BELVE!

 

Bovalino, 3 febbraio 2007
Questa riflessione è dedicata a 22 bambini di Bovalino (oggi hanno 30 anni) ed a 30 bambini di Cittanova (oggi ne hanno 32) che frequentavano rispettivamente nel 1985 e nel 1987 la V elementare. Chi tiene il poster come se fosse un sandwitch è Elvira Alvaro di Bovalino. Ma altri sei bambini avevano poster-sandwitch: collages che mostravano la fame in tante parti del mondo, gli elenchi dei morti ammazzati dalla mafia nel 1985 e nel 1987, lo spreco dei ricchi, l'umiliazione dei poveri, i disastri della guerra, fino al poster più terribile: Gesù Cristo in croce.
Ho pensato a loro quando ho visto, stretto da una morsa allo stomaco e un nodo alla gola, il modo violento con cui maggiorenni e minorenni, resi irriconoscibili dal passamontagna e da una sciarpa, inseguivano i mezzi della polizia con spranghe di ferro. Ho pensato a loro nel vedere la rabbia di quel gruppo di belve mentre lanciavano  pietre e materiale ferroso contro le forze dell'ordine che quasi ogni domenica subiscono le cattiverie dei tifosi sia se si tratta di un campo di terza categoria che di serie "A".
"La rabbia nel pallone" così quei bambini avevano intitolato il poster. A distanza di venti anni stesse scene, stessa rabbia, con un morto:
Filippo Raciti, 38 anni, ispettore capo di polizia, esperto di ordine pubblico. Questo giovane ispettore aveva agito da investigatore, da uomo che ha il compito di far evitare risse,  davanti allo stadio Massimino. C'erano scontri, macchine in fiamme, lanci di pietre.  Filippo Raciti era riuscito a bloccare un ultras e dopo avergli messo le manette lo aveva consegnato ad un collega per portarlo alla Centrale. Lui ha continuato a perlustrare in macchina ed a fare un giro attorno alla Curva Nord. Poi l'esplosione ha squarciato l'autovettura. Poi la corsa folle verso l'ospedale e alle 22.10, nonostante gli sforzi dei medici, è morto.
Dopo il fatto criminale, la decisione di fermare per una settimana i campionati di calcio. La Figc ha anche deciso di annullare le partite delle nazionali azzurre sia l'amichevole di mercoledì a Siena con la Romania, sia l'amichevole con l'under di martedì con il belgio.  Questo fatto tragico avviene dopo sei giorni dalla morte di Ermanno Licursi di 40 anni,  dirigente della Sanmartinese, la squadra calabrese che milita nel campionato di terza cayegoria girone D, nel corso di una rissa avvenuta nello stadio di Luzzi al termine della partita con la Cancellese che si è conclusa con la vittoria delòla Sanmartinese per 2-1.  Come ha detto il presidente dell'Assocalciatori : "Da tempo stiamo denunciando aggressioni settimanali contro i giocatori perché perdono una partita, vuol dire che c'é una cultura sbagliata intorno al calcio". Cosa c'è di sbagliato? Dov'è il marcio? Quei bambini di vent'anni fa che già vivevano l'atmosfera del cosiddetto "calcio-mercato" in coro. gridavano: "Il calcio è businnes, prima di tutto businnes, alla fine di tutto businnes". Sociologi, pedagogisti e massmediologi si confronteranno e ci diranno tante cose, sicuramente intelligenti. Una cosa è bene che venga detta: "C'è troppo di troppo oggi nel mondo". Cosa fare per arginare questo immenso mare di pseudo benessere è il problema sul quale riflettere e per il quale cercare insieme una soluzione. Altrimenti per i nostri figli sarà la fine e con loro, la fine della società.
(Sopra: Il poster tenuto da Elvira Alvaro. Sotto: amici del povero Licursi mentre trasportano la bara sul carro funebre)  

Domenico Agostini