SUICIDA UN IMPIEGATO DELLA PROVINCIA.
Bovalino 12 gennaio 2010
Alfonsino Zinghinì, 55 anni di Bovalino era dipendente dell'Amministrazione provinciale di Reggio Calabria e lavorava a Bianco preso l'Ufficio Agricolo Territoriale. Aveva chiesto di essere trasferito in quell'Ufficio dopo aver lavorato ininterrottamente a Bovalino fino alla ristrutturazione delle Uffici ed al passaggio delle competenze dalla Regione alla Provincia. Non era sposato e viveva con gli anziani genitori. Alfonsino, così lo chiamavano, era conosciuto da tutta la popolazione bovalinese ma egli preferiva intrattenersi con pochi, anche se i pochi erano tanti. Buono, disponibile, entusiasta se qualche amico era diventato importante, amava le cose antiche. Era un collezionista sui generis, un appassionato di mille oggettini ed oggetti che trovava nelle bancarelle dei polacchi. Anche un giravite o una tenaglia gli interessavano. Faceva incetta di film e documentari. Nella sua stanza la Polizia di Stato di Bovalino, ha trovato un vero e proprio arsenale di oggettistica; scaffali pieni. Era anche un appassionato di erboristeria e si curava solo con le erbe. A chi gli chiedeva il motivo di questa sua preferenza rispondeva che le medicine intossicano. Ieri mattina s'è svegliato come sempre di buon'ora. Niente faceva supporre la tragedia che si sarebbe consumata da lì a poco. E' uscito, ha preso la macchina e con ogni probabilità si è diretto in Ufficio, a Bianco. Non si sa come ma verso le 10.30 la sua macchina è stata vista ad un centinaio di metri dalla propria abitazione ed a cento metri dalla ferrovia. Si è avviato a piedi seguendo la stessa strada che sua cugina Rita Cutugno nel 2008 aveva, raccapricciante coincidenza, percorso prima di buttarsi sotto il treno. Alfonsino ha raggiunto la spiaggia e senza neanche spogliarsi si è buttato in acqua. Di certo voleva suicidarsi per annegamento ma da buon nuotatore quele era non ha avuto la forza mentale di portare a compimento il suo proposito. E' tornato indietro tutto inzuppato, ha ripreso la macchina e si è avviato a casa. Erano le 11.30. Forse un raptus perché ha lasciato il motore acceso e la portiera aperta. Aveva fretta. Doveva consumare in fretta il suo progetto. I genitori non si sono accorti nemmeno che il figlio fosse rientrato. Si è chiuso nella stanza e ha preso la pistola legittimamente posseduta per uso sportivo, l’ha caricata ha puntato la canna sulla tempia ed ha fatto fuoco La morte è stata istantanea.