10 maggio 1969 si insedia il Comitato per Bricà
Bovalino, 10 maggio 2008
Parlare
ancora oggi di un a realtà grande 30.310 metri quadrati di superficie recintata,
13.000 mq di superficie coperta e 650 HP di forza motrice installata (dati
1969), non più funzionante per la violenza perpetrata dalla politica in generale
e dai politici della Locride in particolare, oggi, vestiti sotto abiti diversi, alla
propria terra, probabilmente non ha senso. Ma il 10 maggio del 1969, 39 anni fa,
proprio perché si paventava la chiusura e la fine di uno stabilimento che aveva
dato da mangiare a più di seicento famiglie di Bovalino e dei paesi confinanti, si insediava il “Comitato di Studio e di Agitazione per la Soluzione del
problema dello Stabilimento di Bricà in Bovalino” ed il sindaco Giovanni
Ferrigno, che aveva “voluto” il Comitato "al fine di studiare e di promuovere
la soluzione dell’annoso problema dello stabilimento”, salutava il Comitato
augurandosi che il lavoro "sia coronato dal migliore successo”. Il Comitato era
così composto: Avv. Pasquale Strano, presidente; Dott. Vincenzo Racco giudice
conciliatore V. Presidente; Avv. Ferdinando Zappavigna, Segretario; Domenico
Agostini, Domenico Armeni, Giovanni Audino, Cartisano Carmelo, Domenico
Catanzariti, Rosario Ceravolo, Giuseppe Dato, Francesco De Domenico, Pasquale De
Domenico, Antonio Delfino, Francesco Fonti, Michele Fragomeni, Vincenzo Gullaci,
Raffaele Jemma, Francesco Marzano, Luigi Napoli, Domenico Panuzzo,
Giuseppe Pisciuneri, Antonio Pizzichemi, Giuseppe Primerano, Pasquale Primerano,
Francesco Recupero, Giuseppe Sacco, Domenico
Triveri, Antonio Zappia, Luigi Zappia, Pietro Zappia, Elio Zoldan. In
quella stessa circostanza il comm. Ferrigno, parlò di “banco di prova della
volontà politica della nostra classe dirigente centrale, alla quale non esitiamo
a presentare per il pagamento, la cambiale che essa ci ha rilasciato in periodo
elettorale come
corrispettivo dei nostri suffragi, dati con larghezza di mezzi e
di sacrifici per tutti” e aggiungeva immediatamente: “Se – malauguratamente –
questa cambiale dovesse cadere nelle mani dell’Ufficiale Giudiziario, disse,
allora sapremmo regolarci per le prossime consultazioni popolari”.
Profeta? Sta di fatto che mai, in nessun tempo, la cambiale è stata onorata né
dalla DC, né dal PSI, né dall’allora PCI né dagli altgri partiti di maggioranza
e di minoranza, né dai sindacati, né dalla Regione Calabria, dopo l’istituzione,
né dalla Provincia. Anzi, ad ogni tornata elettorale si sono reiterate le
promesse, sempre con più vigore e sempre con la stessa enfasi: “Io, solo io,
popolo mio, risolverò il problema!” ed il popolo ha continuato a sperare per
sentirsi poi ancora di più “avvilito, mortificato, ingannato, truffato”, come
scriveva il presidente del Comitato Pasquale Strano. E non facciamo nomi di chi
ha preso in giro la gente di Bovalino e dell’entroterra aspromontano, preferiamo
mettere un velo pietoso su una realtà per la quale vale ancora la pena di
parlarne non fosse altro per cercare un’idea da attuare. Più idee, più
confronto, più soluzioni, più possibilità di poter costruire, insieme, un
qualcosa che dia lavoro, che attivi processi di crescita morale, culturale,
economica, politica. Quel libro del Comitato presieduto dall’avvocato Pasquale
Strano, intitolato ”Una industria sepolta viva” portava la firma di 31 persone:
otto consiglieri comunali tra cui il vice sindaco, due assessori, e poi operai,
industriali, artigiani, commercianti, giornalisti, impiegati. Da allora
diciassette membri sono morti, con nel cuore anche l’amarezza di non aver visto
decollare quell’”industria”. Si potrà ancora sperare? A parere del sindaco di
Bovalino, Francesco Zappavigna, sì, riconvertendone l’uso. Non più fabbrica del
legno, bensì area da destinare a “fiera” permanente; area da mettere a
disposizione di quanti vorranno esporre, settorialmente, i propri prodotti,
un’area di continua “movimentazione” che darà lavoro almeno a cento giovani. Ma
è solo una delle tante idee di cui si parla a Bovalino e che si farebbe bene a
metterle in discussione per non perdere il treno importante dell’Europa dei POR.