BRUNO E ROSA SCULLI STANNO MEGLIO.

Bovalino 6 maggio 2010

La tragica morte dei genitori dell’architetto Bruno Sculli, a seguito dell’incidente stradale dell’altro ieri avvenuta sulla circonvallazione della SS 106 alle spalle di Bovalino, ha scosso la cittadinanza. La circostanza del violento impatto della Ford Focus guidata dal figlio, sul primo pilone del guardrail, è al vaglio della Polizia di Stato di Brancaleone che era giunta sul posto del sinistro pochi minuti dopo la comunicazione da parte della postazione centrale di PS. Ancora non è stato possibile interrogare l’architetto il quale pur essendo stato dichiarato dai sanitari fuori pericolo, vive in uno stato di shock  mentre la sorella Rosa non ha saputo dare alcuna nota di rilievo, essendo dietro il sedile del fratello e si preparava a sistemare la borsa della mamma che viaggiava a suo fianco. Rosa Sculli ha avvertito solo un forte boato e poi il silenzio. I due airbag posti sul cruscotto si sono aperti ma, mentre per il guidatore, regolarmente con la cintura di sicurezza,  ha prodotto l’effetto di attutire il colpo, per la signora Elisabetta non è stato sufficiente, pur essendo stata trovata dai soccorritori stretta dalla cintura di sicurezza,  perché la testa nel contraccolpo ha battuto fortemente contro il tettuccio dell’autovettura, provocando ferite al capo risultate irreversibili. La signorina Sculli,  51 anni, architetto ed in servizio presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Bovalino che era stata trasferita all’Ospedale da un elicottero dell’AS di Locri,  ha dato i primi segni di vita all’Ospedale ma non si è resa conto di quanto era accaduto se non una mezz’ora dopo. Ha chiesto della mamma e del papà e di suo fratello Bruno, architetto come lei, capo servizio dell’Ufficio Tecnico del Comune di Canolo. Nella mattinata di ieri nel reparto di ortopedia è stato un via vai di amici e parenti che si son o stretti ai due fratelli in un abbraccio di solidarietà e di conforto per la perdita dei genitori. Vincenzo Sculli di 84 anni, la mattina del 5 gennaio non doveva andare a Reggio, la figlia Rosa aveva ottenuto un giorno di permesso  per accompagnare la mamma all’Ospedale del capoluogo provinciale per una terapia molto delicata. Il signor Vincenzo  si è alzato di buon’ora e vani sono stati i tentativi dei figli: “una sfaticata” fare un viaggio fino a Reggio. Meglio restare a casa ed attenderli per il ritorno che era previsto per le quattordici”. Non c’è stato nulla da fare. Ha insistito per stare accanto  alla moglie Elisabetta Morabito di 79 anni durante la terapia. Un grande amore ed un grande affetto per la compagna dalla quale non si era mai separato. Una fatalità, un crudele destino e l’immenso dolore per i quattro figli ed i nipoti che piangono i loro nonni. Le indagini, come abbiamo detto, sono in corso e si attendono le dichiarazioni di Bruno e Rosa Sculli. Solo loro potranno dire quello che è effettivamente accaduto e come mai, a poche centinaia di metri dalla propria casa la macchina si sia schiantata sul guardrail. Oggi, con ogni probabilità il magistrato procederà con l’interrogatorio. Un dato certo è che il tratto di strada statale che dall’incrocio per San Luca giunge alle porte di Ardore pur essendo stato adeguatamente pulito non ha un manto bituminoso in buone condizioni. Secondo molti automobilisti, le curve, anche se non pericolose, non avrebbero la pendenza a norma con il rischio di sbandamento. (In alto: Elisabetta Morabito e Vincenzo Sculli; in basso: Bruno e Rosa Sculli)