BOVALINO
CINEMA ARISTON
IL
VECCHIO CINEMA ARISTON DOPO LA DEMOLIZIONE VIVRA' SOLO NEI RICORDI DEI
BOVALINESI.
Servizio di ANTONELLA ITALIANO
Continuano
i lavori di demolizione del vecchio cinema Ariston. I bovalinesi, di tanto in
tanto, si fermano ad osservare. Dagli squarci, la luce si infiltra insidiosa
riscoprendo le vecchie tribune impolverate, dai muri cadenti si intravede il
palco, la cabina in mattoni, nella parte alta, ancora resiste. «Sono solo
fantasmi del passato «dicono i giovani, mentre i più anziani tornano ragazzini.
Bovalino, 10 agosto 1944, sul suo nuovo quaderno Giovanni Ruffo annota: «Oggi
ricorre l’anniversario della firma dell’armistizio con gli Alleati. Nel
pomeriggio, con il biroccio, siamo andati al Bosco dal mio compare Barreca.
Abbiamo mangiato formaggio, pane, uva, fichi d’india; abbiamo bevuto vino
buonissimo. Al ritorno sono andato al cinema, dove hanno proiettato
“L’assassinio del corriere di Lione”. Gli Alleati si trovano a pochi chilometri
da Bruxelles (…) la famosa linea difensiva tedesca a nord di Firenze è stata
sfondata». Vincenzo Michelizzi era troppo piccolo per scrivere, lui il cinema lo
visse in maniera diversa. Correva tutto il giorno tra la stazione e la sala di
proiezione per portare le pizze all’operatore.

«Consegnato
l’ultimo film, invece di andar via – ci spiega Vincenzo Michelizzi (nella foto) – mi nascondevo per
osservarlo mentre incollava la pellicola con l’acetone. Aspettavo che finisse la
proiezione, poi, quando andava via,
entravo nella cabina e provavo anch’io.
Giocavo con i pezzi di pellicola fino a tarda sera». Ricordi che le ruspe
riportano in vita, storie che si intrecciano e si completano.
Piccoli pezzi di mosaico raccolti per strada. Bovalino, 24 settembre 1944, Ruffo
scrive: «Stamattina sono andato a Messa. Abbiamo mangiato pasta e fagioli.
Stasera hanno proiettato “Maddalena zero in condotta” con Carla Del Poggio,
Roberto Villa e Vittorio De Sica. È la quarta volta che vedo questa pellicola».
Michelizzi, frattanto, continua a fare prove, presto sarà un operatore
cinematografico perfetto: «Quando diventai titolare al cinema Ariston avevo
ventidue anni. – ricorda Vincenzo insieme a noi – quella sera proiettai
“Tormento ed estasi” e “Tutti insieme appassionatamente”. Formai, con altri
ragazzi, un’ottima squadra. C’era chi metteva i manifesti per tutto il paese per comunicare
alla gente la proiezione del giorno, chi passava dal bar a far propaganda perché
sapeva che gli “irriducibili” lo avrebbero seguito, ed io controllavo le
“pizze”». Le ruspe, addette ai lavori di demolizione, si sono appena fermate
così, quando Michelizzi addita qualcosa dentro al cinema, possiamo avvicinarci
alle transenne: «Il direttore D’Agostino non mancava mai allo spettacolo delle
21.00. Vedeva i film più volte e quello era il suo posto fisso. I bovalinesi non
lo occupavano per questo. Don Carlo Romeo, invece, si sedeva dall’altra parte.
Per la sala correvano i bambini che le mamme mi affidavano nel primo pomeriggio.

I fratelli Cataldo, figli del panettiere, venivano a trovarmi spesso con i
panini caldi. “U frittularu” era uno dei personaggi più strani. Faceva il reduce
pluridecorato della guerra. Poi c’era un certo Morisciano che entrava alle 14.30
e vedeva tutti i film fino alle 20.00. Una sera non si accorse che la porta era
chiusa e sia lui che il vetro fecero una brutta fine». Anche Ruffo ricorda
questi tempi: «Era il miglior cinema della zona. Facevo il critico
cinematografico per l’Unità e annotavo sui miei quaderni tutte le proiezioni.
Era una struttura magnifica, sempre piena di gente. Ricordo i fans di
Roberto Villa, gli appassionati di “Sangue e Arena”, gli instancabili dei
Western. Un vero salotto cittadino. Il palco era riservato ai benestanti e alle
scene coi baci tutti bisbigliavano scandalizzati». E qualcuno s’innamorava:
«Vidi mia moglie per la prima volta al cinema – racconta per concludere
Michelizzi – avevo appena fatto partire la proiezione di “Lassù qualcuno mi ama”
ed ero sceso in sala. I nostri sguardi si incrociarono per caso. Lei era poco
più che dodicenne». Gli ultimi pezzi che i bovalinesi ci regalano, poi vanno
via, forse un po’ malinconici ma…senza mai voltarsi indietro!
Da: Gazzetta del Sud - Venerdì 10 febbraio 2006, pag. 28