COFACE HANDICAP E IAS AD ARDORE PER PRESENTARE
UN PROGETTO SUI DISABILI
«Disability and exclusion» il titolo del progetto. La
tavola rotonda sul tema: "Le politiche per l'inclusione delle persone con
disabilità e delle loro famiglie
Ardore, 22 novembre 2009
E’
stata una tavola rotonda diversa dai soliti incontri con i relatori, gli
invitati, la stampa. C’erano, è vero, anche questi, ma i veri protagonisti
sono stati Valentina Capalbo giovane studentessa di Acri (CS), Angela Fusaro
mamma di Valentina e Miranda Farcomeni una mamma di Reggio Calabria che
accudisce la sua bimba audiolesa, le quali durante il dibattito, hanno
raccontato le loro toccanti esperienze personali e denunziato i ritardi del
Governo e degli Enti preposti alla risoluzione della vasta problematica
riguardante i disabili, dando valore e contenuto a tutto l’incontro.
Ad Ardore, nella Casa di Mamre,
una struttura recuperata dall'Amministrazione comunale guidata dal dott.
Giuseppe Grenci ed oggi da Giuseppe Campisi e arredata da Mons. Giancarlo
Bregantini, quando era Vescovo della Diocesi Locri-Gerace (era nata come carcere
ma mai utilizzata ed ora è una struttura di indubbio valore sociale, con
70 posti letto, ristorante, sale convegno, campo di calcetto e d'estate dotata
anche di grande piscina) con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale è stato
presentato un progetto finanziato dalla Commissione Europea dal titolo
“Disability And Social Exclusione”, per un approfondimento sullo stato delle
politiche e dei processi di inclusione delle persone con disabilità. Un
progetto coordinato dall’Istituto per gli Affari Sociali (IAS) e cofinanziato
dalla Commissione Europea-DG Employment, Social Affairs and Equal Opportunities
e che annovera tra i partners il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,
la Regione Puglia, i Comuni di Parma e di Castel Sant’Antangelo (RI), la
Fondazione
Don Gnocchi Onlus, Coface Handicap, West, Regesta Rai 2 e Fish. Al centro del
dibattito: le esperienze e le buone pratiche condotte sul territorio.
La tavola rotonda è stata introdotta dal moderatore Domenico Agostini, nostro direttore, nella qualità di delegato regionale dell’UNLA ente morale che si occupa di educazione permanente, il quale ha tracciato un breve excursus sul concetto di inserimento, integrazione ed inclusione.
Dopo i saluti del sindaco del Comune Giuseppe Campisi il quale ha rappresentato l’impegno di tutta l’Amministrazione a favore delle persone disabili e delle loro famiglie attraverso interventi mirati per rendere più vivibile la condizione di disagio, il dott. Attilio Sòrice dell’Istituto per gli Affari Sociali ha presentato il progetto nelle sue linee essenziali soffermandosi sull’obiettivo che lo IAS si prefigge: “la ricerca principalmente nei piccoli comuni delle «buone prassi» messe in essere dalle Amministrazioni e dalle Associazioni”. Una lezione, più che una presentazione dove è emersa con chiarezza la motivazione intima della necessità di creare “rete” per l’affermazione del diritto di cittadinanza di tutti quelli che vivono una condizione di malessere. L’avvocato Francesco Nucara della FISH Calabria, ha parlato delle leggi a favore dei disabili e delle famiglia e di quanto ancora c’è da fare per una piena inclusione nel contesto civile affinché ogni persona con disabilità possa entrare nella comunità con pieni poteri e diritti di partecipazione attiva sulle scelte, sulle regole e sui principi di funzionamento.
Il dott. Attilio Sòrice ha presentato le fasi del progetto puntualizzando che l’IAS è un Ente di diritto pubblico del settore ricerca, vigilato dal Ministero della Solidarietà Sociale e che svolge attività di consulenza strategica, di assistenza tecnica e di formazione in materia di politiche sociali, ivi compreso l'ambito delle professioni e del lavoro nel campo sociale. Ha, quindi, esposto il progetto che mira al miglioramento della qualità della vita delle persone disabili, superando pregiudizi, stereotipi e discriminazioni, ed ha sostenuto con forza che “la pratica è l’inclusione sociale e il rispetto della prassi su tutto il territorio nazionale. Affinché ciò sia possibile, ha concluso l'illustre relatore, è necessario ci sia una maggiore e migliore informazione da parte di tutti”.
