'NDRANGHETA: 120 GLI ARRESTI ORDINATI DA DDA REGGIO CALABRIA

Reggio Calabria, 13 luglio 2010

(AGI) - Reggio Calabria, 13 lug. - Sono 120 gli arresti ordinati dalla Dda di Reggio Calabria, su oltre 300, nell'ambito della maxioperazione ìcontro la 'ndrangheta ordinata dalla Procura della citta' calabrese e da quella di Milano. Nel mirino degli inquirenti, i clan del reggino e le loro ramificazioni nel settentrione. L'attivita' degli inquirenti avrebbe individuato la nuova organizzazione delle 'ndrine che sarebbe oggi basata su un assetto verticistico e non piu' sulla tradizionale rete di rapporti "orizzontali" tra famiglie. Secondo quanto si apprende, gli investigatori avrebbero eseguito il sequestro di ingenti patrimoni.
  L'operazione odierna sarebbe il frutto di due distinti filoni investigativi poi confluiti in un'unica inchiesta. I provvedimenti eseguiti nel reggino, e' stato precisato, sono fermi e non arresti. Quelli eseguiti dalla Polizia sono 53, quelli eseguiti dai Carabinieri 68. I 180 provvedimenti restrittivi eseguiti in Lombardia sono arresti ordinati dalla procura di Milano. L'operazione e' ancora in corso anche con la notifica dei provvedimenti di sequestro beni.

(AGI) - Roma, 13 lug.- "Il crimine" e' il nome dato dagli investigatori all'operazione scattata stanotte, che colpisce le piu' importanti famiglie della 'ndrangheta delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, Nonche' le loro proiezioni extraregionali ed estere. Destrutturate di fatto le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica ed in quella tirrenica, tra cui i Pelle di san Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-ColucciO ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco e gli Oppedisano dI Rosarno, glI Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte dI Melito Porto Salvo.

 

(AGI) - Reggio Calabria, 13 lug. - Una direzione strategica nella citta' di Reggio Calabria, cui farebbero capo i "mandamenti" della 'ndrangheta della provincia e quelli del nord Italia e dell'estero, dalle Americhe all'Australia.
Sarebbe questo lo schema organizzativo della mafia calabrese, mutuato dalla mafia siciliana, secondo quanto emerge dalla ricostruzione degli inquirenti, impegnati in queste ore nel blitz che ha portato all'esecuzione di 300 provvedimenti restrittivi, in Calabria e nel Noprd Italia. Centoventi i fermi disposti dalla Dda di Reggio Calabria; 180 gli arresti disposti dalla magistratura di Milano. Nella rete degli investigatori sarebbero finiti tutti i capiclan del reggino
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‘NDRANGHETA: PRESO DOMENICO OPPEDISANO,CONSIDERATO IL N.1

Tra gli arrestati nel blitz contro la ‘ndrangheta, si apprende da fonti informate, c’è anche Domenico Oppedisano, 80 anni, considerato dagli investigatori l’attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a “capocrimine” – cioè colui che è al vertice dell’organismo che comanda su tutte le ‘ndrine ed è denominato “Provincia” – sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro, entrambi figli di boss.
A quel matrimonio, hanno accertato gli investigatori, vennero decise tutte le cariche di vertice della ‘Ndrangheta: capocrimine fu nominato appunto Oppedisano, a rivestire il ruolo di ‘capo società, cioè il numero 2, è stato scelto Antonino Latella (già arrestato), mentre il ruolo di ‘mastro generalè fu affidato a Bruno Gioffrè. Oppedisano, sottolineano gli investigatori, che è nato e viveva a Rosarno, appartiene al mandamento ‘Tirrenicò, Latella a quello del ‘Centrò, e Gioffrè a quello ‘Jonicò: in sostanza, viene fatto notare, i tre ruoli apicali erano equamente divisi per ogni mandamento. La nomina di Oppedisano divenne effettiva il 1 settembre 2009 a mezzogiorno in punto, al santuario di Polsi durante le celebrazioni per la festa della Madonna. Secondo gli investigatori, Oppedisano è «punto di riferimento dell’intera organizzazione» e «fautore di una politica pacifista all’interno dell’organizzazione», chiamato in causa per la «risoluzione di controversie» sorte nell’ambito della criminalità organizzata per la spartizione di appalti, anche al nord, sia per le liti tra ‘localì anche all’estero«. (ANSA).