PREMIO LETTERARIO INTITOLATO A MARIO LA CAVA. LO DETERMINERA' L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE NEL PRIMO CONSIGLIO COMUNALE DOPO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DEL 28 E 29 MARZO

Bovalino 9 aprile 2010

“Bovalino, la Calabria e l’Italia intera hanno perso uno dei personaggi più validi della nostra terra. Ho convocato la giunta e proclameremo una giornata di lutto cittadino, provvedendo anche ai funerali che saranno a carico dell’Amministrazione Comunale. Altre iniziative faremo in seguito affinché sia ricordato degnamente il nostro scrittore Mario La Cava”.

Era il 16 novembre del 1988 e così Tommaso Mittiga, sindaco di Bovalino, dichiarava ai microfoni di una emittente televisiva locale. Ci son voluti esattamente 22 anni perché quel “faremo in seguito” si realizzasse. Perché nessuno, da quella data ha mai alzato la testa per guardare avanti. Mario La Cava, del resto, dei politici e degli amministratori di Bovalino non aveva un gran concetto: «Mi hanno infelicitato l’esistenza col progetto di far costruire sulla spiaggia», scriveva. «Sono vissuto con l’incubo che una mattina mi sarei svegliato e non avrei visto più il mare. E tutto per l’insipienza di questa gentarella che non ha a cuore gli interessi generali, ma procede ed amministra per clientele. Fatti salvi quei pochissimi buoni, (si riferiva ai politici), gli altri sono degli arruffoni, il più delle volte degli ignoranti, certo tronfi del loro potere».

Mario La Cava ritorna spiritualmente nella sua Bovalino grazie a quel giovane sindaco di ventidue anni fa, Tommaso Mitiga. Dignitosamente ci ha pensato nel primo consiglio comunale convocato per venerdì 16 aprile, inserendolo all’interno di una serie di atti importantissimi. Nel programma elettorale posto all’attenzione degli elettori, non figurava questo impegno, ma evidentemente, nel cuore di Mittiga, dirigente scolastico, Mario La Cava non era stato mai dimenticato. Averlo meritatamente ricordato dedicandogli un “Premio letterario”, è cosa che gli fa onore e ci rende tutti più responsabilmente vicini all’uomo che non si piegò mai ai pur facili richiami di chi lo invitava a lasciare la sua Bovalino, che amava profondamente, per trasferirsi e frequentare i salotti degli intellettuali che gli avrebbero garantito una vita agiata. La Cava, con dignità,  restò a Bovalino, preferendo la sua casa, sua moglie ed i suoi figli “perché aveva capito che non si può andare in fuga dalla società nello stato d’assedio”e con un vitalizio che la Regione Calabria, ed il Consiglio dei Ministri applicarono attraverso la cosiddetta “Legge Bacchelli”, un anno e mezzo prima che sopraggiungesse la morte.