NAVE ELBE. EFFETTUATI I PRELIEVI DI ACQUA E DEL PESCATO. BISOGNA ATTENDERE PER I RISULTATI. INTERVISTA AL SINDACO MITTIGA

Bovalino, 30 giugno 2010

Si dovrà attendere in serata per conoscere i primi risultati (gli esami veri e propri richiederanno almeno una quindicina di giorni se non più) degli esami di laboratorio sia sul “pescato” che sulle acque del mare effettuati nel triangolo Bovalino-Ardore-fondale del relitto. Dal punto preciso dove affondò la motonave “Elbe” che trasportava 800 tonnellate di materiale ferroso di risulta, a 13 miglia dall’arenile di Bovalino al largo del “Bonamico”, gli esperti hanno eseguito un centinaio di prelievi di acqua a varie profondità, per esaminare se il contenuto risultasse inquinato, il livello di inquinamento e la qualità del materiale inquinante. Contestualmente, nella mattinata il peschereccio ha effettuato tre “pescaggi”, con normali reti da pesca, catturando pesce di diversa taglia e specie per un approfondito esame di laboratorio.

La notte del 25 maggio del 1984 alle 21,45, dopo aver sbandato per quasi un miglio, la motonave Elbe battente bandiera libanese, con a bordo sette uomini di equipaggio, compreso il comandante Jordan Kuzmanic, tutti di nazionalità jugoslava,si rovesciò sul lato destro ed affondò. L’equipaggio riuscì a mettersi in salvo utilizzando una scialuppa e solo all’alba del 26 maggio  raggiunse la spiaggia di Bovalino dove vennero soccorsi dai carabinieri della locale stazione, portati in caserma e rifocillati. Nella stessa mattinata giunsero a Bovalino alti ufficiali della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria che effettuarono l’interrogatorio a ciascun marinaio per stabilire sia la causa dell’affondamento sia il contenuto del carico. Tutto il carteggio relativo ai verbali fu trasferito presso la Marina Militare. Pur trattandosi di una nave che effettuava normalmente trasporti di materiali vari, le cause dell’affondamento non furono mai completamente chiare anche perché dal verbale emersero alcune perplessità quali, per esempio,  come risulta dal verbale “il comportamento non conforme alle buone regole marinaresche e tale da indicare, quanto meno, l’esistenza di una concausa nell’evento per imperizia ed imprudenza, sia nella condotta della navigazione che nella caricazione dell’unità”. Una attenta rilettura del  testo del verbale, parte del quale pubblicato dal nostro giornale, innescò il ragionevole dubbio che poteva trattarsi di una “nave a perdere” come la “Anni” nell’Adriatico, la “Marco Polo” al largo della costa ovest siciliana, la “Eden V” a Manfredonia in Puglia, e che proprio perché destinata a finire nei fondali dell’jonio, potesse contenere 800 tonnellate di materiale altamente inquinante e quindi pericoloso per la salute dell’uomo e dell’ambiente marino. C’era ancora di più nei verbali sottoscritti dai marinai: l’SOS dichiarato fosse stato lanciato,  non fu mai ricevuto da alcuno ed inoltre il mare quella notte non era affatto minaccioso e, come raccontato, forza 7. Con un mare così agitato sarebbe stato difficile remare per 13 miglia tutte con la prua verso l’arenile di Bovalino. Altre domande sorgevano spontanee ad una attenta lettura degli atti: lo status della nave già in riparazione nel gennaio del 1984 poteva essere già datato dopo soli 30 anni di vita? La vita di una nave è molto, ma molto più lunga e poi, la testimonianza del macchinista il quale aveva avvertito, all’uscita del porto, “un certo sbandamento”, quasi a  giustificazione di quello realmente subito in alto mare, prima dell’affondamento, non fu confortato dalle altre sei testimonianze. L’inabissamento dell’”Elbe”  si tinse di giallo anche per i successivi rilievi investigativi, durati anni,  effettuati dai Lloyd di Londra con i quali la proprietà della nave aveva sottoscritto l'assicurazione.

Certamente il carico sarà stato di materiale ferroso in quanto nessuno più aveva sollevato il problema. I dubbi sono sorti ed è giusto fare chiarezza e tranquillizzare le popolazioni residenti nelle Locride.(Simone Alliva)

 

 

L'INTERVISTA AL SINDACO TOMMASO MITTIGA

“Dell’affondamento della motonave «Elbe» avvenuto al largo della spiaggia di Bovalino il 25 maggio 1984 alle ore 21.45 e che, secondo il racconto degli uomini dell’equipaggio di nazionalità   jugoslava, avrebbe dovuto trasportare 800 tonnellate di ferro di risulta, siamo venuti a conoscenza nella stessa mattinata del 26 maggio. A quel tempo ero consigliere comunale e dal momento che tutto l’equipaggio aveva raggiunto in scialuppa il nostro arenile ed accompagnati nella locale stazione dei Carabinieri, la notizia ebbe posto sui giornali e se ne parlò in paese per qualche giorno. Niente di straordinario, però. Una disgrazia, si disse, un affondamento per cause addebitabili al mare che a dodici miglia dalla riva si era fatto molto grosso, tanto da provocare il rovesciamento della motonave”. A parlare è Tommaso Mittiga oggi sindaco di Bovalino il quale appena è stato sollevato “il caso” il 5 giugno scorso circa la possibilità che il carico trasportato non fosse ferro di risulta, si è messo immediatamente in contatto con la Marina Militare e con il Ministero della salute per un approfondimento ed un riesame di tutto l’affaire “al fine di tranquillizzare la popolazione che per tutta la giornata ma anche nei giorni successivi ha ripetutamente telefonato in comune per conoscere  la vera situazione”. “Dal 6 giugno sono stato costantemente in linea con i responsabili e stamattina, alle ore 8.00 il peschereccio  “Vincenzo Padre” con a bordo esperti del Ministero della Sanità, dell’Università della Calabria, dell’Arpacal, alla presenza del comandante della Capitaneria di porto di Roccella Ionica, ha ininterrottamente e fino alle ore 19.00 effettuato prelievi di pesce in un triangolo di acqua che va dal punto del rilevamento della motonave fino ad  Ardore ed al “Bonamico” di Bovalino e successivamente diversi prelievi di acqua a vari metri di pescaggio. Sono stato in costante contatto telefonico con i responsabili dei prelievi. L’impegno amministrativo del consiglio comunale che si è tenuto nel pomeriggio non mi ha consentito di essere presente sul peschereccio ma, da quanto mi è dato sapere, dai primi strumentali esami non sarebbe emerso niente di preoccupante. Evidentemente la Elbe trasportava effettivamente materiale ferroso di rivalsa. Mi preme, nell’occasione, dare assicurazione a tutta la cittadinanza bovalinese e del comprensorio che dei paventati veleni tossici, dovuti a scorie di origine radioattiva o di altro materiale pericoloso e nocivo alla salute, sembra, e il condizionale è d’obbligo non essendo in possesso delle analisi di laboratorio che verranno effettuate in giornata, non debbano destare preoccupazione. Quanto è stato effettuato nella giornata di ieri è frutto di sinergie messe in essere dall’assessore all’ambiente della provincia di Reggio Calabria dott. Giuseppe Neri e dal nostro Comune che come avete potuto notare, ha accelerato i tempi tant’è che in venti giorni abbiamo concluso la fase più importante che è stata quella del prelievo sia del pesce che dell’acqua in un tratto di mare abbastanza consistente: dodici miglia dal punto in cui è avvenuto l’affondamento fino alla riva per un tratto di otto chilometri”. (Simone Alliva)