L'UNLA ORGANIZZA TRE GIORNATE DI STUDIO PER RICORDARE IL REGISTA BOVALINESE
23 marzo 2010
La
notizia ripresa da Internet e riportata sui giornali regionali, riguardante
l’iniziativa del Presidente della Cineteca regionale Eugenio Attanasio e del
direttore Giovanni Scarfò circa la disponibilità di proiettare le pellicole
realizzate dal regista bovalinese Elio Ruffo, è stata accolta con grande
interesse dal Centro di Cultura per l’Educazione Permanente – Delegazione
regionale dell’UNLA di Bovalino, impegnata fin dal 1957 a realizzare servizi ed
attività di interesse pubblico, finalizzati all'orientamento, istruzione e
formazione dei cittadini ed in particolare dei soggetti con bassi livelli di
istruzione, allo scopo di favorire processi di inclusione e di occupabilità per
quanti aspirano ad elevare i propri livelli di conoscenze e di formazione, nelle
varie fasi della vita, di incentivare la cittadinanza attiva, la partecipazione
alla crescita del Paese e dell'unione Europea, in un clima di integrazione, di
tolleranza e di democrazia.
Appena venuti a conoscenza dell’iniziativa della Cineteca della Calabria L’UNLA che sta restaurando il fotoromanzo “Tempo d’amarsi”, probabilmente unica copia esistente, avuto da un attore interprete nel film, ha convocato il Comitato Direttivo “al fine di promuovere ogni iniziativa utile per organizzare a Bovalino tre giornate di studio e la visione dei suoi due film Tempo d’amarsi e Una rete piena di sabbia , del documentario S.O.S. Africo, nonché sostenere l’iniziativa della Cineteca di pubblicare un libro che divulghi l’epopea del cinema calabrese”.
Elio Ruffo (1 gennaio 1922) è figlio di Gaetano, lo stesso nome di uno dei martiri di Gerace, loro illustre antenato, che si distinguerà successivamente in città per la sua posizione fieramente antifascista. Il suo ruolo di avvocato, stimato e affermato nel foro di Reggio Calabria, gli conferisce un prestigio che gli consentirà di superare la fase difficile del ventennio mantenendo orgogliosamente le sue posizioni politiche. «Elio Ruffo ebbe il tempo, prima di trasferirsi a Roma, di intrecciare in Calabria amicizie determinanti. Primo fra tutti lo scrittore Mario La Cava che rimase nel tempo un prezioso riferimento nella stesura delle sceneggiature. Una particolare stima lo legò a Pasquino Crupi. Per un certo periodo collaborò con il Giornale di Calabria. Ed è infatti il giornalista una delle attività che Ruffo coltivò nei lunghi intervalli fra i suoi film. Culturalmente il suo punto di riferimento rimase comunque sempre il cinema. Questo lo portò a trasferirsi a Roma in pianta stabile. Le sue prime esperienze con la pellicola lo vedono come aiuto regista di Blasetti. Successivamente la sua rete di relazioni appare ampia. Conosceva Visconti, Fellini, la Magnani, la Lollobrigida, Umberto Orsini, Zavattini. Come regista si fece la fama di uomo pignolo. Raccontano che alcune riprese di “ Una rete piena di sabbia” iniziate come “esterno notte” siano terminate ben oltre l’alba. Aderì alla corrente realista del cinema degli anni ’60 non solo come cifra stilistica ma anche come battaglia culturale. Uno dei vari tratti distintivi di questa adesione è l’utilizzo di attori “locali”, tra cui Ciccio Pelle un bambino di San Luca oggi residente a Bovalino, accanto ad alcuni professionisti. E’ una scelta classica verso un tipo di attore. Come si disse allora “rispecchia i sentimenti del luogo”. Ebbe forte il senso di appartenenza alla Calabria e a questa regione ed alla Locride in particolare si indirizza praticamente tutta la sua produzione di regista. Girare Una rete piena di sabbia assorbì molto Elio Ruffo. Fu circa un anno e mezzo di lavorazione, fra il ’65 e il ’66, soprattutto in Calabria.
Tempo d’amarsi invece è un film fortemente voluto da Ruffo, girato con mezzi economici risicatissimi, presentato al festival di Locarno nel ’55 e successivamente inabissatosi nella dimenticanza. Antonio Marando, un affezionato amico di Elio Ruffo, racconta “nel 1955 organizzammo una proiezione di S.O.S. Africo e di Tempo d’amarsi ad Ardore Marina. Era un’arena all’aperto e presenziarono sia Elio Ruffo che Mario La Cava. Ancora oggi mi stupisco come la distribuzione abbia ignorato Tempo d’amarsi…”. “Tempo d’amarsi” si muove tutto fra San Luca e Bovalino. Disoccupazione, povertà, il drammatico problema del lavoro sono il cuore del film». Morì il 16 giugno del 1972.