LE STUDENTESSE CANCELLANO IL CROCIFISSO DISEGNATO DALL'INDIANO PAM
Bovalino 8 dicembre
Frequenta
la quarta classe dell’Istituto Professionale di Stato per il Commercio La storia
riguarda un ragazzone indiano di vent’anni; un giovane extracomunitario che pur
tenendo fede alle proprie radici, si è integrato nella nostra società della
quale ne fa parte. Ha frequentato regolarmente la scuola media, si è iscritto
alle Superiori e continua gli studi con profitto. Si chiama Pam. Per tutti è
soltanto Pam, soprattutto per i compagni di Scuola, i docenti, gli amici che lo
frequentano. La storia che vi proponiamo è la rappresentazione di un malessere
morale che sta affliggendo la nostra società. E se questo disagio morale ha
raggiunto prepotentemente l’estremo Sud d’Italia c’è da riflettere, e tanto.
E’ la giornata in cui a scuola si confrontano le testate giornalistiche, si
legge e si discute. In prima pagina c’è la notizia della sentenza con cui un
giudice della regione Castilla-Leon, in Spagna, ha decretato che “il crocefisso
ed eventuali altri simboli cattolici dovranno essere eliminati dalle aule di una
scuola pubblica”. La docente, dopo la lettura di tre quotidiani a tiratura
nazionale, invita la classe ad aprire un dibattito. In aula c’è anche Pam, di
religione Sikh. Il confronto dialettico è interessante, ci sono i pro e i
contro. La docente interpella Pam il quale fa subito notare che in aula manca un
crocifisso ed egli, pur non praticando la nostra religione, ritiene che “il
credente, debba avere nel proprio cuore il rispetto della propria religione, che
deve essere ispirata all’amore, al rispetto tra gli uomini”, “ciò che conta,
sostiene Pam è che ci sia amore nelle relazioni tra uomini e tra donne, tra
uomini e donne, tra grandi e bambini, tra umanità e il resto del creato” ed
aggiunge che il crocifisso è giusto che faccia parte integrante dell’aula. Pam è
bravo a scuola e partecipa attivamente alla vita di gruppo. Dopo tre giorni i
compagni di scuola chiedono ai docenti, nella considerazione che le pareti
dell’aula sono sporche, di dar loro la possibilità di pitturarla a proprie
spese. Per Pam è una occasione per ribadire ai compagni che per il crocifisso ci
penserà lui. Lo dipingerà sulla parete, “così nessuno potrà toglierlo” ed
aggiunge “ se qualcuno vuole toglierlo
dovrà
dipingerci sopra”. Si mette all’opera e prepara un bozzetto che il giorno dopo
sottopone a tutta la classe. Qualche perplessità ma l’idea passa. Il giorno
prima della tinteggiatura Pam abbozza sulla parete, con la matita, il Cristo
in croce. Si porta al centro dell’aula per verificare le dimensioni e l’esatto
allineamento alla parete, poi allontana per un attimo dall’aula. Al rientro
l’amara sorpresa. Il Cristo è stato cancellato. Qualcuno aveva cancellato non il
simbolo religioso bensì i valori insiti nel crocifisso. Qualcuno non aveva
tenuto conto dell’incontro interreligioso che si era celebrato a Calcutta in
occasione delle cerimonie per la beatificazione di Madre Teresa: insieme ai
cattolici ed ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane c’erano indù,
musulmani,ebrei, sikh, buddhisti, giainisti. Lei, Madre Teresa “l’incarnazione
dell’amore”, come ha detto Singh Verdanti, il sommo sacerdote dei Sikh venuto
apposta dal Tempio d’Oro di Amritsar, lontano duemila chilometri, si era
confrontato con tutti, nel nome dell’amore. E quel qualcuno, complici tutti gli
altri, non aveva metabolizzato il fatto che, mentre in Italia ci si mobilita
contro il crocifisso, simbolo della fede cristiana per eccellenza e segno della
partecipazione di Dio alla vicenda umana, negli Stati Uniti il presidente della
Nazione nell'assumere l'incarico ha giurato sulla Bibbia invocando la bendizione
di Dio. A quei giovani studenti, nel rispetto delle loro idee, una testimonianza
scritta dal cardinale Carlo Maria Martini a proposito del crocifisso che “ci
richiama parole come «non c' è maggior amore di chi dà la vita per i propri
amici» e denota quella caratteristica dell' esistenza umana che è il suo
realizzarsi nell' uscita dall' egoismo e dall' autoreferenzialità e nel dono di
sé. Per questo dico che proverei dispiacere se vedessi questo segno scomparire
da tante pareti. Mi rimarrebbe la fiducia che esso vive soprattutto nei cuori,
ma con la tristezza di constatare che quando un simbolo comincia a venire meno
all' esterno ciò vuol dire che anche nei cuori si sta affievolendo qualcosa che
faceva parte del meglio della storia umana».
Domenico Agostini