C'E' CHI RICORDA IL GIORNO CHE I MARINAI NAUFRAGHI TOCCARONO LA RIVA DI BOVALINO. ERA IL 26 MAGGIO 1984
Bovalino, 1 luglio 2010
La notizia dell’intervento della Marina Militare e degli esperti del Ministero della Sanità e dell’Arpacal avvenuta il 30 giugno per operare prelievi dell’acqua di mare e del pescato nel tratto compreso tra Ardore e il “Buonamico” di Bovalino, ha suscitato vivo interesse nella popolazione. L’interessamento del sindaco Tommaso Mittiga del resto, prima, durante e nell’immediatezza delle operazioni di prelievo ha tranquillizzato la popolazione così come il nostro articolo di ieri è stato positivamente accolto per gli opportuni approfondimenti di una vicenda che si è consumata 26 anni fa e che tuttora non è ancora definitivamente chiarita.
Sull’affondamento dell’Elbe e sui sette uomini di equipaggio che con una scialuppa avevano raggiunto la riva di Bovalino dopo 13 miglia di navigazione a remi, c’è del nuovo. L’ex responsabile dell’Ufficio tecnico geometra Agostino Versaci ricorda quanto successe la mattina del 26 maggio del 1984: “Sono stato io a comunicare il naufragio dei sette marinai dell’equipaggio dell’Elbe al sindaco Antonio Carpentieri. Il Comune era ospitato nell’edificio della Comunità Montana, al secondo piano e al rientro di un sopraluogo ero stato informato dal comandante dei Vigili Urbani, Gregorio Italiano che egli stesso, verso le 6.15 aveva accompagnato i marinai all’Hotel Orsa per farli rifocillare. Appena avuta la notizia il sindaco telefonò all’ingegnere Panuzzo, proprietario dell’Hotel, per comunicargli che il Comune si sarebbe fatto carico delle spese di ospitalità per i marinai. I carabinieri sono giunti dopo, ma questo non è importante. Nel paese si diceva che avevano visto una macchina della Marina vicino alla Caserma e che a sera tarda un furgone, sempre della Marina aveva trasferito l’intero equipaggio a Reggio Calabria. Nel pomeriggio, essendo in possesso della carta barimetrica del nostro mare, ho voluto, grosso modo, individuare il punto di affondamento della motonave e la profondità delle acque. A 12 miglia di distanza dalla battigia nel tratto compreso tra il “Careri” e il “Bonamico” la profondità è di 800 metri e non 1200 che è invece la profondità della cosiddetta “fossa”.
Agostino Versaci, oggi in pensione, non ricorda altro se non che nei giorni successivi al naufragio dei sette dell’equipaggio dell’Elbe si parlò molto della nave e delle probabili cause dell’affondamento. “Una cosa è assodata, dice Versaci, il mare quella mattina era calmo, proprio una giornata primaverile da “primi bagni estivi”, il compianto comandante del Vigili Urbani Gory (come lo chiamavamo tutti) Italiano, morto anni fa, era un appassionato di pesca e quella mattina era andato a mare per attendere le barche dei pescatori. Per questo mi sono meravigliato quando ho letto che la notte c’era stato mare forza 7. Questo, per me è il vero giallo”.