DOMENICO AGOSTINI

ATTI INTIMIDATORI. LE INDAGINI. LE REAZIONI DEI CITTADINI. LE CONSIDERAZIONI

Bovalino, 7 marzo 2009

 

L’azione criminosa della mezzanotte del 6 marzo è oggetto di commenti e considerazioni da parte dei cittadini che hanno potuto conoscere qualche particolare dalla lettura dei quotidiani. Anche se i Carabinieri e il magistrato che coordina le indagini mantengono il massimo riserbo sull’evento le cui modalità potrebbero essere paragonate ad “azione di guerra”, si è quasi certi che l’azione dimostrativa perpetrata ai danni della sala per ricevimenti del vice sindaco della città, del fratello di questi e dell’ esercente del bar Jolly Café, sia stata portata a termine, materialmente, da una sola persona esperta nel maneggio di armi sofisticate, coadiuvata da chi aveva il compito di guidare il mezzo (macchina o motocicletta?) e con ogni probabilità di altri spalleggiatori che dovevano comunicare eventuali intralci durante il delicato blitz. Ma i bersagli sono stati tre o, come sembra da voci insistenti, quattro? A sentire queste voci la quarta saracinesca attinta dai colpi micidiali usciti da un kalashinokov sarebbe sulla stessa via XXIV Maggio. Gli autori avrebbero quindi usato una macchina o una moto di grossa cilindrata aprendo il fuoco prima sulla porta d’ingresso del ristorante-bar “Il Glicine”, poi, a meno di cento metri sulle due saracinesche del bar Jolly Café, poi ancora un altro esercizio e quindi, dopo essersi immessi sulla SS 106 in direzione di Reggio Calabria, a pochi metri dalla stazione di servizio IP (ex Esso), l’esperto sparatore ha fatto partire un’altra raffica, l’ultima, in direzione dell’Orchidea Residence, per poi far perdere le proprie tracce.

Il problema della sicurezza e della presenza sul territorio dello Stato (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza) è l’argomento che più sta appassionando la popolazione. Di certo, viene avvertita la mancanza di presenza continua da parte degli uomini del Commissariato della PS di Bovalino che dispone di 35 unità ma che, a quanto ci è dato sapere, non hanno automezzi efficienti. Come dire che 35 uomini sono a piedi o si arrangiano con le proprie macchine per assicurare il servizio che è per questo precario ed inefficace. La situazione paradossale in una zona a grande rischio come la Locride, è senza dubbio alcuno frutto di una politica deprecabile dei tagli “a pioggia” su settori fondamentali della società. E la sicurezza è uno dei settori al quale bisognerebbe guardare con ogni attenzionalità e priorità. Più strumenti e risorse alle forze dell’ordine per garantire la sicurezza  è quanto chiedono i cittadini di Bovalino che alla sera, dopo le 21,00, si rintanano nelle case e calano le serrande. E’ successo la notte del 6 marzo nella via XXIV Maggio subito dopo la scarica dei diciassette colpi sparati contro l’ingresso di vetro del ristorante “Il Glicine”. Nessuno si è affacciato, nessuna luce si è accesa. La paura li ha pietrificati dietro le serrande. “Se si continua di questo passo, lasceremo Bovalino per trasferirci al Nord per seguire nostra figlia negli studi universitari. Bovalino è diventata invivibile”. E’ la voce di un professionista in pensione ma è anche il sentimento della stragrande maggioranza dei bovalinesi che non si sentono più protetti da uno Stato che non investe sulla sicurezza e sulle forze dell’ordine, baluardo della tranquillità dei cittadini, ma si esalta inventandosi le ronde mentre diverse centinaia di mezzi, attualmente fermi, continuano a rimanere inutilizzati forse perché si debbono sostituire le ruote o un pezzo del motore. Da Bovalino parte un messaggio forte che è bene ribadirlo:  “Lo Stato ha il sacrosanto dovere di attuare una politica di tolleranza zero nei confronti della criminalità diffusa dando alle forze dell’ordine strumenti e risorse per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza”.