Bovalino si è raccolta in silenzio attorno alle bare dei coniugi Vincenzo Sculli e Elisabetta Morabito, periti nell’incidente stradale del 5 maggio scorso. Fin dalle ore 14.30 molta gente si è portata presso l’abitazione degli Sculli ad attendere che da Locri giungesse il feretro. Il percorso fino alla Chiesa Matrice “San Nicola di Bari” è stato fatto a piedi e man mano che le due bare, trasportate dai carri funebri si inoltravano nel paese, la gente ha infoltito il corteo. All’esterno della Chiesa molte corone tra cui quelle del Comune di Canolo e di Bovalino e mazzi di fiori deposti da mani pietose. Le due bare sono state accolte dal parroco Padre Giuseppe Castelli e da don Francesco Sculli, nipote diretto dei defunti. Un silenzio religioso all’interno della Chiesa. A terra le due bare. Nell’omelia, Padre Giuseppe ha ricordato la tragedia che ha colpito la famiglia Sculli, ed ha soggiunto che “anche se il dolore è incommensurabile, resta il conforto cristiano sorretto dalla fede che “ad attenderli in Paradiso” vi sono gli Angeli ed i Santi. Vincenzo Sculli e Elisabetta Morabito, ha proseguito erano buoni ed amavano la famiglia, grandi lavoratori, hanno con sacrificio educato i figli consentendo a tutti di studiare e diventare dei professionisti ma soprattutto hanno inculcato l’essenzialità del vivere civile nel rispetto dell’altro, tutti gli altri, nessuno escluso. Una famiglia quindi unita, solida, sorretta da valori sani, in una parola una famiglia cristiana”. Al termine del mesto rito, scroscianti applausi hanno accompagnato le bare fino all’uscita della Chiesa, dove i familiari hanno ricevuto da centinaia di amici le condoglianze. Ai funerali mancavano Bruno e Rosa, ancora ricoverati all’Ospedale di Locri. A loro non è stato ancora comunicato la morte dei genitori, così sembra abbia voluto la moglie di Bruno per non aggravare ancora lo shock per il quale, Bruno non riesce a ricordare cosa effettivamente sia accaduto. Per i sanitari è una cosa normalissima che pian piano passerà.
Niente di nuovo sul fronte delle indagini. Nessun elemento valido è emerso e gli inquirenti stanno aspettando che a Bruno riaffiori la memoria. Non è escluso che possa essere stata invasa la carreggiata nella direzione Catanzaro-Reggio (a cinquanta metri dall’impatto vi è una uscita che immette in una zona abitata) da qualche automobile per cui istintivamente lo Sculli ha cercato di mantenersi oltre la linea di delimitazione della strada, finendo contro il pilone del guardrail. Così come da più parti viene sostenuto che il tratto stradale sia particolarmente pericoloso per mancanza di aderenza dell’asfalto che è reso viscido dall’usura. Dubbi pesanti che mettono ancora una volta sotto accusa la SS 106, vera trappola di morte, nell’indifferenza di una classe politica che non riesce a farsi sentire per sostenere la necessità non di un riammodernamento ma di una nuova strada, “l’autostrada della vita” a fronte di quella della morte che giornalmente, da sessant’anni, si è costretti ad utilizzare. (Simone Alliva)