SS 106 UNA MACCHIA INDELEBILE PER I POLITICI CALABRESI

Bovalino, 14 gennaio 2010 

 

La statale 106 è sempre più un inferno. Di fronte a  questo ultimo lembo di Calabria l’Italia ed i suoi rappresentanti ad ogni livello, deputati europei, Governanti, presidente di Regione e l’apparato degli assessori, la Provincia con tutti i suoi consiglieri,  Comitato dei Sindaci della Locride e sottocomitati, Presidenti e vice presidenti dei variegati sodalizi pseudo politici, Sindaci, fino all’ultimo degli eletti in ogni ganglio della politica che li alimenta, sempre più affamati, con i soldi dei cittadini abbandonati,  si dovrebbe inginocchiare e chiedere perdono perché questa Calabria non è l’Italia, non fa parte dello Stivale, ma è la punta della dimenticanza, dell’abbandono, della disperazione ma anche di una polveriera che potrebbe esplodere all’improvviso, come un terremoto,  un’alluvione.

L’altra sera alle 19.20 lungo la tratta che dall’incrocio per San Luca si estende fino alla galleria di Bovalino, abbiamo dovuto registrare un altro pauroso incidente stradale all’incrocio per la SS  112 Aspromonte , (da Roma sentenziano che non ci sono i fondi per farla diventare “Bagnara-Bovalino”) . Due macchine distrutte, una incendiata, un ferito grave abitante nella frazione di Bosco S. Ippolito di Bovalino che lotta con la morte all’Ospedale di Locri, famiglie in trepida attesa popolazione sgomenta.

La strada della vergogna, la strade dei mille e passa morti, la strada dei bouquet di fiori che segnano i luoghi delle lacrime: una via Crucis che squalifica la classe politica calabrese e la rende colpevole delle tragedie che giornalmente si consumano su questa arteria, testimonia la motivazione più grave della povertà e dell’arretratezza della Regione.

Certo, ci sono responsabilità da parte di chi è alla guida di autoveicoli e moto, spesso è l’alta velocità che causa incidenti e coinvolge innocenti automobilisti, ma spesso, è l’incuria di chi è preposto a garantire la buona manutenzione di una strada percorsa da migliaia di auto al giorno: guard-rail  inesistenti o inutili perché piegati, scoli delle acque occupati da avanzi di terra ed erbacce lasciati ai margini della strada ad imputridire causa del ritorno dell’acqua che  provoca pozzanghere pericolosissime alla circolazione, manto stradale invecchiato che non consente adeguata aderenza ai pneumatici, false curve ma con migliaia di paletti che segnalano di non superare il 30, 40, 60, 70 Kmh. Un colabrodo dell’inefficienza e dei ritardi abissali dei manutentori. Chi si avventura per raggiungere Reggio Calabria o, peggio ancora, Catanzaro, deve affidarsi ai santi, partire molto prima dell’alba. Un’ora e mezza per raggiungere Reggio, quasi il doppio per Catanzaro città con una fila ininterrotta di autobus, mezzi pesanti,  macchine, moto ape, quando non ci si imbatte con carretti trainati da asini. Una Regione di intelligenze che fuggono e si trapiantano in altra parte dell’Italia o del mondo o che resistono stoicamente dando la speranza alla gente che è possibile “risorgere”, e di asini attaccati alla corda dei padroni che non possono far altro che ragliare.