LA POPOLAZIONE DELLA LOCRIDE VUOLE SAPERE COSA VERAMENTE TRASPORTAVA L'ELBE LA NAVE AFFONDATA IL 25 MAGGIO DEL 1984
Bovalino, 1 luglio 2010
Dell’«Elbe» la nave turca battente bandiera libanese con sette uomini di equipaggio di nazionalità jugoslava, affondata a 12 miglia dall’arenile di Bovalino tra le fiumare del “Careri” e del “Bonamico” la notte del 25 maggio 1984, continua a parlarsi ed è un bene per le comunità della Locride. “Fino a quando non sapremo con certezza cosa la motonave trasportava non possiamo essere tranquilli”; “Ognuno delle istituzioni, a partire dal sindaco di Bovalino Tommaso Mittiga, la Provincia di Reggio Calabria e la stessa Regione Calabria, debbono fare fino in fondo la propria parte per assicurare le popolazioni che niente di radioattivo e pericoloso per la salute sia nei fondali del nostro mare”; “Vogliamo sapere se nella cosiddetta “fossa” dove nessuno può pescare tanto è la profondità, non c’è una bomba di materiali tossici e nocivi per l’uomo e l’ambiente che anche a istanza di 26 anni non possa ancora causare irreversibili danni”; “Cetraro insegna. Debbono scendere fino alla nave e darci l’esatta situazione della realtà”; “Siamo cittadini d’Italia, una e indivisibile col sacrificio dei nostri nonni che sono morti per l’Unità non solo geografica, le parole le lasciamo a chi fa politichese, noi vogliamo sapere come stanno effettivamente le cose. Questa nave affondata nel nostro mare deve dirci se ha segreti oppure no. Lo grida la coscienza di ogni locrese onesto che fa del lavoro e dell’onestà l’immagine di tutto un territorio che ha sofferto e soffre dei ritardi e delle scelte che continuano ad ingessare lo sviluppo di questa meravigliosa terra di Calabria e d’Italia”. Sono soltanto alcune delle considerazioni raccolte durante la giornata di ieri, dopo che il “ritorno” del nostro giornale sul “giallo dell’Elbe” ha innescato il “dubbio” nella popolazione e nel territorio della Locride. Sono i cittadini di Bovalino, ma anche quelli di Locri, Siderno, Biancom Caulonia, Roccella e tutti i comuni ai piedi dell’Aspromonte che chiedono dai propri sindaci non solo una “partecipazione” alle ricerche ed ai prelievi ma anche e soprattutto di far sentire la propria voce affinché venga fatta chiarezza sul’effettiva situazione circa la sicurezza della salute dei cittadini e dell’ambiente. L’Elbe da 26 anni è negli abissi dell’Jonio, a poche miglia di distanza dalla spiaggia di Bovalino. Cosa effettivamente trasportava? I prelievi effettuati dagli analisti del Ministero della Salute, dalla Marina Militare e dall’Arpacal, che saranno disponibili probabilmente tra una quindicina di giorni, sono sufficienti per dirimere ogni plausibile dubbio circa il materiale trasportato e finito a 800 metri di profondità? Molti dubbi sono emersi da un’attenta lettura dei verbali sottoscritti nella giornata del 26 maggio del 1984. Dubbi conclamati dalla stessa Marina Militare ai quali è giusto dare risposte concrete e liberatorie. La nostra terra è sofferente ed ha subìto prepotenze di ogni tipo proprio perché debole e stretta dal “bisogno”, tanti “bisogni”. La storia non si arresta e forse l’Elbe, questo “fantasma” dimenticato e coperto dal fango, riuscirò a smuovere le coscienze addormentate proprio per la tragedia umana calabrese descritta con una immagine profetica da Leonida Repaci: “le calamità: le dominazioni, il terremoto, la malaria, il latifondo, il feudalesimo, le fiumare, le alluvioni, la peronospera, la siccità, la mosca olearia, l’analfabetismo, il punto d’onore, la gelosia, l’Onorata Società, la vendetta, l’omertà, la falsa testimonianza, la miseria, l’emigrazione. Dopo le calamità, le necessità: la casa, la scuola, la strada, l’acqua, la luce, l’ospedale, il cimitero. Ad esse aggiunse il bisogno della giustizia, il bisogno della libertà, il bisogno della grandezza, il bisogno del nuovo, il bisogno del meglio”.
Che sia questo il momento del ragionamento?