TRAGICA MORTE PER ANNEGAMENTO DI UN APPASSIONATO DI PESCA
Bovalino 6 dicembre 2009
La tragica morte di Giusto Larosa, commerciante di articoli per l’agricoltura, si è consumata probabilmente a cento metri dalla foce del torrente “Pintammati”, che separa i comuni di Ardore e Bovalino. L’autopsia dirà la vera causa del decesso. Giusto Larosa, non ce l’ha fatta a raggiungere la spiaggia a nuoto. E’ finito così, tragicamente, il pomeriggio di sabato 5 dicembre che Giusto e Nando Novella avevano pensato di dedicare alla pesca sportiva utilizzando una barca di 4,5 metri, munita solo di buon motore, ma senza alcuno strumenti di sicurezza. Alle 15,30, dalla foce del Pintammati i due amici, dopo aver sistemato il “conso” (un lungo cordone di nylon con un centinaio di ami già con l’esca) sull’imbarcazione. La barca prende il largo ed a circa 250 metri si ferma. C’è un po’ di vento di ponente che si mischia col maestrale, il mare è leggermente agitato. Nando è un esperto di mare, fa il commerciante di pesce a Bovalino. L’operazione di “scioglimento” del “conso” è quasi al termine, quando Nando si rende conto che da poppa sta entrando acqua. E’ una questione di attimi due raffiche di vento improvviso rovesciano l’imbarcazione ed i due finiscono in mare. Sull’acqua increspata riaffiorano anche i tre palloni di gomma che servivano per far scivolare la barca una volta a riva. Nando ne prende due offrendone una all’amico che vi si appoggia. Poi si aggrappano alla barca capovolta ma questa non regge il peso. Da dove si trovano si vede la riva. Tenteranno di nuotare. Nando sfila gli stivali all’amico ma non riesce a togliere i propri perché lunghi e già pieni di acqua. Poi decidono di lasciare la barca ed iniziano a nuotare. Giusto Larosa è più lento, fa fatica ed il vento non lo fa andare molto avanti. Nando, invece, un po’ alla volta riesce a guadagnare la riva. A metà percorso, dopo un’ora, si volta e vede l’amico abbastanza distante, continua a nuotare e dopo un’ora e mezza tocca terra. E’ stravolto. Strisiando sulle ginocchia si porta fino alla strada, proprio sul ponte del “Pintammati”. Quando raggiunge il capannone 3C di Canale, è allo stremo. Ha solo la forza per dire di avvisare la Capitaneria di Porto perché il suo amico è in mezzo al mare. Gli immigrati indiani che lavorano dal Sig, Canale gli tolgono gli indumenti, gli danno delle coperte mentre il titolare si affretta a chiamare un’ambulanza ed avvertire le Forze dell’Ordine. Il Comandante della Delegazione di Spiaggia di Bovalino Luciano Pittelli giunge immediatamente sul posto ed allerta le Capitanerie di Roccella J. e Reggio Calabria. Sono circa le 18.30. Nando Novella è già al Pronto Soccorso di Locri, salvo. Da Catania parte un aereo equipaggiato per le ricerche notturne, da Roccella due motovedette e una da Reggio Calabria. A mezzanotte i sanitari dell’Ospedale di Locri rilasciano Nando Novella. A Bovalino, i familiari dello sfortunato Giusto Larosa, a pochi metri dalla battigia sono disperati, mentre da lontano si vedono le motovedette spostarsi in direzione di Bianco. L’aereo intanto fa ritorno a Catania. Le ricerche vengono riprese all’alba e verso le ore 8.00 il corpo viene individuato a cinque miglia dalla costa da un elicottero della Capitaneria di porto di Reggio Cal. La salma è trasportata nel porto di Roccella Ionica a disposizione dell’autorità giudiziaria che disporrà l'autopsia (Simone Alliva).
Nando Novella racconta il tragico pomeriggio
Nando
Novella è sdraiato sul divano. Ha i segni della stanchezza e della tristezza. La
sua casa è un via vai di amici e parenti. Ha saputo della triste fine del suo
amico Giusto, “una persona meravigliosa, un lavoratore onesto”, un ex
carabiniere appassionato di pesca, commerciante di attrezzature per
l’agricoltura. “Non ho potuto fare di più”, spiega Nando. Appena la barca s’è
rovesciata ho pensato subito a lui. Gli ho tolto gli stivali perché erano
zavorra pesante e gli ho detto di tenersi forte al pallone”. “Abbiamo atteso per
più di un quarto d’ora, sperando che qualcuno ci avvistasse. Poi ci siamo resi
conto che la barca andava dentro ed abbiamo deciso di raggiungere la riva a
nuoto. E’ stato d’accordo. Gli ho anche raccomandato di tenersi ben stretto ai
palloni e di nuotare calmo e di non farsi prendere dal panico”.
“Stai tranquillo che ce la faremo!”. Nando Novella ogni tanto abbassa la testa e pensa a voce alta “Poteva farcela, doveva farcela. Sapeva nuotare”. Qualcosa sarà successo perché “Mi voltavo spesso per vedere dove fosse e se mi seguisse. Cerano delle folate di vento ed io, mi stendevo e non nuotavo, proprio per non farmi portare in mezzo al mare. Poi riprendevo. Nuotavo “a rana” Per quasi una mezz’ora abbiamo nuotato l’uno accanto all’altro, ad un certo punto, ma eranao trascorse quasi due ore l’ho perso di vista. Ho continuato, sperando che Giusto piano piano mi raggiungesse, e finalmente ho toccato terra. Mi son fatto coraggio, dovevo dare l’allarme, salvare Giusto. Mi sono trascinato così per duecento metri, fino a raggiungere la strada. Sono transitate una ventina di macchine ma nessuna si è fermata per prestarmi aiuto. Un automobilista alla guida di una Panda si è fermato, gli ho chiesto aiuto e lui se n’è andato, senza guardarmi!”. “Per cento metri ho continuato così spingendomi con le mani, come un animale e finalmente due immigrati indiani che lavorano dal sig. Canale mi hanno visto, chiesto aiuto e mi son venuti incontro. Mi hanno preso in braccio e trasportato nel negozio che era pieno di gente. Ho gridato di chiamare aiuto perché c’era un uomo in mare. “Salvatelo. Non è lontano dalla riva. Salvatelo”. Poi è arrivata l’ambulanza e adesso mi trovo a casa. Sono affranto per la morte di Giusto. Penso che si sarà sentito male, l’acqua era un po’ fredda. Una disgrazia. E’ stata una fatalità” (Simone Alliva).