E' stata poi la volta della presidente di Coface-Handicap con sede a Bruxelles. Anna Maria Comito attivissima operatrice, impegnata per assicurare l'attuazione delle politiche per i familiari con persone disabili ed il riconoscimento alla famiglia del ruolo centrale che le spetta nelle politiche sulla disabilità per la realizzazione di una migliore qualità di vita e di cura della persona disabile e di tutta la sua famiglia, ha presentato il decalogo della Carta Europea del familiare assistente e quindi non autosufficiente, a prescindere dalla causa della dipendenza della persona aiutata, Carta che è lo strumento proposto alle varie organizzazioni e che permette di contribuire alla conciliazione della vita familiare e professionale grazie ad una scelta consapevole del familiare che si prende cura di un congiunto non autosufficiente ed in conformità con gli obiettivi della strategia di Lisbona 2000.
Lo
studio elaborato da Cesira e Sandra Filippone di Ardore -incaricate a
somministrare un questionario su tutto il territorio di Ardore-, è stato esposto
con perizia di dati, dal quale è emersa l’effettiva situazione riguardanti le
politiche esistenti in materia di disabili, le carente ed i bisogni ed ha
evidenziato momenti di buone prassi sul territorio, studio che servirà alla
Commissione Europea per promuovere delle politiche in favore delle famiglie con
persone disabili e per indirizzare dei fondi mirati ai Comuni al fine di dare
una reale risposta ai loro bisogni.
Salvatore Crimeni, presidente della Cooperativa “Pinocchio” ha parlato delle difficoltà in cui si barcamena. “Non si può lavorare con gli attuali parametri di sostegno alle iniziative della Regione Calabria. Sono pochi spiccioli e non consentono interventi appropriati. Nel dibattito ha preso la parola la studentessa Valentina Capalbo la quale ha denunciato le inefficienze dei servizi a favore dei disabili: “Nell’atto di uscire di casa, il disabile viene discriminato per l’assenza di mezzi, di barriere architettoniche, così come i servizi garantiti dagli enti pubblici sono spesso ubicati addirittura ai piani alti degli edifici e questo provoca nella persona un disagio psicologico nel vedere i suoi diritti irraggiungibili. E ha posto una domanda ai presenti: “Secondo voi come può un individuo “diverso” per le sue problematiche, essere inserito nella società dei normodotati, se non esistono progetti adeguati all’integrazione di questi individui, perché vengono attuati con la sola presenza di persone disabili, non includendo nessun soggetto normodotato. Se non si considera questa una discriminazione, ha concluso Valentina, vuol dire che le parole della Costituzione italiana non vengono prese in considerazione quando si parla di rispetto della dignità, di democrazia, di tutela del cittadino in quanto la persona disabile non è libera di gestire la propria vita con autonomia. Spesso la nostra finestra sul mondo rimane affidata alla sensibilità degli altri che per fotuna la maggior parte delle volte rimane la nostra unica speranza “.
Giuseppe Grenci, Presidente
del Consiglio Comunale ha sottolineato lo sforzo dell’Amministrazione Comunale
di Ardore, nel suo piccolo, per attuare le buone prassi a favore delle persone
disabili (Casa Mamre, scuole, edifici pubblici e di culto ed ha auspicato che la
legge 328/2000 sia opportunamente finanziata e supportata da progetti a lunga
scadenza che diventino organici all’attività di Stato, Regione, provincia e
comuni. L’assessore Provinciale alle Politiche Sociali Attilio Tucci, che ha
concluso i lavori ha parlato del ruolo essenziale che deve avere il Distretto
Sanitario, augurandosi che finiscano il campanilismo e gli interessi settoriali
dei comuni al fine di non disperdere energie e finanziamenti pubblici. Lo sforzo
deve essere comune e deve tendere al bene di tutti. La Provincia, ha proseguito
Tucci, sta facendo la sua parte anche in questo delicatissimo campo attivando,
tra l’altro, un corso di formazione per 60 assistenti che stanno già facendo
praticantato nelle scuole ed è nostro desiderio, se riusciremo a reperire fondi
certi, far lavorare questi giovani anche all’interno dei nuclei familiari che
hanno bisogno di personale qualificato e quindi capace di rispondere
adeguatamente alle esigenze dei disabili, ben sapendo, ha concluso Tucci che le
famiglie si sentono segregate per non lasciare soli i congiunti con gravi
disabilità. (Simone Alliva).
(Le foto. In alto la presidente di Coface Handicap Comitgo,
Atytilio Tucci, Giuseppe Grenci e Domenico Agostini; al centro: una foto di
gruppo con Valentina Capalbo; in basso: Sandra Filippone e Attilio Sòrice)