L'UNLA PRESENTA "OL GIUDICE MESCHINO" DI MIMMO GANGEMI

Bovalino 12 febbraio 2010

Il progetto “Senza catene con la legalità” che l’UNLA di Bovalino sta portando avanti, continua con la presentazione del libro “Il giudice meschino” di Mimmo Gangemi, edito da Einaudi, che avrà luogo presso l’Orchidea Residence di Bovalino venerdì 26 febbraio alle ore 18.00. L’attività progettuale che è iniziata nell’aprile del 2009 attraverso tre incontri di dibattito su libri “La maschera del barone di Nicola La Barbera, Non violate il giardino a cura dell’UNLA, Amsterdam 5-12 pioggia di Filippo Todaro, continua con quest’opera di Mimmo Gangemi nativo di Santa Cristina d'Aspromonte e residente a Palmi dove svolge la professione di ingegnere.

Ha già pubblicato  quattro romanzi con cui si è aggiudicato autorevoli premi letterari. Stefano Musolino è un magistrato reggino che esercita funzioni di Pm presso la Procura della Repubblica di Palmi ha scritto che “Il giudice meschino” è un romanzo affascinante e sensuale che racconta la ndrangheta tra irripetibili paesaggi di luci, odori e colori, storie di amore struggenti e sofferte, vite strapazzate, uomini, mezzi uomini, ominicchi e quaquaraquà. Tutto il bello e le porcherie di questa nostra provincia. Meglio di noi stessi. Una miscela indecifrabile per un osservatore esterno che Mimmo Gangemi, invece, ha la capacità di cogliere e spiegare tra le righe leggere di un romanzo-commedia”.  Mimmo Gangemi, commentando Novità sconvolgente l’attentato, con bomba, sul portone della Procura Generale di Reggio Calabria. Non è nello stile ’ndrangheta, sempre accorta a mostrarsi sonnecchiante, o a non mostrarsi affatto, sempre accorta a non sfidare lo Stato.   ha scritto un bell’articolo su La Stampa, ne riportiamo uno stralcio “qui dobbiamo continuare a vivere. Assieme alla ’ndrangheta. Che è un’organizzazione potente, spietata, appena sfiorata dal fenomeno del pentitismo. La ’ndrangheta è dura da sconfiggere, perché entra nelle case, sorride e porge la mano, lusinga, soccorre a volte – seppure ne chieda sempre il prezzo – e si compone di gruppi di famiglia difficili al tradimento. Qui la ’ndrangheta sono le persone che incontri per strada e con cui scambi parole e cortesie, qui è forte delle ricchezze accumulate dal niente, qui fa invidia ed esempio. Qui diventa Stato, se ne sostituisce. Questo ha imparato a farlo bene: ormai non si accontenta di orientare i voti su persone gradite, ma candida i suoi rampolli, prova a farli sindaci, deputati regionali, parlamentari. Adesso può, perché li ha mandati a studiare, li ha armati di lingua e del sorriso accattivante, ha dato loro modi che ingannano di rispettabilità.

Il libro racconta di un magistrato indolente costretto a diventare eroe suo malgrado. Un vecchio padrino che parla come un oracolo e dal carcere orienta le indagini. Perchè quelli che sembrano omicidi di 'ndrangheta forse non lo sono. Forse hanno a che fare addirittura con le navi dei veleni e le scorie seppellite nella «spianata dell'infamia». L'anima feroce e abietta della 'ndrangheta per la prima volta racchiusa in un romanzo.  Un giudice muore per mano di balordi. E i balori muoiono per mano della 'ndrangheta, che non tollera si disturbi il prosperare dei suoi affari. Almeno, così sembra. Alberto Lenzi, magistrato scioperato e donnaiolo, colpito dalla morte del collega amico, si tuffa a capofitto nelle indagini. Lo instradano in una diversa direzione le sibilline, gustose parabole di don Mico Rota, capobastone della 'ndrangheta, e il fortuito emergere di elementi legati a un traffico di rifiuti tossici

Una «commedia umana» dove si muovono personaggi verissimi, contraddittori, sfaccettati, che inseguendo il proprio meschino tornaconto arrivano tuttavia a svelare una realtà che va molto oltre la 'ndrangheta. (Simone Alliva)