BOVALINO - Convegno sul Beato Camillo Costanzo, missionario gesuita bovalinese e martire in Giappone
Bovalino 23 dicembre 2007
A cura dell'Arciconfraternita "Maria SS Immacolata" della
frazione Bovalino Superiore d'intesa con la Parrocchia "S. Caterina V.M." è
stato organizzato per il 30 dicembre alle ore 16.00, presso la Chiesa Matrice il
convegno "L'azione apostolica del beato Camuillo Costanzo, missionario gesuita
bovalinese, martire in Giappone" (1571-1622). Il programma, dopo l'introduzione
del priore dell'Arciconfraternita Antonio Blefari, prevede gli interventi di
Giovanni Carteri, saggista che parlerà sul tema: "Il contesto storico, sociale e
religioso nella Bovalino del Beato Camillo Costanzo"; padre Giovanni
Ladiana S.J. Superiore dei Padri gesuiti di Reggio Calabria che tratterà il
tema: "Spiritualità missionaria della Compagnia di Gesù: ieri e oggi"; padre
Stefano De Fiores, docente di Mariologia alla Pontificia Università Gregoriana
di Roma: "La figura meravigliosa del Beato Camillo Costanzo come emerge dalle
sue lettere dal Giappone e dalla Cina". le conclusioni sono state affidate al
Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace Mons. Giancarlo Bregantini. Alle ore 18,00
l'inaugurazione della casa natale del beato Camillo Costanzo acquisita e
ristrutturata dall'Arciconfraternita e subito dopo,m alle 18.30 la
copncelebrazione eucaristica presieduta dal Veovo Mons. Bregantini.
Camillo Costanzo nacque a Mocta Bovalina (l'attuale Bovalino), nel novembre del
1571 da Tommaso e Violante Montano, nobile famiglia di origine cosentina,
trasferita a Bovalino trent'anni prima della nascita del Beato. Frequentò
l'Università di Napoli per esercitare la professione di avvocato. Al termine
degli studi andò soldato a Ostenda, nelle Fiandre. Ritornato in Italia, dopo una
forte crisi esistenziale l'8 settembre del 1591 entro, come novizio, nel
collegio della Compagnia di Gesù. Ordinato sacerdote, partì spontaneamente per
las Cina come missionario e dopo qualche anno, in Giappone che dovette
abbandonare a seguito di un bando di proscrizione. Vi ritornò nel 1621,
travestito da soldato ma fu condannato a morte a seguito di una denuncia da
parte di un soldato che lo aveva riconosciuto. Fu arso vivo, legato ad un palo.
Era il 15 settembre del 1622.