ATTENTI
ALL'ANALFABETISMO DI RITORNO. NON E' UN GRIDO D'ALLARME
MA UNA REALTA'
di Nicola La Barbera
Bovalino 23 ottobre 2010
La società italiana, in
questi anni,ha raggiunto alcuni primati di cui non possiamo sicuramente andare
fieri: è il primo Paese per numero di telefonini cellulari pro capite, galoppa
in maniera frenetica verso una informatizzazione di massa, sono raddoppiate le
vendite di computer ed è, pure, raddoppiato il numero di collegamenti ad
internet. Sembra, addirittura, che l’Italia sia il Paese che più utilizza
facebook.
Tutto questo fa pensare ad una società che possiede una certa conoscenza della
lingua inglese (se non altro per meglio usufruire i servizi offerti da
internet) e una assoluta padronanza della lingua italiana.
Tutto questo, purtroppo, non è vero: la società italiana è affetta da un
fenomeno molto diffuso, ma di cui si parla ancora poco, che viene chiamato col
nome di “analfabetismo di ritorno”. Ma cos’è l’analfabetismo di ritorno?
E’ un fenomeno che interessa sia giovani che adulti che non sono più in grado
di padroneggiare le competenze di base della lingua scritta, il leggere e lo
scrivere, malgrado abbiano seguito le scuole dell’obbligo, molti si siano
diplomati e alcuni anche laureati.
Tempo fa a Grosseto s’è svolto un concorso per vigili urbani. Sessantuno
partecipanti sono stati respinti per eccesso di errori grammaticali e
ortografici. Nessuno ha passato la prova, malgrado i partecipanti avessero
un diploma di scuola di secondo grado e molti fossero anche laureati.
Secondo un sondaggio diffuso dall’istituto CEDE, il 5% degli italiani compresi
fra i 14 e i 65 anni non sa distinguere una lettera dall’altra o una cifra dall’
altra. Il 38% lo sa fare, ma riesce a leggere con molta difficoltà uno scritto o
decifrare qualche numero. Il 37% supera questa formazione, ma qui si ferma: un
testo scritto inerente fatti collettivi, importanti anche nella sua vita
quotidiana, è oltre la portata della sua capacità di lettura e scrittura. Un
grafico con qualche percentuale è una icona incomprensibile.
Solo il 20% degli italiani, secondo questo sondaggio, possiede gli strumenti
minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo, necessari per orientarsi
in una società contemporanea.
Ma di chi è la colpa del diffondersi di questo fenomeno? Occorre intanto dire
che in Italia si legge poco, e questo è un triste primato, e l’informazione,
per molti italiani, è solo la TV. E’ però vero che negli anni ’50, quando la
televisione si diffuse, essa fu, sicuramente, un mezzo di acculturamento per una
Italia uscita distrutta dall’azione bellica. Quella, però, era un’altra
televisione, molto diversa da quella attuale, meno politicizzata e senza alcun
legame con le lobby com’è la TV attuale.
L’analfabetismo di ritorno, comunque, non interessa solo adulti, interessa
anche i giovani, molti dei quali appena usciti dalla scuola, e, pertanto,
ritengo che molta parte della colpa vada attribuita alla scuola sia essa di
primo o di secondo grado.
I test d’ingresso universitari del 2009 hanno messo in evidenza la non
conoscenza, da parte di molti studenti, del significato di parole di uso
comune, come, ad esempio, “velleità, procrastinare o refuso”. Alcuni studenti,
inoltre, hanno dimostrato di avere difficoltà con la punteggiatura e molti,
addirittura, di ignorare cosa sia la CGIL.
Questi dati hanno fatto affermare al rettore dell’ateneo bolognese, Ivano
Dionigi, che “i giovani che arrivano dalle scuole superiori sono semi
analfabeti”.
La giornalista Paola Mastrocola, in un articolo su “La Stampa”, e con una certa
indignazione, così scriveva: “Abbiamo una scuola tanto ammirata, nella quale il
cosiddetto nozionismo e/o la cultura sono stati sostituiti dalle competenze.
Teatro, canto, danza, pittura, gare di corse, lettura di libri, che vanno
benissimo, ma che non devono far dimenticare che la scuola è il luogo dove si
apprende, con molta fatica, certo. Che è il luogo dove imparare la matematica,
Dante, la metrica latina, insomma il sapere,tutte cose che servono a sviluppare
la capacità di ragionare. E che un giorno potranno anche aiutare a superare un
concorso da vigile urbano. Se non si capisce questo – conclude la giornalista –
smettiamola di parlare degli asini che non hanno superato questo concorso”.
Il problema, come si vede, è molto allarmante e occorre prenderne atto e
cercarne i rimedi.
L’UNLA, l’unione nazionale per la lotta all’analfa-betismo, da tempo ha
istituito centri di cultura permanente con il compito di mantenere attive le
facoltà culturali degli adulti mediante centri di lettura e corsi di “rialfabetizzazione”.
Tali centri sono aperti ai sempre più numerosi extracomunitari di cui alcuni,
oltre che nella nostra lingua, sono analfabeti anche nella loro lingua.
Noi pensiamo che il governo dovrebbe potenziare e finanziare tutti quei centri
che fanno cultura permanente e che, con la loro instancabile attività,
contribuiscono alla diminuzione dell’analfabetismo di ritorno negli adulti. Per
quanto riguarda i giovani, pensiamo che vada ristrutturata la scuola che deve
ritornare ad essere un luogo di apprendimento culturale. Deve ritornare la
meritocrazia sia per gli alunni che per i docenti. Bisogna ritornare a studiare
la matematica, il latino, la metrica, tutte quelle cose che qualcuno chiama
nozionismo e che però hanno contribuito a formare tutti i letterati e gli
scienziati italiani in giro per il mondo e di cui andiamo fieri.