RIFLESSIONI DOPO
L'INAUGURAZIONE DELLA PIAZZA ANTONINO MARINO
(Simone Alliva)
Bovalino, 26 maggio 2010
E’ passato solo un giorno dalla inaugurazione della piazza intitolata al brigadiere Antonino Marino e già la gente si chiede se è tutto come prima o se invece è cambiato o cambierà qualcosa. Certo, non sono mancate nei discorsi ufficiali le considerazioni sulla necessità di legalità, di maggiore partecipazione, del ruolo imprescindibile della famiglia e della scuola. “penso sia la “cultura” la chiave risolutiva per la civile convivenza e la effettiva crescita dei nostri ragazzi”. Lo afferma un papà che ha partecipato con suo figlio Pasquale alla cerimonia. Pasquale ha nove anni e frequenta la quarta elementare. La scuola elementare era presente, tutti i bambini di terza, quarta e quinta perché nelle loro classi si è parlato per diversi giorni del significato della intitolazione della piazza. “La presenza di tanti sindaci è stata significativa, ci dice Carmelo Divino, docente, perché non si è trattato di inaugurare un nuovo sito e basta. Bovalino ha ricordato un caduto del dovere; il brigadiere Marino è come se fosse morto in guerra, per la Patria, per un ideale forte. Credo che la partecipazione della scuola avrebbe dovuto essere più massiccia e più consapevole. C’erano i bambini delle elementari, quelli del Dirigente scolastico professore Mario Marzano che ha coinvolto docenti e bambini preparandoli alla “giornata della memoria”, ma mancavano quelli della scuola media e del Liceo scientifico e del Professionale. Voglio dire che la “Scuola” non era presente e mi ritornano alla mente le parole del sindaco Mittiga che è uomo di scuola: «La nostra comunità, ha detto, ha bisogno più di ogni altra, in questo momento di recrudescenza criminale, di fare quadrato per raggiungere finalmente normali livelli di civiltà. La scuola, cui professionalmente appartengo, può e deve fare la sua parte». E’ proprio questo che è mancato ed anche se sempre il sindaco ha ringraziato “la scuola attiva, militante, quella che insomma sta in trincea, giorno dopo giorno, per l’azione svolta a smontare le numerose “enclavi” paesane che hanno caratterizzato taluni rioni delle nostre cittadine e taluni territori collinari e montani della nostra provincia”, ritengo doveroso riflettere su questa mancata presenza”.
Non si tratta ovviamente di un “attacco” alla istituzione “scuola”, ma l’assenza dei giovani si è notata, principalmente quanto la Fanfara dei Carabinieri ha intonato l’Inno Nazionale, cantato anche dal Picchetto d’onore, con le voci bianche dei trecento bambini delle scuole elementari del Centro e di Borgo, che sventolavano piccole bandierine tricolori. Tutti hanno cantato con la mano sul petto; una sola voce, alta, solenne, come se volesse arrivare tra le nuvole, al cuore del sottufficiale ucciso l’8 settembre di vent’anni fa. Un po’ di rabbia, per questa assenza, certamente, ma una grande speranza perché, per riprendere un concetto forte sostenuto durante la inaugurazione “noi cittadini di questa terra abbiamo dei doveri in più, e in quanto operatori scolastici, noi per primi, dobbiamo immettere anticorpi nelle relazioni che abbiamo dentro e fuori le scuole rispetto a contesti di illegalità, di prevaricazione, di intolleranza, di intimidazione, di violenza, di deresponsabilizzazione”.