LA POLIZIA DI STATO DI BOVALINO SCOPRE UN MINI APPARTAMENTO A SETTE METRI DI PROFONDITA'
Bovalino 29 aprile 2010
Se Reggio Calabria è ben sveglia, Bovalino non
dorme. Potrebbe essere questo lo slogan beneaugurante dopo che le forze
dell’ordine, in questo caso gli uomini del Commissariato di PS, hanno scoperto,
in località “Bosco Selvaggine”, un piccolo appartamento a sette metri di
profondità (circa 70 mq) all’interno di un capannone di 400 mq che fino al 1995
era sede degli uffici dell’”Orto Flora” e del settore di confezionamento dei
prodotti (garofani ed ortaggi di stagione): una cooperativa agricola di Bovalino
che operava su tre ettari di terreno in buona parte coperti a serre con impianto
di riscaldamento e dava lavoro ad una trentina di operai.
Più che di scoperta del bunker si è trattato di una vera e propria operazione di polizia coordinata dal Vice questore Luciano Rindone, Dirigente capo del Commissariato di Bovalino il quale, attraverso il team investigativo che opera ai suoi ordini, sta, da oltre un mese, setacciando e messo sotto sorveglianza i siti sospetti dell’interland bovalinese e dei comuni dell’entroterra aspromontano.
L’irruzione nel capannone è avvenuta alle ore
4,30, quando tutta la zona era già presidiata da agenti di PS. La struttura è
situata a 400 metri dalla provinciale per San Luca ai confini dei Comuni di
Benestare e Bovalino e a 200 metri dalla fiumara “Buonamico”. All’ordine dato da
Rindone, dieci uomini sono entrati nel recinto, segnato da una rete, si sono
avvicinati all’ingresso principale, lasciando in retroguardia gli altri agenti.
Servendosi di torce antinebbia, hanno constatato che all’interno non vi erano
tracce di persone. Da un accurato sopralluogo nelle stanze adibite ad uffici
della disusata cooperativa, veniva individuata una zona con lastrone di pietra
non adeguatamente disposto sul resto del lastricato. La Polizia di Stato era nel
posto giusto. In quel luogo c’era qualcosa di molto importante. La squadra
operativa si è messa subito all’opera ed alla fine il paziente lavoro è stato
coronato dal successo. Sotto il lastrone vi era una profonda buca. Ma le
sorprese non erano terminate, in quanto alla parete, a circa due metri di
profondità, vi era un interruttore per la corrente elettrica. Il bunker era
illuminato anche se dall’esterno non vi era traccia di fili elettrici (proprio
vicino al capannone sorge una cabina dell’Enel). Proseguendo, sempre su
dislivello in discesa, agli occhi del Dirigente Rindone e dei suoi uomini si è
presentata una porta blindata ed all’interno, un mini appartamento: un vero
gioiello di ingegneria e di architettura. Bagno con doccia e vasca
idromassaggio, sala d’attesa con tavolo, sedie, frigorifero, armadio per la
conservazione di insaccati, scatolame, acqua, vini e liquori ed una stanza con
due letti ed impianto di riscaldamento ad energia elettrica. Un rifugio
tranquillo e sicuro con accesso garantito da un telecomando –che veniva
consegnato all’”inquilino”- con il quale, (funzionava ad una distanza di 150
metri) veniva innescato il meccanismo per il sollevamento del lastrone. il tempo
necessario per percorrere il tratto che dal cancello, superando il grande
portone in ferro, portava direttamente nell’appartamento sotterraneo e sicuro.
Il bunker era, per usare un termine delle forze dell’ordine, freddo, segno
evidente che non veniva usato da tempo. Un bel colpo alla ‘ndrangheta ed alla
delinquenza organizzata ed un grande successo della Polizia di Stato che per
tutta la giornata di ieri, attraverso gli uomini della scientifica hanno
continuato a fare rilievi minuziosi all’interno del bunker e sull’intera zona
delle serre. Nella mattinata di ieri è stato interrogato anche l’ex presidente
dell’OrtoFrutta, il rag. Aldo Taliano, professionista di indubbia onestà, il
quale da quando nel 1995 è subentrato il curatore dell’Azienda, nominato dal
Tribunale di Locri, per sopravvenuto fallimento, non si è mai più interessato
della cooperativa e delle proprietà di pertinenza.