I PROBLEMI DELL'ACQUA DISCUSSI A BOVALINO

Bovalino, 28 ottobre 2009

 

“Dalla Locride deve partire una battaglia politica per affermare con forza che uscire dalla gestione privata del servizio idrico è possibile e necessario. Una battaglia che si può vincere con in primo piano gli amministratori locali, le forze dell’associazionismo e tutti i cittadini”. Questo è stato il messaggio lanciato da tutti i partecipanti al convegno organizzato dal Comitato Ambiente della Costa dei Gelsomini e che aveva per tema: “La gestione del servizio idrico in Calabria: problemi e prospettive”. All’incontro erano presenti rappresentanti dei Comuni della Locride. Il sindaco di Bovalino Francesco Zappavigna ha incentrato il suo discorso sulle difficoltà nel mettere in pratica le proposte del Comitato, rilevando che il solo Comune di Bovalino è indebitato per il servizio idrico di oltre nove milioni di euro.  Per Pietro Crinò, sindaco di Casignana è fondamentale che i comuni rimangano proprietari della rete di distribuzione, mettendo in risalto la scarsezza degli investimenti da parte dell’attuale gestore. Anche il sindaco di Caulonia Ammendolia, che è stato il primo in Calabria a modificare lo Statuto per dichiarare che “l’acqua è un bene pubblico”, ha invitato tutti i Comuni a “diventare parte del movimento per l’acqua potabile ed a seguire l’esempio di Caulonia”. I due esperti invitato l’ing. Giovanni De Leo del Coordinamento Regionale ed il dott. Corrado Oddi del Coordinamento Nazionale Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, ha sottolineato le principali criticità della gestione So.Ri.Cal: la sottoscrizione di un piano di circa 250 milioni con  il gruppo bancario Depfa, noto per l’utilizzo dei derivati, strumento finanziario altamente instabile; aumento delle tariffe in violazione delle norme del Cipe e la mancanza di chiarezza nei controlli, prospettando due soluzioni pratiche: la rivalutazione delle risorse idriche per i paesi montani e la ristrutturazione delle reti idriche degli altri comuni i quali proprio per l’obsoletità delle proprie reti, hanno una perdita di acqua (che i cittadini pagano) intorno al 50%.

Per Corrado Oddi, dal 1996 ad oggi le tariffe sono aumentate di media del 65%, gli investimenti sono diminuiti di 2/3 e si prevede nell’immediato un forte aumento dei consumi. Alla luce di questi risultati per la presidente del Comitato Liliana Ielasi, “appare ovvio un cambiamento di rotta. Il cambiamento, ha detto, è possibile basta pensare alle 400 mila firme raccolte in occasione della proposta di legge di iniziativa popolare e al grande numero dio realtà eterogenee che si riconoscono nel coordinamento nazionale, sostenendo che l’acqua è un bene “privo di rilevanza economica”. La conclusione della Ielasi è che “il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto umano inalienabile è un problema innanzi tutto etico, dal quale partire per costruire dal basso una nuova narrazione del mondo che metta al centro l’uomo e non il profitto, la cooperazione e non la competizione”.