Bovalino 8 maggio 2010

 

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Locri dott. Gianluca Sarandrea, ha disposto l’archiviazione del procedimento a carico di Vincenzo Pedullà di Bovalino e Domenico Zappia,  accusati del reato di cui al’art. 416 del codice penale per il quale furono sottoposti agli arresti domiciliari.
I fatti risalgono al 1 giugno dello scorso anno, allorquando a seguito di indagini condotte dai Carabinieri di Locri e diretti dal maggiore Ciro Niglio, “venne sgominata”, così si scrisse, “una sofisticata e ramificata associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. V’è da dire che nel maggio dello stesso anno, coordinata dalla Procura di Locri, era partita l’operazione denominata “Lacks”, dal nome della quantità monetaria di 100 mila rupie necessarie per ottenere un visto “di lavoro subordinato”. Scattò la trappola e finirono in manette  tre persone, nove furono denunciate a piede libero e sei furono sottoposti agli arresti domiciliari.
Il Pubblico Ministero dott.ssa Rosanna Sgueglia nella data 24 marzo 2010, ha rilevato, comunicandolo  al Giudice per le indagini preliminari dott. Sarandrea, che “a seguito delle complesse ed uleteriori indagini espetate nell’ambito del procedimento a carico di un indiano Singh Sarvijeet più altri sei è emersa l’assoluta estraneità degli indagati Vincenzo Pedullà e Zappia Domenico”. Le indagini dopo gli arresti continuarono in maniera minuziosa e supportate da interrogatori curati dalla stessa dott.ssa Sgueglia  dai quali è enerso “in modo pacifico che a differenza degli altri datori di lavoro, l’iniziativa di procedere alle richieste di nulla osta non venne da loro (Vincenzo Pedullà e Domenico Zappia ndr) bensì da Roberto Ferrò su impulso dell’indiano “Rocco”. Ancora, scrive il sostituto procuratorte della Repubblica, a differenza degli altri datori di lavoro, Pedullà e Zappia non avevano poi trattenuto alcuna documentazione, atteso che Ferrò Roberto la consegnò direttamente all’indiano “Rocco” il quale evidentemente d’accordo fin dall’inizio con Singh Sarvijeet, aveva a sua volta consegnato tale documentazione a quest’ultimo… Deve ritenersi, dunque, che la condotta di Pedullà e Zappia non era consapevolmente volta all’ingresso illegale di cittadini extracomunitari mediante fittizie richieste di nulla osta”. Da queste considerazioni, e dalla “inidoneità degli elementi emersi nel corso delle indagini a sostenere l’accusa in giudizio e l’inutilità allo stato di ogni altro possibile ulteriore accertamento”,  la richiesta di archiviazione. Il Giudice  Dott. Gianluca Sarandrea , “avendo esaminata la richiesta di archiviazione e considerata, pertanto, l’idoneità degli elementi emersi nel corso delle indagini a sostenere l’accusa in giudizio e ritenuto di condividere le considerazioni della dott.ssa Sgueglia,  ha disposto l’archiviazione del procedimento.
Termina così una vicenda che vide Vincenzo Pedullà per circa quattro mesi agli arresti domiciliari con grossi titoli e fotografia sui giornali locali. Centodieci giorni di comprensibile disagio sia per il Pedullà sia per la sua famiglia dovendo comunque portare avanti una attività imprenditoriale (gestisce ancora un bar-ristorante-pizzeria) dove la presenza del Pedullà era indispensabile. Dopo un anno, giustizia è fatta. Il Pedullà è stato difeso dall’avvocato PierMassimo Marrapodi penalista del Foro di Locri.