UNA FOLLA DI AMICI ED AUTORITA' HA RESO OMAGGIO ALLA SALMA DEL POETA  VINCENZO GUERRISI PARLA'

 

Bovalino, 19 marzo 2010

Officiato da Padre Giuseppe Castelli è stato celebrato nella Chiesa San Nicola di Bari il rito funebre di Vincenzo Guerrisi Parlà, uno dei più grandi poeti dialettali del nostro tempo. Era nato a Bovalino il 16 agosto 1925 da genitori che provenivano dalla vicina Cittanova ed ha “servito lo Stato”, come egli stesso ci teneva a dire, in qualità di insegnante elementare. Ha rappresentato la Calabria insieme a Nicola Giunta, Dario Galli e Vincenzo Chiefari, con sue poesie riportate nell’antologia “Nuovi poeti dialettali”. Ha pubblicato su Calabria Letteraria “U braseri”. Ha vinto il I premio al Concorso Nazionale di poesia “Corrado Alvaro 1976” con la poesia in lingua italiana “Peppe”. Medaglie, targhe, coppe, gli sono state conferite nei vari incontri poetici, organizzati a livello regionale. Ha preso parte a varie trasmissioni televisive a livello regionale. Importante la sua partecipazione in qualità di Commissario al Giugno Locrese ed al Modiglioni di Reggio Calabria. Ha pubblicato Sutta sutta Vol. I, poesie allegoriche in dialetto calabrese, (Oppido Litografia.Diaco, 1985),  in lingua, La leggenda del calabrese, poemetto in ottave (Bovalino, Litografia Diaco, 1995); il secondo in vernacolo; poesie, Brasi, prefazione e note di Bruno Chinè (Arti Grafiche Edizioni, Ardore Marina, 1998); Sutta Sutta Vol. II, introduzione di Pasquino Crupi e traduzione di Vincenzo Guerrisi Parlà e Marinella Guerrisi (Luigi Pellegrini Editore, Cosenza 2006).
Per i funerali  l’Amministrazione Comunale gli ha dedicato un manifesto nel quale ha ricordato le doti di uomo, marito e padre, esaltando la sua figura di poeta che ha fatto conoscere la sua Bovalino in tutto il mondo e l’UNLA che lo ha annoverato tra i suoi primi collaboratori, nell’esprimere le condoglianze alla famiglia, lo ha ricordato come “maestro affabile di infinite virtù, poeta bovalinese, della Calabria e d’Europa che con i suoi scritti ha dato lustro alla nostra terra ed al mondo intero. La sua arte continuerà a vivere in eterno”. Bruno Chiné, fine saggista, ha scritto “Se riusciremo a costruire (build) l’uomo seguendo la sua storia, evitando i salti che lasciano dei vuoti d’anima, se sapremo percorrere, senza smarrirci, i viottoli e le strade impervie che dai mondi particolari portano ad una cultura planetaria, conservando integra la persona, eviteremo la disumanizzazione dell’uomo, e saremo in grado di difenderci così dalle minacce di una società complessa nella quale siamo destinati a vivere”.
E’ morto la sera del 15 marzo all’Ospedale civile di Locri, dove era stato ricoverato una quindicina di giorni fa per accertamenti, nel momento in cui come egli scriveva: «U suli si curcau dassandu arretu / ‘na fascia d’aria russa, ‘na pittura, / u mundu diventava mundu quetu / pa notti chi venìa sempi ‘cchjù scura, / non ‘nc’era scrusciu, tuttu si stutava, / ‘nc’era ‘na buffareglia chi cantava»”.