
puru i curti d'i Re,m puru o Papatu.
'Nta'sti migghira d'anni chi passaru
vinnaru o mundu tanti crijaturi
e prima i tuttu u dialettu parraru;
povari e ricchi, gnuranti e ditturi.
Pecchi 'u dialettu esti com'o pani
chi facenu na vota, pani veru;
'u dialettu esti simprici e sinceru.
E' sinceru pecch' tutt'i paroli
Chi nesciunu d'i labbra, boni e mali,
venino ddritti 'nta du cori
e sunnu veri, puru, naturali.
'Sta parra chi nesciu a para cu l'omu,
si, comu l'atti cosi, n'a guastamu
è ancora 'a stessa, tali e quali,
comu 'a parrau 'a prima vota Patri Adamu.

(poesia pubblicata su "La Riviera" del 5 febbraio 2006, pag. 35)