
La
tragica morte dei genitori dell’architetto Bruno Sculli, a seguito
dell’incidente stradale dell’altro ieri avvenuta sulla circonvallazione della SS
106 alle spalle di Bovalino, ha scosso la cittadinanza. La circostanza del
violento impatto della Ford Focus guidata dal figlio, sul primo pilone del
guardrail, è al vaglio della Polizia di Stato di Brancaleone che era giunta sul
posto del sinistro pochi minuti dopo la comunicazione da parte della postazione
centrale di PS. Ancora non è stato possibile interrogare l’architetto il quale
pur essendo stato dichiarato dai sanitari fuori pericolo, vive in uno stato di
shock mentre la sorella Rosa non ha saputo dare alcuna nota di rilievo, essendo
dietro il sedile del fratello e si preparava a sistemare la borsa della mamma
che viaggiava a suo fianco. Rosa Sculli ha avvertito solo un forte boato e poi
il silenzio. I due airbag posti sul cruscotto si sono aperti ma, mentre per il
guidatore, regolarmente con la cintura di sicurezza, ha prodotto l’effetto di
attutire il colpo, per la signora Elisabetta non è stato sufficiente, pur
essendo stata trovata dai soccorritori stretta dalla cintura di sicurezza,
perché la testa nel contraccolpo ha battuto fortemente contro il tettuccio
dell’autovettura, provocando ferite al capo risultate irreversibili. La
signorina Sculli, 51 anni, architetto ed in servizio presso l’Ufficio

Tecnico
del Comune di Bovalino che era stata trasferita all’Ospedale da un elicottero
dell’AS di Locri, ha dato i primi segni di vita all’Ospedale ma non si è resa
conto di quanto era accaduto se non una mezz’ora dopo. Ha chiesto della mamma e
del papà e di suo fratello Bruno, architetto come lei, capo servizio
dell’Ufficio Tecnico del Comune di Canolo. Nella mattinata di ieri nel reparto
di ortopedia è stato un via vai di amici e parenti che si son o stretti ai due
fratelli in un abbraccio di solidarietà e di conforto per la perdita dei
genitori. Vincenzo Sculli di 84 anni, la mattina del 5 gennaio non doveva andare
a Reggio, la figlia Rosa aveva ottenuto un giorno di permesso per accompagnare
la mamma all’Ospedale del capoluogo provinciale per una terapia molto delicata.
Il signor Vincenzo si è alzato di buon’ora e vani sono stati i tentativi dei
figli: “una sfaticata” fare un viaggio fino a Reggio. Meglio restare a casa ed
attenderli per il ritorno che era previsto per le quattordici”. Non c’è stato
nulla da fare. Ha insistito per stare accanto alla moglie Elisabetta Morabito
di 79 anni durante la terapia. Un grande amore ed un grande affetto per la
compagna dalla quale non si era mai separato. Una fatalità, un crudele destino e
l’immenso dolore per i quattro figli ed i nipoti che piangono i loro nonni. Le
indagini, come abbiamo detto, sono in corso e si attendono le dichiarazioni di
Bruno e Rosa Sculli. Solo loro potranno dire quello che è effettivamente
accaduto e come mai, a poche centinaia di metri dalla propria casa la macchina
si sia schiantata sul guardrail. Oggi, con ogni probabilità il magistrato
procederà con l’interrogatorio. Un dato certo è che il tratto di strada statale
che dall’incrocio per San Luca giunge alle porte di Ardore pur essendo stato
adeguatamente pulito non ha un manto bituminoso in buone condizioni. Secondo
molti automobilisti, le curve, anche se non pericolose, non avrebbero la
pendenza a norma con il rischio di sbandamento. (In alto: Elisabetta Morabito e
Vincenzo Sculli; in basso: Bruno e Rosa Sculli)