INDAGINI SERRATE DEL COMMISSARIATO DI PS DI BOVALINO DOPO IL RITROVAMENTO DEL BUNKER

Bovalino 30 aprile 2010

 

La notizia del bunker scoperto dalla Polizia di Stato in servizio presso il Commissariato di PS di Bovalino, agli ordine del vice questore Luciano Rindone,  costruito a 7 metri di profondità, all’interno del capannone di 400 mq già di proprietà della cooperativa “Orto Flora”, e da sedici anni affidato unitamente ai tre ettari di pertinenza, ad un curatore da parte del Tribunale di Locri, ha destato scalpore.

Bovalino assurge agli onori di cronaca come Locri, San Luca, Platì, Palmi,  Reggio Calabria o come decine e decine di altri paesi della Locride e della provincia.

Turba le coscienze anche  il fatto che oramai i bunker, veri mini appartamenti sotto terra, sono dotati di ogni genere di confort e garantiscono la latitanza dei boss della ‘ndrangheta che al sicuro e con Internet a portata di mano, possono tranquillamente continuare a dare ordini, in barba alle forze dell’ordine, i quali con alto senso del dovere continuano a dar loro la caccia, quotidianamente, di giorno e di notte.

L’intricatissima proggettualità messa in essere dalla malavita organizzata è tra le più complesse e sofisticate.  Nicola Gratteri, il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, in prima fila nella lotta contro la criminalità organizzata,  in una intervista ha detto che ”I rifugi sotterranei e le varie gallerie collegano una casa all’altra. A Plati’, ha continuato il magistrato,  abbiamo trovato una galleria di 180 metri di lunghezza che era stata realizzata a sei metri di profondita”.  

Il 23 marzo scorso i Carabinieri della Compagnia in località “Janchina” hanno rinvenuto, in una specie di bunker un arsenale di armi ed anche un giubbetto antiproiettile in dotazione alla Polizia di Stato, ed altri due bunker erano scavati addirittura nella roccia.
Il “mini appartamento” trovato dalla Polizia di Stato di Bovalino in località “Bosco selvaggine” è veramente un gioiello, una chicca, una residenza protetta e sicura con sistemi elettronici sofisticatissimi, come il sollevamento del lastricato per mezzo di congegni computerizzati. All’interno, poi, computer portatili per collegamento ad Internet con più gestori di telefonia mobile. Un comodo ambiente per soggiorni anche lunghi, con doccia e vasca idromassaggio, con possibilità di fuga o di “passeggiata”. Per raggiungere “Bosco selvaggine” a 400 metri dalla frazione Bosco sant’Ippolito, si percorre una strada sterrata che collega la frazione a Casignana, costeggiando la  fiumara “Buonamico” a sei chilometri dalla SS 106.

Massimo il riserbo degli investigatori che hanno messo i sigilli al capannone e stanno vagliando assieme alla Dda di Reggio Calabria ogni reperto per individuare chi vi ha soggiornato o altri utili elementi per far luce su quest’altro “mistero”. Una costruzione come quella scoperta a sette metri di profondità, anche se nascosta dal capannone abbandonato, ha richiesto tempo ed utilizzo di materiale laterizio in abbondanza. Si attendono perciò i risultati della investigazione che, come abbiamo detto, è complessa e richiederà del tempo.

Il geom. Aldo Taliano dal 1995 non più Presidente della cooperativa “Orto Flora”, chiusa per fallimento quando già si era imposta sul mercato, ascoltato dal dott. Luciano Rindone nella mattinata del 28 aprile, non ha aggiunto niente che non conoscevamo. Ha invece parlato della cooperativa e di quello che avrebbe potuto rappresentare per Bovalino. Una grande idea e tanti rapporti commerciali intessuti con ditte importanti italiane ed estere. Ricordi tristi per quel che era e che poteva diventare ma che è finita “come tante iniziative che caratterizzano, purtroppo, la vita economica e culturale del nostro paese che continuiamo ad amare ed a credere possa avere un sussulto di orgoglio”. (Simone Alliva)