17 ANNI FA LOLLO' CARTISANO VENIVA SEQUESTRATO MENTRE RIENTRAVA A CASA
Bovalino, 16 giugno 2010
E’ la sera del 22 luglio 1993. Sono da poco passate le 21.15, Lollò e la moglie Mimma Brancatisano stanno rientrando a casa, nella loro villetta al mare, a cinquanta metri, passando sotto il ponte del “Bonamico”. Il cancello che generalmente viene tenuto aperto, è chiuso; Lollò scende dall'auto per aprirlo ma due uomini incappucciati lo immobilizzano e lo caricano sull’auto mentre il terzo uomo fa scendere la moglie, paralizzata per quel che sta accadendo, e la trasferiscono sulla stessa auto. A meno di tre chilometri dal luogo del sequestro, dopo aver colpito la donna con il calcio della pistola sulla tempia sinistra, aprono lo sportello e la spingono sul bordo della strada facendola rotolare nella scarpata. Da quel momento cala il silenzio per il diciottesimo sequestro di persona, fino a quando, a seguito di richiesta di 200 milioni, Giuseppe, figlio di Lollò, il 29 dicembre del 1993 consegna la borsa con duecento milioni di lire ad un uomo incappucciato in un anfratto nei presi del cimitero di San Luca: «contate i soldi, disse con voce malferma, domani sera rilasciate papà».
Da quel giorno di Lollò non si seppe più nulla, nonostante i diversi appelli fatti dalla famiglia e le manifestazioni di piazza, per il suo rilascio. La Commissione Parlamentare Antimafia si reca a Bovalino per solidarietà con la famiglia ma anche per dire in modo chiaro che il Governo sarebbe stato dalla loro parte e che avrebbe fatto di tutto per individuare i criminali e consegnarli alla Giustizia. Nel 1994 vengono catturati due dei sequestratori, da ultimo, il 1 giugno di quest’anno la cattura di Santo Gligora ad opera dei Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria agli ordini del col. Pasquale Angelosanto e da quelli del Nucleo dell’Arma di stanza a Locri comandato dal ten. col. Valerio Giardina, in una casa nella contrada “Senoli” del comune di Platì mentre si trovava in tuta da footing. Dei carcerieri non si seppe più nulla. Nel 2003 giunge alla famiglia una lettera anonima da parte di uno dei carcerieri che si dichiara pentito e implora il perdono della famiglia. Il carceriere indica il punto, fra Bovalino e San Luca, ai piedi di Pietra Kappa, dove è sepolto il corpo di Lollò e imputa la sua morte ad un incidente di percorso. Il medico legale, infatti, dichiarerà come causa della morte un colpo alla nuca, causato da una caduta o da un colpo mal inferto. La famiglia risponde al pentito con una lettera aperta, come da lui richiesto, concedendogli il proprio personale perdono, ma chiedendogli di consegnarsi alla giustizia. I funerali di Lollò Cartisano si sono svolti a Bovalino il 3 agosto 2003.