UN ROMENO ANNEGA A
BOVALINO
La Polizia di Stato
indaga. Domani l'autopsia
Bovalino, 22 aprile 2007
Abitava a Bovalino da diversi mesi il giovane rumeno, sposato
con due figli, di 39 anni inghiottito dalle onde del mare nel tratto di
spiaggia che dal borgo “Sant’Elena”si allarga verso il torrente “Malachia”.
L’amico indiano con il quale aveva raggiunto la spiaggia dopo aver bevuto una
buona quantità di birra anch’egli in preda all’alcool, non ha avuto la forza di
soccorrerlo quando, scosso dalle grida di aiuto, si è accorto che non era più
vicino a lui. Si erano messi entrambi proprio vicino alle onde, forse per
respirare le goccioline della brezza e smaltire la sbronza. Dovevano essersi
assopiti quando un’onda più forte e più lunga è riuscita a raggiungerli ed a
ghermire il rumeno, circa un metro più vicino al mare e a portarselo dentro.
L’indiano si è reso conto dopo dell’accaduto, quando l’amico si è messo ad
urlare ed a chiedere aiuto.
Erano quasi le diciasette quando è stato lanciato l’allarme: un uomo tra le
onde alte de mare stava dimenandosi in evidente difficoltà. Nessuno ha tentato
di fare qualcosa né era pensabile aiutare chicchessia considerate le pessime
condizioni del mare. Con i telefonini sono stati allertati il 113 e il 112 che
a loro volta hanno interessato la Delegazione di Spiaggia di Bovalino per un
tentativo di soccorso. L’allarme è stato immediato da parte del comandante
della Caserma, Luciano Pittelli, che sorge a circa trecento metri dal luogo
dove è avvenuta la disgrazia e vano è stato il tentativo di mettere in mare il
gommone. Mentre partiva da Roccella Jonica la navetta della Capitaneria di
Porto, sul lungomare si sono ritrovati un centinaio di persone che hanno potuto
soltanto vedere galleggiare un essere umano che un’onda ha prima riportato a
riva e l’altra successiva se l’è ripreso, portandoselo dentro. Nulla da fare per
il povero disgraziato giovane rumeno oramai esanime, in balia del mare, fino a
quando la navetta della Capitaneria di porto, raggiunta Bovalino, non è riuscita
a tirarlo in barca, trasportarlo a Roccella da dove è stato trasferito
all’obitorio dell’Ospedale di Locri, in attesa dell’autopsia e dei rilievi
degli inquirenti.
Una storia tristissima che più di una persona (c’erano anche bambini sul
lungomare) ha vissuto come se stesse partecipando ad un reality, proprio dal
vivo, in diretta. Una vera scena da televisione shock. Troppi scatti sono stati
fatti dai piccoli cellulari con l’obiettivo fotografico e molti bambini hanno
assistito e ripreso la scena dello strazio dell’uomo in mare come se fosse la
cosa più naturale del mondo. “Eccolo, è sulla tua destra, ha la camicia verde
scuro, scattagli una foto. Fai presto altrimenti non lo vedi più”. E’ morto un
immigrato cittadino dell'Europa in una domenica del mese di aprile, un povero lavoratore
sbarcato in Calabria chissà quando, nella speranza di poter lavorare e
guadagnarsi un pezzo di pane per sé stesso e per la famiglia in Romania. Forse
da qualche giorno non riusciva a guadagnare nemmeno un euro ed ha affogato la
disperazione nell’alcool, forse aveva bevuto troppo per dimenticare la
disperazione di giorni tristi ed uguali. Storie di migliaia di immigrati
clandestini che molti non guardano nemmeno quando camminano ma sono pronti a
scattare qualche fotogramma da mostrare a casa ed ad amici come se si trattasse
di un trofeo. La mala televisione ha insegnato anche questo.