FURTO AD UN ARTIGIANO. TRAFUGATE MOTOSCOOTER "VESPA" ED ATTREZZATURA DI OFFICINA

Bovalino 31 agosto 2010

 

Ancora furti a Bovalino, ancora disperazione per chi li patisce e paura per chi ha una attività commerciale o, se anziano,  vive da solo in casa o con la moglie. Ieri, probabilmente dopo la mezzanotte, la “banda dei furti” ha continuato l’azione di sistematico trafugamento di qualunque bene frutto del lavoro di gente onesta e laboriosa,  penetrando nell’officina di Ignazio Minnella, sita in viale America e portando via buona parte delle attrezzature e dei ricambi nonché due moto “Vespa” nuove, senza targa né batteria, tenute in esposizione, in conto vendita, per un valore complessivo di 20.000 euro.

A fare la scoperta è stato il figlio minore Gianluca, studente delle superiori, che alle otto ha aperto le serrande, in attesa che giungesse Fabio, suo fratello, 22 anni, diplomato, ma appassionato di moto al quale, il padre Ignazio, ha affidato la gestione dell’officina, tanto desiderata. Un modo per dare la possibilità al giovane ventiduenne di avviare un’attività artigianale, investendo alcune decine di migliaia di euro ed assicurargli un avvenire. Gianluca, vedendo le attrezzature sparse nei 150 mq di locale,   si è reso conto di aver subito il furto e si è precipitato nell’area adibita ad esposizione accorgendosi che le due moto “Vespa” erano sparite. Il  pianto lo assale ma ha la forza di rimettersi sul motorino e raggiungere  la propria abitazione per avvisare il genitore, il quale, assieme a Fabio si precipitano nell’officina e dopo la constatazione del furto, informano il Commissario della Polizia di Stato che, giunti sul posto e dopo i primi rilievi avviano le indagini. Un’altra storia di violenza perpetrata ai danni di artigiani che continua a mettere sempre più in ginocchio una cittadina che da molto tempo non ha più la forza di reagire. Ignazio Minnella aveva investito sul proprio figlio, dopo che la Regione Calabria aveva bocciato il progetto di Fabio: restaurare macchine d’epoca. La sua passione, il suo sogno. La notizia della bocciatura della sua pratica gli scombussola la vita. Cosa fare? Partire? Ignazio Minnella è un uomo che ha sempre lavorato. Si rimbocca le maniche e tranquillizza il figlio. Riesce a mettere su un’officina: una bomboniera. Con qualche debito e fiducia e simpatia di amici che lo sostengono nell’iniziativa. Da diciotto mesi Fabio Minnella si alza presto e va a lavorare. Per le moto il lavoro non manca, specialmente d’estate. Negli altri mesi ci si arrangia. L’officina è buona ed egli si dimostra un buon intenditore ed un bravo manutentore di ciclomotori. La voce passa da uno scuterista all’altro. Il lavoro incomincia ad esserci e già si pensa ad un meccanico di esperienza. Ieri i sogni sono crollati e Fabio ha iniziato a smantellare l’officina. “Andrò a trovarmi un padrone. Difficile lavorare a Bovalino!” (Simone Alliva)

 

 

 

 

LO SFOGO DI IGNAZIO E FABIO MINNELLA

Ignazio Minnella ha sei costole fratturate per un incidente accaduto il 9 agosto scorso proprio mentre era di ritorno dal negozio di ricambi dove era andato per acquistare alcuni prodotti. “Per i figli si fa di tutto. Ho sempre lavorato sodo per portare avanti dignitosamente la famiglia. Poi i figli crescono, vanno a scuola, si fanno sacrifici per mantenerli all’Università e dar loro un avvenire. Fabio si è diplomato ed ha sempre desiderato lavorare sulle moto e sulle macchine. Un “pallino” che deriva dalla sua passione, fin da piccolo, per la meccanica. Non pensavo mai che i ladri arrivassero a tanto. Rubare ai poveri, a chi per dieci e spesso dodici ore è al lavoro per vivere con dignità. Non si può più continuare. Mio figlio è distrutto ed io non ce la faccio più”. Una dichiarazione disperata, di una persona che non ha la forza nemmeno di reagire. “Sono sul lastrico”, conclude Minnella. Fabio mostra la determinazione del giovane che non si aspettava questa azione malavitosa: “Abbiamo finito di essere cittadini. Siamo animali: homo homini lupus. Azzannano i deboli. Speravo tanto in questa attività alla quale ho dato l’anima fin dal primo giorno, con i clienti che spesso non hanno i soldi per pagare la riparazione o te ne danno la metà dicendoti che ritorneranno. So che ci sono difficoltà e che i soldi mancano. Ho continuato a lavorare anche con incassi minimi, per la giornata fiducioso nell’avvenire. A questo punto ho deciso. “Vado sotto padrone”, vado a fare un lavoro qualunque in un posto qualunque, anche all’estero. A Bovalino non si vive più, non c’è il rispetto per chi fa sacrifici e vive alla giornata. Sto portando tutta l’attrezzatura a casa prima che si prendano anche quella”.
La storia infinita di una cittadina senza regole e rispetto continua con queste tristi note di cronaca. Ignazio Minnella non aveva i soldi per permettersi un impianto di videosorveglianza. Una videocamera avrebbe probabilmente fermato i ladri che si sarebbero fatto carico però di svaligiare qualche altro negozio, un altro povero. E’ giunto il momento che le Istituzioni facciano tutto il possibile per rassicurare i cittadini e gli operatori commerciali. Forze dell’ordine e mezzi sufficienti sono indispensabili per fermare la delinquenza. Bovalino ha bisogno di sentirsi protetta.