Ancora
fiori ai margini della strada della morte. La SS 106 si è tinta nuovamente di
rosso a Bovalino e precisamente a 100 metri dall’incrocio per Platì. Una
sciagura, una maledetta fatalità, a quattrocento metri dallo svincolo dove
l’architetto Bruno Sculli, di 52 anni, avrebbe dovuto svoltare per raggiungere
la propria abitazione.
Erano le 14.00 e lo Sculli, Responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Canolo, residente a Bovalino, alla guida di una Ford Focus, rientrava da Reggio Calabria dove, assieme alla sorella Rosaria, anche lei architetta ed in servizio presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Bovalino avevano accompagnato, come erano soliti fare a cadenza mensile, la loro genitrice Elisabetta Morabito di 79 anni, pensionata, presso l’Ospedale di Reggio Calabria per speciale terapia. Assieme a loro vi era anche il papà Vincenzo Sculli di 82 anni, pensionato, il quale aveva deciso di essere accanto alla moglie durante la terapia.
Un viaggio tranquillo ed un rientro altrettanto tranquillo, almeno fino all’ingresso di Bovalino. Bruno Sculli aveva una guida normalissima e mai, a detta dei conoscenti, ha esagerato con l’acceleratore. Dicevamo della fatalità perché – ma la Polizia Stradale sta seguendo il caso e non si conoscono ancora bene le modalità dell’incidente- improvvisamente, subito dopo una curva abbastanza agevole, secondo alcune testimonianze, l’auto è andata ad impattare con l’inizio della sbarra di sicurezza di destra del guardrail e quindi sulla stessa direzione di marcia. Un impatto fortissimo perché la Focus si è incastrata nel primo pilone provocando danni irreversibili per il passeggero che viaggiava sul sedile anteriore. Sia la testa del guidatore che dell’anziano genitore hanno con violenza urtato contro il parabrezza provocandone la frantumazione, anche se Bruno ha attutito l’impatto tenendol ben stretto lo sterzo. E’ stato un automobilista che procedeva nella stessa direttiva di marcia, a cento metri di distanza che si è subito fermato e vista la gravità della situazione ha chiamato sia i Carabinieri sia la Polizia di Stato sia il 118 dell’AS n. 9 di Locri, puntualizzando l’estrema urgenza, dal momento che nel sedile posteriore aveva notato che una delle due donne non dava segni di vita. I soccorsi sono stati rapidi ed efficienti tant’è che dall’Ospedale di Locri si è alzato un elicottero mentre due ambulanze a sirene spiegate hanno attraversato il centro urbano di Marina di Ardore, per raggiungere il luogo dell’incidente e prestare aiuto agli sfortunati. Polizia Stradale, Polizia di Stato del Commissariato di Bovalino, Carabinieri e Vigili Urbani, allertati anche dall’elisoccorso, hanno bloccato il traffico in ambedue le direzioni di marcia, per fare atterrare l’elicottero. Medici e barellieri hanno provveduto a prestare le prime cure ai feriti due dei quali (marito e moglie) davano segno di grave scompenso respiratorio. Purtroppo, nonostante le cure intensive praticate dai sanitari a bordo dell’ambulanza, i due anziani genitori, sono deceduti durante il tragitto in Ospedale.
Bruno Sculli e la sorella Rosa, sono arrivati al nosocomio con l’elicottero e subito assegnati al Pronto Soccorso dove una equipe medica era ad attenderli. I sanitari riscontravano per entrambi fratture alle costole ed al setto nasale e trauma cranico. In serata le condizioni di Bruno e Rosa Sculli sono migliorate anche se i medici non li hanno ancora dichiarati fuori pericolo. Resta l’interrogativo di cosa sia potuto accadere: un colpo di sonno? Un malore improvviso? Un cane che ha attraversato la strada? L’impatto, abbiamo detto, è stato molto forte ed il tratto di strada che dall’incrocio per Platì prosegue verso Ardore consente velocità anche elevate. Ma Bruno Sculli non era solito guidare oltre i cento e, fatto importante, era già a Bovalino e a quattrocento metri avrebbe, infatti, dovuto svoltare a sinistra per immettersi sulla strada comunale che portava a casa. Perché correre? Domande alle quali potrà rispondere soltanto l’autista, quando sarà in grado di parlare. Resta l’amarezza della tragedia ancora una volta consumata su una strada pericolosissima dove l’asfalto viene sostituito molto raramente e, a detta di molti automobilisti, in molti punti è scivoloso e quindi non dà stabilità alle ruote.