E' STATA RFITROVATA LA TESTA DEL CADAVERE. OMICIDIO O MALORE?
Bovalino, 26 agosto 2008
Antonio Camera ed il figlio Maurizio non hanno dormito per tutta la notte. Il ritrovamento del loro congiunto li aveva turbati. Un cadavere senza testa sconvolge la mente ed i “perché” si sovrappongono ed è difficile dipanare una matassa dopo sette lunghi anni, quando sembra che tutto viene accolto dall’oblio. Ma la memoria è sempre viva, l’immagine di un genitore creduto disperso o forse morto, non può scomparire, nonostante il trascorrere inesorabile del tempo. Hanno atteso l’alba, imbracciato le zappe e hanno percorso i settecento metri che separano la loro casa dal luogo del ritrovamento in via Imperatore, sulla strada provinciale.
Anche il maggiore Ciro Niglio comandante della Compagnia della Benemerita di Locri ed i marescialli Giannicola Presta, Daniele Campisi ed il carabiniere Salvatore Leone non hanno dormito; anche loro si sono alzati presto. Bisognava scavare alla luce del sole, setacciare bene la zona. Il cartpiller nell’azione di ripulitura poteva aver rimosso e deposto verso il vicino vallone, la terra di rivalsa. Di buon’ora, Il figlio dello sventurato Bruno Camera assieme al proprio figlio Maurizio hanno iniziato con molta cautela ma con determinazione a smuovere il terreno coadiuvati dai carabinieri che sul posto perlustravano il territorio circostante. Un lavoro certosino eseguito con un nodo in gola da parte di Totò Camera, e con metodo e professionalità dai tre militari dell’Arma. Sono bastati una diecina di minuti per scoprire gli altri resti non trovati la sera precedente. La testa con i movimenti del cingolato era finita in fondo al podere, quasi ai margini del torrente “Malachia”, quel che rimaneva delle braccia qualche decina di metri prima. Il corpo del pover’uomo, scomparso il 7 maggio del 2001, era stato interamente ricomposto con i brandelli della camicia e del maglioncino, gli stivali di gomma e quella busta di plastica che portava sempre con sé quando si portava nel suo piccolo appezzamento di terreno. Una disgrazia che nelle congetture delle probabilità sembrerebbe escludere l’omicidio. Ma come è finito nella scarpata Bruno Attilio Camera? E’ quasi certo che stesse rientrando dalla “campagna” dal momento che nella “busta di plastica” c’erano segni di sostanze probabilmente alimentari. Ed allora: si è sentito male e si è accasciato cadendo con il fianco destro in mezzo a sterpaglie non pulite da dieci, venti anni? E’ stato, invece, investito da un’auto che percorreva la provinciale Platì-Bovalino in direzione del centro abitato marino e non soccorso? L’autopsia dovrà chiarire definitivamente la dinamica del triste evento ma anche far luce sul perché, nell’immediatezza della scomparsa, gli abitanti delle case vicine al luogo del ritrovamento o qualche passante (molte persone della frazione “Pozzo”, della contrada “Ponte Grande” e delle case sparse, ancora oggi percorrono di due chilometri che separano Bovalino dalle loro abitazioni a piedi, non abbiamo sentito i classici odori di carne in putrefazione. Hanno pensato si trattasse di carcasse di animali? Per i figli di Bruno Attilio Camera non ci sono dubbi circa l’identità del congiunto. Attendono soltanto che vengano loro restituito i resti per onorarlo con una cristiana sepoltura in un luogo del cimitero dove finalmente andare a pregare ed a depositare un fiore. Il vecchio sagrestano di Bovalino aveva lasciato una visibile traccia della sua vita: dieci figli, uno solo morto per morte violenta. Si attende adesso l’esito dell’autopsia.
Domenico Agostini