Continua con sempre maggior presenza di pubblico il progetto dell'UNLA "Senza
catene con la legalità", patrocinato dall’Amministrazione provinciale di Reggio
Calabria. Nell'elegante sala convegni del Residence Orchidea di Bovalino, è
stato presentato il libro dello scrittore di Santa Cristina d'Aspromonte Mimmo
Gangemi "Il giudice meschino". Gradita sorpresa per il pubblico l’aver trovato
il libretto della “Costituzione italiana” su ogni poltroncina: un omaggio a
voler meglio qualificare l’intervento culturale che mira ad “elaborare e
diffondere la cultura dei valori civili e consente l’acquisizione dei diritti di
cittadinanza attraverso la consapevolezza della reciprocità tra soggetti dotati
della medesima dignità”. Il dirigente dell’UNLA, nel presentare l’autore ha
elogiato la sua onestà intellettuale, il suo sapiente e chiaro modo di scrittura
narrativa e descrittiva che fa vivere l'ambiente e la storia del romanzo ed ha
letto l’ultima frase di un articolo scritto dal Gangemi a proposito degli ultimi
“fatti di Rosario”: Se in questo momento mi chiedessero che cosa fare del nostro
futuro, risponderei «andiamocene, mai riusciremo a sconfiggere la ‘ndrangheta».
Poi penso alla stragrande maggioranza di persone perbene, alle radici che non è
giusto recidere per le colpe di pochi, a questa mia terra bellissima e
martoriata, penso che non saremmo noi stessi nel posto scelto per fuggire, penso
che qui c’è l’aria che già fu fiato di mio padre, che qui riposano i miei morti,
che incatenano più dei vivi. E resto”.
Nicola La Barbera, collaboratore dell'ULNA, ha elogiato il progetto e ha
precisato che il libro di Gangemi “parla di mafia" e a differenza di altri
autori che parlano della mafia di ieri, questo si sofferma su quella di oggi che
circonda e opprime la nostra società attuale, impedendone lo sviluppo e la
libertà". Il dott. La Barbera ha poi continuato parlando dello spirito che
aleggia nel romanzo e dell'imput che da’ ai lettori di ribellarsi e lottare per
la legalità. La parola è poi passata all'avv. Paolo Antonio Graziano che ha,
parlato dei personaggi del libro, mettendo in mostra l'indole ed il modus
operandi di ognuno di essi, rilevando come anche i personaggi secondari sono
essenziali per descrivere la società. Nel corso della presentazione sono stati
letti da Marcello La Barbera e Katiuscia Denisi alcuni brani del romanzo accolti
favorevolmente dall’autore. Nel dibattito che ne è seguito, forte è stato il
concetto che spesso la gente ha paura dello Stato e spesso anche dei giudici,
perché “forte è la convinzione che Stato sia “apparentato” con la ‘ndrangheta e
la mafia. Ed anche in questo caso, il Dirigente del Centro ha voluto leggere
quanto l’autore fa dire a don Mico: “Fanno tante chiacchiere. Ma non
arrestano nessuno. Qualche giorno e finisce anche lo scorno, - fece l'avvocato.
A Roma, sì, i mastri di seta. Là sono più malandrini di questa carne, -
rispose don Mico, battendosi
sul petto come per il Mea Culpa e roteando in aria il bastone.
Per il giornalista Filippo Todaro,
“la Calabria, senza l'aiuto dello Stato, che fino ad oggi è stato assente, non
potrà mai scrollarsi dell'oppressione mafiosa”. Mimmo Gangemi, a conclusione
della serata ha parlato della genesi del romanzo e del messaggio che ha sentito
di lanciare a tutti i calabresi: “Eccola l’Italia. Ci vuole eroi. Ci vuole
insigniti di medaglie alla memoria. S’accorge di noi solo quando il boato è
troppo forte. E non fa caso alla vita che qui si conduce. È un regime di libertà
condizionata. Parvenza di libertà. Liberi finché non si cozza con gli interessi
anche minimi dei pochi che decidono i destini di tutti. A tal punto da non poter
comprare impunemente un pezzo di terra confinante, né vendere a chi più aggrada,
né partecipare agli appalti, né mettere su un’attività. Né, a volte, votare le
proprie idee. Tanta ancora la gente che le deve sottomettere al bisogno. Conosco
un tale, già attivista del Pci, che credo non abbia potuto votare una sola volta
il suo partito, perché puntualmente non trovava spazi per negare a uno che con
il sorriso gli imponeva di «favorire un amico». (Annarita La Barbera)