ANCORA AUTO INCENDIATE. QUESTA VOLTA E' TOCCATO AL COMPARTO
EDILE DI ALESSANDRO VESUVIANO
Bovalino, 2 agosto 2008
Salvatore Vesuviano ed il figlio Alessandro non hanno chiuso occhio. La notte l’hanno trascorsa in bianco impegnati come sono stati, assieme all’altro figlio Oscar ed alle rispettive mogli ed ai vicini di casa a spegnere l’incendio che ha distrutto il camioncino con la gru, parcheggiato proprio accanto all’ingresso di casa sito al n. 2 della strada nuova della via Dromo II. I Carabinieri di Bovalino alle direttive del comandante della Stazione Luciano Gimbri che stanno seguendo le indagini, hanno, nell’immediato, effettuato diversi posti di blocco, disposti dal Comando della Compagnia di Bianco ma senza risultati positivi e certi. Sono ancora in corso gli accertamenti per stabilire la causa dell’incendio ma non si esclude il movente estorsivo.
Erano le 2,10, le imposte della villa-condominio dei Vesuviano (padre e due figli sposati e con bambini a carico) sono chiuse, segno evidente che riposano. L’abitazione è illuminata dai neon del giardino. E’ una serata calda ed umida ma un venticello fresco ed odoroso di mare, concilia il riposo. Ad avvertire l’odore acre del fumo è stato Alessandro che si affacciato dal balcone rendendosi subito conto dell’accaduto. Il mezzo meccanico è in fiamme. Anche i vicini se ne accorgono e dopo pochissimi minuti sono tutti fuori, con pompe d’acqua per cercare di spegnere l’incendio che però aveva avviluppato il vano di guida ed il motore del motocarro. Pur nella concitazione, vengono allertati sia i Vigili del Fuoco che la Polizia di Stato ed i Carabinieri. Purtroppo, le grosse fiammate, pur domate dai volontari, all’arrivo dei Vigili del Fuoco, hanno definitivamente distrutto la parte anteriore dell’autogru. Tristezza, rabbia, ma nessuna imprecazione. Ancora una volta (ma quante volte ancora dobbiamo scrivere “ancora una volta”), la Bovalino che lavora, che non vuole andarsene da questo ambiente che giorno per giorno si fa più sfrontatamente violento, che fatica e si sacrifica per poter assicurare alla propria famiglia ed ai propri figli una vita decorosa nell’onestà, è messa in ginocchio.
Salvatore Vesuviano, il padre di Alessandro (è lui che gestisce l’azienda edile) è stato emigrante sin dall’età di vent’anni. Si era trasferito a Bardonecchia un Comune in Val di Susa negli anni sessanta per lavorare nell’edilizia assieme al fratello Salvatore. Venticinque anni lontano dagli affetti bovalinesi, per diventare un grande maestro ed un serio imprenditore. Al bivio della sua vita, la decisione di ritornare nell’amata Bovalino, con la famiglia ed i piccoli figli. Da qualche anno, la decisione di far proseguire l’attività al figlio minore, Alessandro, ventinovenne, per godersi, finalmente assieme alla moglie ed ai nipotini, la parte deliziosa della vita: la terza età. Una menzogna con se stesso, perché Salvatore, continua ad alzarsi presto al mattino per aiutare Alessandro a sistemarsi le cose prima di recarsi nei cantieri.
Ieri mattina, dopo l’incendio e col cuore infranto, Alessandro ed il padre Salvatore sono usciti ugualmente di casa per andare a lavorare. La bocca amara per i caffè bevuti durante la veglia non ha impedito loro di continuare a fare il proprio dovere perché oramai a Bovalino, la gente che lavora, la gente che ama la propria famiglia, nonostante tutto e nonostante la voglia di mollare, continua a coltivare la speranza che è possibile una società più a misura d’uomo, memori dell’orgoglio e dell’alto senso del dovere del generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa che scriveva: “Ci sono cose che si fanno per guardare serenamente in faccia i propri figli ed i figli dei propri figli”.