CARTELLA "PAZZA" COM UN TASSO DI INTERESSI DEL 18.000%

Bovalino, 10 luglio 2009

Se non fosse andato allo sportello dell’ETR  per il pagamento di una bolletta, non avrebbe saputo dell’esistenza di un debito che in nove anni si era moltiplicato per 17.880 volte. “Meno male che è finita così, altrimenti giorno dopo giorno il debito sarebbe cresciuto”. Il signor C.S., rispettabile cittadino che paga regolarmente le tasse, sorride maliziosamente. Di matematica se ne intende e perciò si diverte nell’incantare l’interlocutore con le percentuali. E’ successo che nel 2000, l’ETR invia al nostro lettore una cartella per il pagamento della TARSU per conto del Comune di Bovalino. L’avviso ha anche un bollettino di cc postale prestampato. C.S. va all’Ufficio postale e paga regolarmente. Pagamento effettuato e sonni tranquilli. Passano gli anni e si arriva al 2009. I tempi sono quelli che sono e le difficoltà economiche non mancano. Si fa fatica a far quadrare il bilancio e qualche bolletta, piuttosto “pesante”, non può essere pagata per intero. L’unica cosa da fare e chiedere un dilazionamento. Così, il sig. CS si presenta allo sportello e chiede di parlare con qualche funzionario o dirigente per esporre il proprio caso. L’impiegato lo invita ad esporre il suo problema ed alla fine accoglie la sua richiesta di frazionare il pagamento in quattro rate. Accede all’anagrafe digitale e …l’espressione del suo viso diventa seria: “Egregio signore, non possiamo concedere il pagamento dilazionato in quanto lei ha un debito nei riguardi di Equitalia ETR . Se non lo estingue, purtroppo … siamo spiacenti”. Un debito? replica a voce alta C.S, guardando il soffitto. “Proprio così, Lei è nostro debitore di 17 euro e 88 centesimi”. “Per così poco? Non ci sono problemi, pago subito il debito, non si dica mai che per 17 euro …”. Paga, il funzionario gli rilascia una ricevuta e gli consegna i conto correnti prestampati da effettuarsi ogni due mesi. CS si rasserena e torna a casa. “Se non arrivano altre tasse …. Possiamo farcela …” Mette tutto in una cartella ma gli occhi vanno a centrare la ricevuta. La guarda, la riguarda, gli occhi vanno avanti ed indietro, su e giù, si avvicina alla finestra, il signor contribuente non ha una buona vista,  e resta pietrificato. Il totale è effettivamente di 17,88 euro, ma la prima casella, quella della somma da calcolare contiene una serie di zeri ed il numero 1. Proprio così 0,01: un centesimo di euro. Da dove era spuntato se nel 2000 l’importo prestampato era stato “prestampato” dall’ETR? Quella macchina infernale di Equitalia aveva memorizzato proprio tutto anche gli zeri. Ma dato che 0 + 0 fa zero e zero non fa numero e per di più non è mai accaduto che un contribuente pagasse zero lire o zero euro, in questo caso simili per misura di denaro,  ecco spuntare un 1 nell’ultima cifra. E così, come per il monaco Martin che per un punto messo dopo “nulli” perse la cappa (di priore), anche CS perse 17,88 euro. Che botta di interessi, però: diciottomilapercento. E il nostro amico contribuente si è dovuto sottoporre a questo tasso … altrimenti … si arrabbiavano.