Riceviamo l'e-mail in data 13 dicembre e la pubblichiamo nella stesura originale. In calce la lettera del Direttore

 

 

ECCO COME NASCONO GLI SCOOP!

 

Come una bugia “diventa” verità.

Con grande rammarico e stupore leggiamo l’articolo pubblicato in data 08/12/2008 sul sito www.ilpaese.info/home.htm, diretto dal sig. Agostini Domenico a titolo “LE STUDENTESSE CANCELLANO IL CROCEFISSO DISEGNATO DALL’INDIANO PAM”, per le inesattezze con cui sono stati riportati i fatti.

Come ogni lunedì nella classe mista IV A si fa la rassegna stampa dei diversi quotidiani a tiratura nazionale e regionale, vissuta come momento “costruttivo” di incontro e di scontro dialettico. Nella fattispecie era stato preso in considerazione l’articolo di un quotidiano relativo alla sentenza deliberata da un giudice della regione spagnola Castilla–Leon, di eliminare dalle aule di una scuola pubblica il Crocefisso ed altri simboli religiosi.

Dalla vivace discussione è emerso il concetto che la presenza in aula di un simbolo come il Crocefisso, a prescindere dalla fede religiosa praticata da ogni individuo, non potesse recare alcun nocumento e, pertanto, qualsiasi provvedimento giuridico atto a impedirne l’affissione, fosse improprio ed esasperato.

L’insegnante faceva notare ai suoi studenti come nella loro aula mancasse un Crocefisso e i ragazzi manifestavano la volontà di procurarsene prontamente uno nei prossimi giorni.

A conclusione del dibattito fu accettata l’originale idea dell’alunno S. Pam che si proponeva di dipingere personalmente su una parete dell’aula il Cristo in Croce.

L’operazione, tra l’altro si accordava perfettamente con l’iniziativa a scopo educativo, abbracciata da alcune classi dell’Istituto Professionale, tra cui quella in questione, di ritinteggiare, a proprie spese, le pareti dell’aula.

E’ ovvio pertanto, che la rappresentazione grafica sarebbe avvenuto a tintura ultimata!

Al momento dell’”apertura del cantiere” supervisionato alternativamente dai docenti previsti in orario, l’alunno Singh Pam non era presente, per cui l’accennato “abbozzo” dallo stesso eseguito, veniva necessariamente cancellato, in attesa di un disegno definitivo sulle pareti pulite.

Ad ulteriore dimostrazione della distorsione subita dei fatti, siccome riportati dal giornalista, si rappresenta che la classe cui appartiene Pam è formata da ragazzi per i quali il “Crocefisso” riveste significati polisemici, e tutti saldamente agganciati ai valori del tessuto sociale di provenienza.

Vogliamo, inoltre, aggiungere che è compito di un giornalista “accertare se non altro la verosimiglianza” di una notizia, e non trasmetterla acriticamente, degradando un gesto educativo in un atto blasfemo, e che l’unico malessere morale di questa Nostra terra è l’autocommiserazione ormai diventata moda, al punto che se i motivi  mancano, ce li creiamo.

Ci aspettiamo, dunque, che il giornalista rivolga le dovute scuse per avere infangato la buona fede dei ragazzi e della scuola.

 

All'egregio Prof. Filippo Sganga Dirigente scolastico, agli stimatissimi docenti, ai signori tutti del personale non docente della Scuola, ai carissimi studenti dell'Istituto Professionale di Stato per il Commercio e per i servizi turistici di Bovalino.
Con moltissimi dei docenti ci conosciamo e riconosco la vostra professionalità ed il vostro senso del dovere nei riguardi sia dei  giovani che frequentano l'Istituto sia della scuola.
Conosco altresì questa scuola fin dalla sua istituzione perché vi ho insegnato, come supplente -ero iscritto al Magistero di Messina - nel 1967 e nel 1968, quando preside (il primo preside) era l'indimenticabile professore Rosario Procopio al quale è stata intitolata la scuola. Sono stato "collega" dei magnifici Professori e Maestri quali il Preside Cento, Don Giovanni Stilo, Antonio Delfino, Cosimo Parrelli, Francesco Fonti, Francesco De Domenico, Rosa Bava, Giuseppe Cristiano, Giovanni Marcianò. Questa premessa per rafforzare, se mai ci fosse bisogno, i sentimenti di stima nei confronti dell'Istituzione scolastica, dei rappresentanti e degli studenti.
Detto questo e, rispettoso dell'Autorità scolastica, non mi è sembrato giusto ospitare nel sito del quale sono editore e direttore, l'articolo dei docenti senza aggiungere alcune riflessioni che debbono essere considerate esclusivamente come sommessa risposta alla richiesta delle "dovute scuse per aver  infangato la buona fede dei ragazzi e della scuola".
Le scuse, per un atto di grande rispetto alla persona ed alla sua famiglia le ho fatte alla dottoressa Multari Candido, agli amici  professori Francesco Sacco, Giuseppe Marzano e Antonio Cuzzupi, ed aggiungo le scuse, che faccio ora, e, scusate la ripetizione, al preside ed alla scuola nonché ai giovani studenti, compresi quelli che non erano presenti quando i fatti si sarebbero “consumati”, e scusate, a questo punto,  il condizionale.  Scuse, è bene chiarirlo, sulla base della esposizione dei fatti accaduti durante i lavori di tinteggiatura dell'aula.
Se le situazioni sono quelle esposte dai docenti che mi hanno trasmesso l'articolo, le scuse ci stanno tutte. C'è però la versione raccontata dal cittadino indiano, studente dell'Istituto, uno dei più talentuosi. Che facciamo?
Se il racconto è quello del cittadino indiano Singh Parmjit, affettuosamente chiamato Pam, una riflessione sarebbe d’obbligo, indipendentemente dalla notizia diffusa e chiudere definitivamente il “caso” stabilendo che il giovane cittadino indiano, voleva fare una cosa sinceramente sentita  ma il bozzetto “tentato” sulla parete non è stato di quelli propriamente “felici" per cui una delle "lavoranti" avrà espresso un giudizio di “simpatia” per l’opera accennata e, per simpatia, gli avrà consigliato di "cambiar mestiere", passandoci sopra la pittura. Una situazione normale in una normalissima scuola. Se tant’è  e se di "simpatia" si è trattato, mi è gradito raggiungere tutti i ragazzi della IV A e di tutta la scuola con  un abbraccio affettuoso e sincero.  
Non c'era nel mio articolo "fango" né per i ragazzi né per la scuola. E non c'è stata, credetemi, volontà di "degradare" un gesto educativo (quello di Pam per la volontà di "fare") in un atto blasfemo (la sovrapposizione di pittura lavabile sul bozzetto a matita). D'accordissimo sull'autocommiserazione e sull'autoincensimento che caratterizza buona parte della nostra società. Con la stima di sempre
Domenico Agostini

L'articolo scritto dal Direttore  dopo il racconto di Pam.